Pfizer abbandona, ma la ricerca sull’Alzheimer continua in Italia grazie alla rete Airalzh

Una rete formata da 25 giovani ricercatori , finanziati privatamente, è allo studio di bersagli terapeutici innovativi per la cura della malattia decenerativa

Pfizer abbandona, ma la ricerca sull’Alzheimer continua in Italia grazie alla rete Airalzh
TiscaliNews

Gli ingenti investimenti non hanno portato i risultati attesi, la Pfizer rinuncia alla lotta contro  'Alzheimer, ma  per fortuna in Italia  c’è la  Airalzh Onlus che continua gli studi  contro le malattie neurodegenerative. Tra i molteplici indirizzi che la  rete formata da 25 giovani ricercatori, finanziati privatamente,  sta sostenendo c’è lo sviluppo di bersagli terapeutici innovativi per la cura della malattia. La scoperta  - da parte di una ricercatrice Airalzh -  della proteina CAP2 - in grado di modificare i processi di memoria e apprendimento che vengono alterati nella malattia di Alzheimer – risulta essere di grande valenza scientifica.

La lotta all'Alzheimer continua in Italia

"La ricerca per una malattia come l’Alzheimer, la più comune delle demenze – patologie che in Italia coinvolgono oltre 1.400.000 persone – non può e non deve essere affidata unicamente alle Industrie Farmaceutiche – afferma il Prof Sandro Sorbi, Presidente Airalzh – ma deve essere svolta da ricercatori indipendenti che nelle Università e nei Centri di Ricerca si dedicano alla ricerca di base, alla diagnostica precoce, alla valutazione di trattamenti e di interventi che non siano soltanto quelli farmacologici. E’ pur vero che questi ricercatori hanno bisogno di essere sostenuti e – se i finanziamenti pubblici sono sempre più esigui – è importante cercare fonti di finanziamento indipendente.”

L’alternativa ai farmaci

Molte aspettative vengono riposte anche su trattamenti dell’Alzheimer che non si basano su farmaci. Circa 1 trial su 5 di quelli attualmente attivi non impiega farmaci ma utilizza invece strumentazioni di alta tecnologia come la TMS, oppure la CST – Terapia di Stimolazione Cognitiva – che ha dimostrato di migliorare alcuni aspetti cognitivi e comportamentali dei pazienti sottoposti al trattamento, od anche cambiamenti dietetici (Oleuropeina nell’olio extra Vergine di oliva).

La diagnosi precoce

Airalzh, inoltre, sostiene la ricerca anche sui metodi di diagnostica precoce, in questo senso una importante ricerca sta offrendo interessanti risultati con la misurazione dell’ampiezza dei solchi corticali mediante l’utilizzo della risonanza magnetica celebrale e del software automatizzato Brainvisa confrontato con le scale visive di atrofia. Non solo, è stata rivelata una connessione fra apnee notturne e compromissione di tutti i profili cognitivi ed è stata riscontrata la presenza di proteine tossiche per i neuroni nelle vescicole liquorali ma anche nella saliva dei pazienti con Alzheimer.

La stimolazione magnetica transcranica

Le ricerche stanno dimostrando che la stimolazione magnetica transcranica (TMS) ha implicazioni diagnostiche differenziali nelle varie forme di demenza ma offre anche valide prospettive terapeutiche nelle fasi iniziali della malattia. Gli studi psicologici (Terapia di Stimolazione Cognitiva – CST) stanno evidenziando che ci sono aspetti cognitivi ed affettivi preclinici nei pazienti affetti da Alzheimer sui quali si potrebbe intervenire per rallentare la progressione della malattia così come è possibile identificare dei marcatori preclinici che compromettono la comprensione linguistica.

Non solo la Pfizer

La Pfizer non è stata la prima ad arrendersi: lo hanno fatto parzialmente, qualche tempo fa, altre due aziende che hanno deciso di sospendere le sperimentazioni con due molecole (il veribecestat della Merck e il solanezumab della Ely Lilly) perché non avevano dato risultati positivi, promettendo però di continuare gli studi con altre modalità.