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Ripartire da questo nulla che straripa: dalle idee, dai giovani, dalle mani pulite. Buon 2012

di Claudia Sarritzu

Ci aspettano tempi difficili, per questo abbiamo bisogno di ragazzi che smettano di perdersi e di restare in silenzio ad attendere che sia troppo tardi, per vivere con consapevolezza.

È vero che questa generazione sarà la prima a stare peggio di quella precedente, ma è anche vero che sarà colei che sacrificandosi darà il via a una lenta e inesorabile rivoluzione. Soprattutto fra coloro che sono indenni da contagi vecchi e influenze recenti. Confido nella rivolta dei cervelli, che smettono di fuggire per costruire un paese unito dopo 150 anni di rimandi.

Il 2011 è stato l’anno in cui gran parte delle certezze che in un secolo avevamo accumulato si sono sgretolate, in cui si è raso al suolo tutto. Il 2012 sarà l’anno più difficile perché sarà il primo passo verso la ricostruzione.

Tocca a noi giovani, come toccò ai nostri nonni recuperare le forze per rimettere in piedi il Paese e con esso la propria vita. Perché mai, economia e vita privata, sono state tanto vicine, la povertà cambia le persone, filtra le idee e opacizza il pensiero. Per tornare liberi dobbiamo tornare a lavorare.

La sfida più grande sarà restare uniti, sarà fidarsi degli altri, per esempio capire che gli immigrati sono una risorsa per la rinascita. Forse anche il sistema dei partiti cambierà, perché quelli attuali hanno fallito vergognosamente e ci sarà bisogno di persone migliori, nuove, cioè non complici delle rovine e delle macerie su cui oggi la mia generazione è costretta a camminare.

Ci vorrà senso dell’equilibrio, lungimiranza, dovremmo essere un po’ giapponesi per credere che ce la faremo, un po’ americani per amare di più chi siamo, un po’ tedeschi per imparare ad avere i conti in ordine. Dovremmo smettere di essere questi italiani, per tornare a diventare quelli che eravamo.
Trovare il coraggio per le grandi riforme, lasciare indietro il peggior sindacato che non sa adeguarsi ai tempi, la peggiore sinistra che si fa scudo delle ideologie e che fra decine di correnti e interessi personali, si costruisce mille alibi per non prendersi sulle spalle le enormi responsabilità di cui deve farsi carico. Dovremmo abbracciare definitivamente i temi etici e dare sollievo a chi per una religione troppo assillante non può avere gli stessi diritti di un altro cittadino europeo. Dovremmo intraprendere la sfida ecologica e capire che difendere l’ambiente significa difendere le nostre montagne, i nostri fiumi, il mare, l’ossigeno che sono il nostro turismo. Dovremmo smettere di studiare senza imparare un mestiere e rifondare davvero la scuola e l’università facendola a nostra immagine e somiglianza. Dovremmo finirla di evadere e di rubare perché impuniti, dovremmo diventare ragazzi che sapranno condividere con le donne tutti i lavori, quelli importanti e quelli umili, e dovremmo essere donne che dovranno pretendere uomini migliori al proprio fianco. Dovremmo avere il coraggio di riforme che solo fra decenni porteranno dei risultati, pazienti e forti, perché sarà faticoso e spesso avremmo solo voglia di mollare.

Solo con i giovani che non hanno nulla tranne le proprie idee sane e pulite, oggi, si potrà costruire qualcosa per il domani. Con quelli che non hanno raccomandazioni, non hanno padroni, con quelli che urlano, scrivono e non hanno paura di affermare quello che pensano, potremmo dare un senso a questa storia e una dignità a questa terra. Dobbiamo smettere di essere l’Italia del Gattopardo e iniziare a costruire l’Italia che ci meritiamo.

31 dicembre 2011
 
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