Individuati due ormoni vegetali in grado di uccidere le cellule tumorali

I risultati, ottenuti da un gruppo congiunto di scienziati israeliani e italiani, fanno ben sperare

Individuati due ormoni vegetali in grado di uccidere le cellule tumorali
di R.Z.

Un team di ricercatori del Department of Human Science at Georgetown University Medical Center di Washington ha individuato un potenziale nuovo trattamento efficace contro il cancro alla prostata. I ricercatori, guidati dal professor Ronit Giordano, hanno scoperto che, combinando due ormoni vegetali sintetici chiamati MEB55 e ST362 con un anti-tumorale è possibile interrompere la riparazione del Dna nelle cellule malate così da avviare il processo di autodistruzione. I risultati dello studio, pubblicati sulle pagine della rivista Oncotarget, sono giunti dopo sette anni di ricerca e sperimentazione. Gli agenti MEB55 e ST362, versioni sintetiche degli strigolattoni (ormoni prodotti nelle radici delle piante che hanno l’importante compito di regolarne la crescita), sono stati sintetizzati da un’equipe internazionale di scienziati dell’Agricultural Research Association (ARO), in Israele, e dai colleghi italiani dell’Università di Torino.

Sono agenti molto promettenti - Nel corso degli studi il team è riuscito a dimostrare che le versioni sintetiche degli strigolattoni possono fermare la crescita delle cellule non solo del cancro alla prostata, ma anche di quelle del colon, del polmone e al seno. I due ormoni, a detta dei ricercatori, risultano essere degli “agenti molto promettenti”. I ricercatori hanno testato gli agenti separatamente, in combinazione con inibitori poli ADP ribosio polimerasi (PARP) e in abbinamento a farmaci anti tumorali che impediscono la riparazione del Dna nelle cellule malate, bloccando l’enzima PARP. Sia MEB55 che ST362, quando sono state combinate con degli inibitori Parp, hanno ucciso le cellule tumorali della prostata.

A breve via alla sperimentazione sui modelli animali - “Gli errori di copiatura del Dna sono particolarmente diffusi nelle cellule tumorali - ha evidenziato Yarden - quindi privando le cellule malate della capacità di autoriparare il proprio Dna queste si autodistruggono”. Il gruppo internazionale, che vuole tenersi prudente sulla comunque importante scoperta, avvierà a breve una serie di test degli agenti su modelli animali affetti dalle più diverse forme tumorali. Al momento la combinazione risulta esente da effetti tossici sulle cellule sane.

Riferimenti