Aziende e corporazioni in possesso dei brevetti dell’intero genoma marino

La biodiversità marina non appartiene più a Madre Natura. A spartirsi il patrimonio genetico di piante e pesci sono i colossi di 10 Paesi. Ma il 47 per cento del genoma è in mano a una sola azienda

Aziende e corporazioni in possesso dei brevetti dell’intero genoma marino
di R.Z.

Chi ama la natura non oserebbe mai pensare, né tanto meno dire, che ciò che lo circonda, ciò che può vedere, o meglio, vivere con i propri sensi, gli appartiene. Ogni creatura vivente, sia questa di origine vegetale o animale, appartiene per così dire a Madre Natura… Ebbene, questa visione, forse romantica e fuori dal tempo, non rispecchia la realtà. Nel mondo tutto ha un prezzo, e dunque qualsiasi cosa ha un proprietario. Stando a quanto scoperto dal biologo marino Robert Blasiak, del Centro di resilienza di Stoccolma, la quasi totalità della biodiversità delle profondità marine è ormai sotto brevetto e nelle mani di pochi colossi. Lo studio shock, pubblicato sulle pagine della rivista Science Advances, non lascia spazio a possibili fraintendimenti.

Ecco a chi appartengono i brevetti

Le aziende, le università e le agenzie governative di soli 10 Paesi detengono la quasi totalità dei brevetti di quasi 13 mila sequenze genetiche, associate a 862 specie di piante e animali marini. La cosa più incredibile poi è che una sola azienda, la BASF - una delle più grandi compagnie chimiche al mondo - è proprietaria del 47 per cento delle sequenze. Ma il colosso della chimica non è solo. Con lui ci sono altre 221 compagnie che, complessivamente, possiedono l’84 per cento dei brevetti. Alle università appartiene il 12 per cento dei brevetti, mentre alle altre organizzazioni, quali agenzie governative, privati, ospedali e istituti di ricerca no profit, resta il 4 per cento. In totale, ma in questo caso vanno incluse anche le specie terrestri, le sequenze “strappate” a Madre Natura sono oltre 38 milioni.

Ogni Paese ha le proprie regole

Ma non tutti possono impossessarsi di un Dna per poi depositarlo nel registro brevetti. "Negli Stati Uniti - spiega  Claudio Germinario, consulente della Società italiana brevetti - non è brevettabile il Dna umano o qualsiasi altra sequenza genetica presente in natura, ma solo quello che è stata modificata dall'uomo. In Europa le cose cambiano, qualsiasi materiale che sia stato isolato dal suo ambiente naturale è brevettabile, anche le sequenze genetiche". Ciò fa sì "che vi siano migliaia di sequenze genetiche brevettate, ma devono avere una funzione nota".

Corporazioni hanno sfruttato lacune giuridiche

Nel caso delle specie marine c'è un problema di lacune giuridiche. A livello internazionale esiste il Protocollo di Nagoya, che prevede una giusta ed equa condivisione dei benefici che derivano dall'utilizzazione delle risorse genetiche e offre protezione dallo sfruttamento di ricerche nel sottosuolo all'interno della giurisdizione nazionale. Il problema è che i due terzi dell'oceano non rientrano nella giurisdizione dei singoli Paesi. Una buona fetta di tutte le sequenze brevettate (11 per cento), per esempio, è stata ricavata da specie legate agli ecosistemi delle profondità marine, molte delle quali si trovano in aree non regolamentate dalle leggi nazionali degli Stati. "Ciò significa che per circa la metà della superficie terrestre non ci sono regole sull'accesso e alle risorse genetiche né sul loro uso", commenta Blasiak, specializzato nella Scienza della sostenibilità e nella gestione della biosfera. Delle risposte dovrebbero arrivare dal nuovo trattato dell'Onu sulla conservazione e uso sostenibile della biodiversità nelle aree fuori dalla giurisdizione nazionale, che avrà al centro proprio le risorse genetiche marine. Intanto però quei brevetti sono stati depositati…

Riferimenti