Lavorare di notte altera 20 mila geni. Il corpo non riesce ad adattarsi ai nuovi schemi

Lavorare di notte altera 20 mila geni. Il corpo non riesce ad adattarsi ai nuovi schemi

Lavorare di notte altera 20 mila geni. Il corpo non riesce ad adattarsi ai nuovi schemi
di R.Z.

I turni lavorativi notturni, a lungo andare, possono avere un impatto negativo sulla salute del lavoratore. E’ quanto rilevato da un team di ricercatori della Douglas Mental Health University Institute (DMHUI), affiliata alla McGill University, che ha scoperto come i geni che regolano alcuni importanti processi biologici non sono in grado di adattarsi ai nuovi ritmi. Attraverso lo studio, i cui risultati sono stati pubblicati sulle pagine della rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas),Laura Kervezee, Marc Cuesta, Nicolas Cermakian e Diane B. Boivin hanno dimostrato gli effetti deleteri del lavoro notturno sull’espressione di 20 mila geni. “Grazie alla ricerca appena condotta - evidenzia la dottoressa Boivin - siamo riusciti a comprendere meglio i cambiamenti molecolari che avvengono all’interno del corpo umano quando il sonno, e i comportamenti alimentari, sono sincronizzati con il nostro orologio biologico. Lo studio, nello specifico, ci ha permesso di osservare l’incapacità di una moltitudine di geni ad adattarsi ai cambiamenti imposti dal lavoro notturno”.

Stravolta l'attività del 25% dei geni ritmici

La dottoressa Boivin, direttrice del centro per lo studio e il trattamento dei Ritmi circadiani e professore ordinario presso il Dipartimento di Psichiatria dell’Università McGill, non è rimasta sorpresa dai risultati. Da tempo, infatti, è noto che l’espressione di molti di questi geni varia nel corso del giorno e della notte. “Quasi il 25% dei geni ritmici hanno perso il loro ritmo biologico dopo che i nostri volontari sono stati esposti alla nostra simulazione del turno notturno”, aggiunge il dottor Cermakian, direttore del Molecular Chronobiology presso il DMHUI e professore ordinario presso il Dipartimento di Psichiatria dell’Università McGill.

Il corpo non riesce ad adattarsi ai nuovi schemi

Per giungere alle conclusioni gli scienziati hanno sottoposto otto volontari sani ad una programma (della durata di appena 5 giorni) che simulava il lavoro notturno. Le otto persone sono state private di qualsiasi segnale luminoso o sonoro caratteristico delle ore diurne. Il primo giorno i partecipanti hanno dormito normalmente, mentre dal secondo giorno sono rimasti svegli sistematicamente durante la notte. Il primo giorno e dopo l’ultimo turno di notte, il team ha raccolto campioni di sangue in momenti diversi per un periodo di 24 ore. Laura Kervezee, un borsista postdottorato della squadra di Boivin, ha poi misurato l’espressione di oltre 20.000 geni utilizzando una tecnica chiamata “analisi trascrittomica”, valutando quale di questi geni presentava una variazione nel ciclo giorno-notte.

Con turni rischi diabete, obesità e cardiovascolari

“Riteniamo che i cambiamenti molecolari che abbiamo osservato possano contribuire allo sviluppo di problemi di salute come il diabete, l’obesità e le malattie cardiovascolari più frequentemente osservati nei lavoratori notturni a lungo termine”, spiega la dottoressa Boivin. Tuttavia, aggiunge, saranno necessarie ulteriori indagini. La ricerca futura dovrà esser condotta su soggetti chiamati a svolgere realmente dei lavori in turno notturno. Lo studio potrebbe coinvolgere persone che vivono quotidianamente il disallineamenti dell’orologio biologico, come i piloti e il personale di bordo degli aerei, costretti a vivere costantemente tra un fuso orario e l’altro. Il 20 per cento della forza lavoro residente in Canada, Stati Uniti ed Europa è costretto a lavorare su turni.