Seguici su:

Se vogliamo credere che ormai niente è indispensabile, che si smetta pure di insegnare

di Stefano Simola

Cosa dovrebbe fare chi lavora nella scuola e vede ogni giorno studenti indolenti che passano gran parte del loro tempo a perdere le trame della propria esistenza? La scuola non è soltanto un'istituzione, è una persona che educa e insegna e in quanto tale dovrebbe rispondere con forza di fronte alle spinte di questa crisi.


Se vogliamo credere che ormai niente è indispensabile, che si smetta pure di insegnare. Che si smetta di impartire nozioni e concetti. Che si abbandoni pure qualsiasi ambizione didattica, che già adesso fa fatica a trovare uno spazio in cui respirare.


Che finisca la scuola dell'informazione, e rinasca una scuola di formazione. Non si tratta di indottrinamento, né di stanche ideologie. Si tratta di amore, egoistico e utilitarista, che solo in queste forme ci è tanto facile seguire. Non tanto in virtù di un indifferenziato amore per l'altro, ma per la vita che noi stessi vorremmo vivere. Facciamolo per noi, per avere il nostro tornaconto. Perché così come ora non potremo andare avanti ancora a lungo.


Che senso ha faticare nell'imporre un programma già ridotto all'osso che i ragazzi non riescono e non vogliono accogliere? Forse dovremo accontentarci che ci capiscano quel tanto che basta per scambiare le più elementari informazioni? - Ciao, come stai? Che cellulare usi? -


Cerchiamo di capire cosa si è rotto. Cerchiamo soluzioni nuove, ma dando importanza a loro.


Pensiamo a educarli, capirli e motivarli. E se anche questo ancora non bastasse, fermiamoci ad ascoltare una risposta, qualunque essa sia. L'importante che sia vera. Sono soprattutto loro i cittadini di un mondo che esiste nonostante tutto. Al di là dei chiacchiericci degli show televisivi, delle pieghe dei social network e dei mondi virtuali, c’è qualcosa di più vero che vale la pena vivere. Impariamo di nuovo a parlare con loro.


Noi dovremo avere cura di quello che provano e sentono perché soltanto facendo appello ai loro sentimenti potremo far nascere di nuovo un interesse per la vita.


Utilizziamo le nostre aule vecchie e malandate per dar loro ciò che manca. Proviamoci almeno. A questo punto cosa abbiamo da perdere? Soltanto quel senso di impotenza che ogni giorno si fa sempre più strada dentro di noi, a sottolineare un inevitabile distacco dal mondo. Perché, se non riusciamo più a comunicare con loro, abbiamo fallito il nostro compito.


Se riuscissimo a muovere nella stessa direzione le migliaia di voci che si agitano nella scuola potremmo riuscirci. Magari in silenzio, senza che nessuno se ne accorga. E in quel momento potremo di nuovo insegnare la Storia, l'Italiano e tutte le meravigliose conoscenze che la nostra cultura può vantare.


In altro modo sarebbe soltanto cercare di riempire un contenitore che fa acqua da tutte le parti. 




05 aprile 2012
 
Diventa fan di Tiscali su Facebook
Stampa
 
 
Tiscali Socialnews
Per accedere clicca qui
© Tiscali Italia S.p.A. 2014  P.IVA 02508100928 | Dati Sociali