I cambiamenti climatici minacciano i ghiacciai d'alta quota, si scioglie anche il Monte Bianco

In alcune zone i ghiacciai si sciolgono ormai ad un ritmo di circa 10 centimetri al giorno

Immagini di confronto del ghiacciaio Pré de Bar sul versante valdostano del massiccio del Monte Bianco
Immagini di confronto del ghiacciaio Pré de Bar sul versante valdostano del massiccio del Monte Bianco
Redazione Tiscali

Il pianeta sta perdendo buona parte dei suoi ghiacciai. Ad essere in pericolo non sono soltanto i luoghi lontani, come l’Artico - che perde pezzi sempre più grandi -, ma anche quelli a noi più vicini. Le montagne che superano i 2000 metri di altezza sono in agonia e l’uomo di montagna, che vive in questi ambienti, dovrebbe diventarne il tutore. “Guardate con attenzione - evidenzia Martin Funk, uno dei massimi glaciologi nonché professore del politecnico di Davos - il cambiamento è rapido e dovete saperlo vedere e trasmettere subito”. L’ungo la penisola italica, stando a quanto riportato sulle pagine di La Stampa, “non c’è più una sola parte votata al gelo. Neppure in vetta all’Europa, sulla cupola sommitale del Monte Bianco”. Il professor Funk, volato in Groenlandia per studiare un gigantesco pezzo di ghiaccio in fase di distacco dall’Artico, evidenzia che i cambiamenti climatici sono in atto ormai da 20 anni. La vera svolta, quella che ha fatto suonare il campanello d’allarme tra gli scienziati, si è verificata nell’estate del 2003, quando l’inclemenza meteo ha cominciato a far rima con “febbre”. La Valle d’Aosta, la terra con altitudine media più elevata d’Europa, dal 2005 al 2012 ha visto sciogliersi l’1 per cento dei suoi ghiacciai. E l’allarme viene confermato anche da chi la montagna la vive, quotidianamente.

I ghiacciai si sciolgono ad un ritmo di 10 centimetri al giorno

“Caldo impressionante – commenta l’alpinista Giorgio Passino, guida alpina di Courmayeur -. A giugno in maglietta a 4.800 metri. Pazzesco. La notte il cielo è sereno eppure non gela. Non c’è la solita escursione termica. Si sprofonda in neve marcia perfino alle prime ore del mattino”. Sul versante francese la situazione è ancora più preoccupante. “Negli ultimi 15 giorni - dice Edoardo Cremonese dell’Arpa - per sei volte le temperature hanno superato lo zero in cima al Bianco. Domenica scorsa a mezzogiorno la punta più alta, 12 gradi. E la quantità di neve è pari all’anno più povero, il 2011”. “Ghiacciai come la Brenva o il Miage stanno per diventare ‘caldi’ - evidenzia poi Valerio Segor, dell’ufficio valanghe della regione Valle d’Aosta, che ha partecipato a un summit di 16 paesi in Germania -. Significa che quando accadrà saranno soggetti a scivolamento perché non poggeranno più su terreno freddo ma faranno i conti con la circolazione d’acqua da scioglimento nel loro substrato”. Il caldo è ormai opprimente e gli effetti sono devastanti. I ghiacciai si sciolgono ad un ritmo di circa 10 centimetri al giorno.

Così cambia la montagna

“Se questa calura dovesse proseguire per settimane - commenta su La Stampa Luca Mercalli, meteorologo, divulgatore scientifico e climatologo italiano - i ghiacciai si troveranno di nuovo a rischio, soprattutto dalle Alpi lombarde verso Est, dove l’innevamento quest’anno è molto scarso. Gli effetti del caldo sono inoltre amplificati dall’effetto del Sole al solstizio. I cambiamenti climatici in atto, che influenzano la vita di ogni singolo uomo, stanno trasformando profondamente l’aspetto delle montagne. “Sulla Brenva - spiega Mario Mochet, guida del Bianco da ormai 46 anni che comunque si dice non particolarmente preoccupato - Arnaud Clavel ed io aprimmo una via sul Père Eternel dedicandola a Papa Wojtyla. Oggi per rifarla hanno dovuto piantare due chiodi a pressione in più. Il ghiacciaio ha scoperto un piede liscio e verticale. Noi guide dobbiamo fare i conti con queste variazioni. Però mi sembra che si è un po’ troppo ossessionati dalle previsioni. Tutto si è estremizzato, non solo il clima, ma anche la nostra percezione. I ghiacci torneranno”. Meno positivo e decisamente più preoccupato il presidente delle guide del Bianco, Giulio Signò: “Una settimana fa nevicava, un freddo umido inconsueto, poi tutto svanito in poco tempo. Al rifugio Gouter, sul versante francese, non c’è neve. Di solito a giugno si doveva spalare per raggiungere l’ingresso”. Se il caldo perdurerà i ghiacciai si ritireranno e lasceranno scoperti pericolosi crepacci. Gli alpinisti, per evitarli, saranno costretti a larghi giri.