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Mario Monti potrà salvare i conti, ma la nostra storia dovremo salvarla noi

di Claudia Sarritzu

Sono nata nell’anno di Cernobyl, di Gorbačëv, di Reagan. Dell’entrata di Spagna e Portogallo nella Cee, dell’ergastolo a Sindona per l’omicidio Ambrosoli. Dello scandalo del vino al metanolo, del maxi processo alla mafia nell’aula Ucciardone. Dell’Argentina che vince il mondiale di calcio battendo la Germania Ovest per tre a due. 


Alla scuola materna ricordo bene che il nostro gioco preferito era costruire armi giocatolo con cui spararci dei letali raggi  X verdi. Erano i raggi che avevamo imparato a conoscere nei tg nazionali, erano i mesi della guerra del golfo e del primo Saddam Hussein.


Sono entrata all’elementari negli anni delle stragi di mafia. Ricordo il muro cadere anche se avevo tre anni, l’ascesa di Silvio Berlusconi e tutta la stessa sinistra di oggi, quella casta che non si scolla dalla sua poltrona, a combatterlo sempre con la stessa inadeguatezza. Ho assistito alla guerra in Bosnia come se fosse combattuta sotto casa. Ho visto persone di 48 anni andare in pensione e quelli nati negli anni 70 diplomarsi e non trovare lavoro. Ho trascorso degli anni a credere che la carne rossa fosse veleno, per colpa della mucca pazza. Tangentopoli, conflitto d’interessi, missione di pace, veline, libertà, corruzione, comunisti sono le parole che hanno scandito i miei 25 anni. Quelli di una generazione che ci siamo fottuti. Sanremo dopo Sanremo, mondiale dopo mondiale, la generazione che ha fatto il 68, appoggiata da quella dei miei genitori ci ha consumato il presente e stracciato le voglie. Anestetizzati davanti ai cartoni animati Mediaset, drogati di cellulari e motorini, di Hogan e face book, ci hanno buttato nell’indifferenziata la capacità di scandalizzarci, le donne sono diventate tutte troie o sante, e gli uomini papponi.


Siamo ammalati di allergie, siamo gonfi di ormoni, siamo sovrappeso, siamo anoressiche, siamo infelici. Siamo soli.


La solitudine è quando sei circondato da persone che non hanno minimamente la tua sensibilità, la tua visione del presente e del futuro, la tua educazione, il rispetto per gli altri, quando guardi i tuoi coetanei e non vedi sogni ma solo ed esclusivamente ciniche logiche scopiazzate dai più “grandi” quelli che dal mondo si sono fatti cambiare. Nessuna sfida. Siamo un popolo di ventenni che troppo presto ha imparato a perdere, a ritagliarsi il proprio pezzetto di sconfitta fingendo fosse una vittoria.


Come vedo il futuro? Credo che dovremmo rielaborare il concetto stesso, riscriverlo nel vocabolario. Siamo in mezzo a una guerra fra poveri senza precedenti, la miseria ci corrompe la dignità e sfibra qualsiasi voglia di solidarizzare. Ci sono ancora i puri, certo che ci sono, ma sono al confine, esiliati, trattati come pericolosi nemici di un sistema che abbiamo accettato, ingoiato a forza ma che purtroppo fa parte anche di noi. Chi ancora ce la fa è perché ha trovato i suoi simili e con loro ha cercato di instaurare una battaglia per restare in piedi per potersi ancora guardare allo specchio anche se ti hanno tolto il diritto allo studio, al lavoro, alla famiglia, a crescere.


Ecco forse oggi come oggi ho solo un desiderio, vorrei diventare grande. Ci hanno tolto questo ragazzi: la possibilità di crescere da ogni punto di vista. Mario Monti potrà salvare i conti, ma la nostra storia dovremmo salvarla noi. E non basteranno manifestazioni e scioperi, ci vogliono proteste nuove per battaglie senza precedenti.

11 novembre 2011
 
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