Treno delle dolomiti: la storia di ieri, la sfida di domani

Tiscali

Cortina d’Ampezzo 15.02.2016 (DM) - E’ evocativo sin dal nome il Treno delle Dolomiti. L’immagine di un mezzo di trasporto pubblico, che rispettosamente attraversa, senza ferirli, territori che l’Unesco ha iscritto al patrimonio naturale dell’Umanità, consentendo ai viaggiatori di godere di uno dei panorami alpini più belli del mondo, crea una straordinaria suggestione, che ha il sapore della rinascita ma ancor più della sfida: la rinascita di una ferrovia che diede lustro ed energia a questi territori, la sfida di chi vuole investire su sistemi di trasporto moderni, tecnologicamente avanzati e sostenibili in un’ambiente prezioso e delicato, di chi vuol far superare a quest’area sin qui irrisolti problemi di isolamento logistico e infrastrutturale, di chi progetta guardando oltre i confini amministrativi attraverso sinergie che producono benessere diffuso tra comunità confinanti.
 
Il Treno delle Dolomiti, come sinteticamente è ribattezzato il progetto di collegamento ferroviario Venezia-Cadore-Cortina-Val Pusteria – per la cui realizzazione è stato firmato, al Comune di Cortina d’Ampezzo, guidato dal sindaco Andrea Franceschi, un protocollo d’intesa dal presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, dal presidente della Provincia di Bolzano, Arno Kompatscher e dal ministro delle infrastrutture e trasporti, Graziano Delrio – è una avvincente scommessa che hanno deciso di fare insieme la Regione del Veneto e la Provincia Autonoma di Bolzano, con l’autorevole avallo del ministero delle infrastrutture e dei trasporti: una sorta di Fenice che rinasce dalle sue stesse ceneri, dopo la decadenza, la soppressione e la noncuranza che dal 1921 al 1964 ha interessato la Ferrovia delle Dolomiti o  Dolomitenbahn.

Un binario a scartamento ridotto che si snodava lungo un percorso di 65 chilometri, in molti tratti parallelo a quello della strada statale d’Alemagna, nelle valli del Boite e della Rienza, sul quale viaggiava il treno con le carrozze di colore bianco azzurro. La linea partiva da Calalzo a quota 741 mt., raggiungeva Cortina a 1.224 mt., superava il Passo di Cimabanche a quota 1.529 mt. e si attestava a Dobbiaco a quota 1.217 mt. sul livello del mare.
 
I primi progetti di questo tracciato risalgono alla fine del 1800, ma solo nel periodo della Grande Guerra, per esigenze belliche, si iniziò concretamente a lavorare alla ferrovia. I geni militari austriaco e italiano realizzarono alcuni tratti con lo scopo di trasportare i rifornimenti sul fronte alpino.
 
“Noi pensiamo che questo sia il vero progetto che può aprire una nuova fase storica per le Dolomiti in primis, ma anche per i territori del Veneto e dell’Alto Adige. E sia chiaro: non stiamo parlando di un’utopia ma di un’opera che possiamo concretamente realizzare. Qui ci giochiamo il jolly”.
Le parole sono quelle del governatore veneto, Luca Zaia, ma la pensano esattamente come lui anche il presidente Kompatscher e il ministro Delrio.
 
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