
Stamattina è ricominciato in Tribunale, a Napoli, il processo di primo grado alla cosiddetta `Calciopoli`. Cosiddetta perché più di quattro anni fa, ormai, nel maggio 2006, scoppiò uno scandalo abbinato immediatamente e soprattutto al nome di Luciano Moggi. Occupandomi di calcio dai miei anni verdi, di Moggi so vita, morte e miracoli, nel senso che `l'ho visto crescere` come dirigente in un ambiente strano come quello del calcio, dove tutti sognano, qualcuno segna e alcuni intascano cifre plutocratiche.
Non stiamo parlando di uno stinco di santo. Ma nel pallone italiano non ve ne sono. Stiamo parlando probabilmente del più competente e di sicuro del più capace `business man` del reame rotondolatrico. Con molto pelo amazzonico sullo stomaco.
Tra inimicizie, invidie, avversioni, antipatie e disistime, non stupisce dunque che sia diventato in fretta la `discarica` del pallone malato, esattamente come se si trattasse di Tersigno o di un'altra discarica `alla moda`. Se era davvero così, se Moggi era il boss di tutte le mafie pallonare, lo dovrebbero stabilire i giudici, il Presidente Casoria in testa, che lo stanno giudicando sotto il Vesuvio.
L'obiezione dei molti che si fregano le mani per la rimozione del Moggi e della fiaccola sotto di lui, e che da quattro anni si disinteressano di un piccolo particolare, è: ma non è forse già stato condannato alla (proposta di) radiazione dalla giustizia sportiva e la sua Juventus non è finita clamorosamente nel Purgatorio della Serie B? Il piccolo particolare di cui sopra è che il calcio, eliminato dalla scena Moggi, non è andato meglio dopo di lui. Ergo, se continuano i delitti degli arbitri e dell'intiera malsana gestione del calcio, o non era lui il colpevole oppure ce ne erano e ce ne sono altri in circolazione. Di Moggi come categoria, intendo. Ma questo aspetto sembra lasciare tutti (o quasi ) indifferenti.
Anzi, c'è in giro una paura fottuta che `venga fuori dell'altro`, che da Napoli, dalle nuove intercettazioni (una montagna) su Inter, Milan eccetera, si allarghi la discarica che Moggi più o meno da solo (con un gruppetto ormai poco più che sparuto di altri imputati, almeno in confronto al bailamme del 2006) non riesce a riempire, cioè ad occultare. In molti, in moltissimi vedono tutto ciò, cioè una dose maggiore di verità su `Calciopoli`, come un rischio ,o addirittura come il `vero rischio` per i club, i dirigenti, la stampa prezzolata o distratta o tifosa, i tifosi stessi e il Mondo Rotondo nel suo complesso, compresi i politici e gli addetti ai lavori in varie forme, dai padroni ai padrini.
Se da Napoli uscisse una colpevolezza generale penalmente ragionando, questo calcio dovrebbe chiudere bottega, dai vertici agli infimi. Se invece ne dovesse uscire una assoluzione degli imputati senza altri coinvolgimenti sempre sul piano penale, beh, allora Moggi potrebbe/dovrebbe rivalersi nei confronti di tutti, o quasi. Oltre al fatto che tutti coloro che hanno fatto finta che lo scandalo fosse lui e solo lui, rischierebbero una sorta di calunnia generalizzata: cioè sapevano che il calcio era marcio oltre Moggi, e hanno fatto finta di niente per incamerare vantaggi dalla sua rimozione, sotto forma di scudetti e affari vari specie nella gestione dei club e delle campagne acquisti (con la loro brava percentuale di `nero`). Non a caso si battaglia per scudetti tolti e aggiunti a tavolino in un alone di sospetti secolari.
Ma non ho dimenticato una delle premesse: e cioè che la giustizia sportiva, quella che giudica della lealtà in questa come in qualunque altra disciplina, che rimanda alla morale dell'individuo e all'etica di una comunità, nel caso quella rotondolatrica e rotondocratica, ha già emesso le sue sentenze. Ebbene, se dal processo di Napoli dovessero uscire corresponsabilità, correità, coincidenze tra gli imputati e le Istituzioni del pallone, intercettazioni alla mano, andrebbe rivisto tutto il contesto della giustizia sportiva. Se nella `malattia` di Calciopoli c'entravano anche le Istituzioni federali, da cui direttamente o indirettamente dipendevano e dipendono gli organi della giustizia sportiva specifica nei suoi vari livelli, beh, la conclusione sarebbe ovvia per qualunque persona di buona volontà, per qualunque squadra tifi: le sentenze non erano autonome ma pilotate.
Pilotate in che direzione? E' semplice, se non avete perso il filo: in direzione di Tersigno, nel Parco del Vesuvio, cioè della discarica, cioè di Moggi. Se fosse così bisognerebbe cominciare a chiamarla `ingiustizia sportiva`, alla faccia della separazione dei poteri che appunto non esiste, almeno nel pallone (e che qualcuno vorrebbe abrogare anche nel resto). Per questo,oltre che per il destino di Moggi, è importante ciò che succede a Napoli.E' la fotografia di una parte importante di Paese che finora è venuta male, sfocata, buia. Coraggio, Teresa Casoria, presidente di Tribunale, a maggior ragione se di calcio Lei non se ne intende…E' meglio, sa?
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