Piante mutanti in aiuto dei coloni su Marte, la genetica per prevenire lo stress

Scienziati all’opera per arricchire i vegetali di antiossidanti

Piante mutanti in aiuto dei coloni su Marte, la genetica per prevenire lo stress
TiscaliNews

Le piante che saranno coltivate dagli astronauti sulla Luna e Marte non solo dovranno alimentarli, ma anche “curarli” in qualche modo, aiutandoli a ridurre lo stress prodotto dalla microgravità e l'isolamento. Per farlo saranno coltivate in modo da essere più “ricche” di prebiotici, antiossidanti e sali minerali. A spiegarlo è Alberto Battistelli, dell'Istituto di biologia agroambientale e forestale del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), in occasione del workshop sulla ricerca sui sistemi rigenerativi in corso a Roma.

Piante geneticamente modificate

L'iniziativa è organizzata da Agrospace Conference e dal Progetto Melissa dell'Agenzia spaziale europea (Esa). "Il laboratorio del progetto europeo 'Eden Iss' in Antartide è dedicato alla coltivazione in condizioni di isolamento ambientale - precisa Battistelli, uno dei responsabili del progetto -. Moduliamo la luce, la temperatura e l'anidride carbonica, stimolando la pianta a produrre alimenti arricchiti di elementi utili alla nutrizione degli astronauti, come antiossidanti e vitamina C". Al momento in Antartide vengono coltivati pomodori, cetrioli, peperoni, ravanelli, insalata, basilico e rucola.

Andranno scelte piante di bassa statura e molto produttive

"Per lo spazio andranno scelte piante adatte di bassa statura e molto produttive nel breve periodo", continua. Tutto questo lavorando con l'obiettivo di riciclare tutto il più possibile in un'ottica di sostenibilità. Il progetto Melissa è un esempio di economia circolare applicata allo spazio: si è riusciti infatti a produrre ossigeno, acqua e cibo attraverso il riciclaggio di anidride carbonica e rifiuti umani, urina compresa.

Facilitare l'esplorazione umana del Sistema Solare

"Le tecnologie applicate al progetto - commenta Christophe Lasseur, responsabile del progetto Melissa - mirano a facilitare l'esplorazione umana del Sistema Solare, ma possono essere utili anche sulla Terra". Prima di far arrivare l'uomo su Marte, il prossimo banco di prova importante, secondo Daniela Billi, astrobiologa dell'università Roma Tor Vergata, "sarà quello dei moduli orbitali lunari. Lì bisognerà vincere la sfida delle radiazioni e l'effetto della microgravità".