C’era una volta. Anzi, c’è ancora oggi, alla vigilia della fine del mondo

di Claudia Orrù

Qualche giorno a casa davanti alla tv e ti accorgi che un fenomeno che ritenevi estinto, in realtà è audacemente sopravvissuto e che forse eri solo tu ad illuderti che la natura avrebbe fatto il suo corso dandogli il colpo di grazia. Parlo degli spot di merendine e biscotti per la colazione, quell’ininterrotto viaggio indietro nel tempo della pubblicità.


L’ambientazione è sempre la stessa: l’intramontabile quadretto della famiglia sorridente, felicemente seduta davanti al caffellatte. E sullo sfondo lei, l'immancabile mamma dalle maniere affabili, pronta a servire tutti della loro dose di calorie mattutine, accessoriata di grembiulino, filo di perle e messa in piega impeccabile.


A pochi mesi dalla fine del mondo, presumi che qualcosa sia cambiato, che il processo evolutivo abbia lasciato dei segni anche lì, e invece no. E’ come se gli anni cinquanta non fossero mai passati e temi che da un momento all'altro sullo schermo faccia irruzione pure Fonzie a battere un pugno sul jukebox e schioccare le dita.


Ma voi le avete mai viste quelle donne? Nella vita vera – e presente – dico. Non esistono in natura. Sorvolando sull’evidente situazione occupazionale della signora in questione, che non ha certo fretta di uscire di casa per andare in ufficio, a quell’ora del giorno di solito si fa fatica pure a distinguere la porta del bagno da quella dell’armadio, figurarsi apparecchiare tavola e addobbarsi a quel modo con tanto di sorriso smagliante stampato sulla faccia.


Voglio dire, è ancora questo il modello di donna che i pubblicitari immaginano per noi? Le donne non sono così. Tanto menola mattina. Non sorridono per niente. Hanno da fare e di corsa. E poi devono lavorare duro per riprendere quelle sembianze che dovrebbero identificarle come appartenenti al genere femminile. Perché – è tempo che lo sappiate – nessuna, appena sveglia, è esente dal cadaverico colorito mattutino. Tutte affiniamo l'arte dello stendere un filo di eyeliner ferme al semaforo e le più efficienti riescono ad applicare il mascara durante i sorpassi. Inoltre, il parrucchiere non vive a casa nostra. Di certo non ci votiamo alla preparazione di torte meringate e spremute fresche alle 6 di mattina: abbiamo altro a cui pensare.


E poi cos'avrebbe da sorridere tanto quella donna lì, davanti a fette biscottate e marmellate? Lei è senz’altro parte di quel 50% di italiane senza lavoro. Il marito, nella migliore delle ipotesi, non è in cassa integrazione, ma ci arriverà presto. E i due bambini stanno meditando una nuova arringa sull'inutilità dell'andare a scuola, visto che, bene che vada, finiranno comunque in un call centre.


A chi servono, allora, questi immaginifici e rassicuranti spaccati di quotidianità? Che tipo di aspettative creano? Al bisogno di chi rispondono? Non delle donne, mi azzardo a supporre.


Quel che vogliamo, credo, è poter vedere donne normali, intente a fare cose normali e credibili, anche nella pubblicità. E magari si potrebbe pure consumarla con caffé e panna fresca montata a mano, la colazione, ma poco prima di avviarci sulla strada fuori casa, tra cipria e imprecazioni scurrili agli altri automobilisti, mentre andiamo a lavorare. Ma, probabilmente, è proprio questa la vera favola.

17 aprile 2012
 
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