I baresi C mettono il Tricolore alla finestra solo nelle feste non comandate

di Venanzio Traversa

Che peccato, il Comune ha perso un’ottima occasione per un singolare censimento dei baresi C (Cretini  va bene?). Balcone per balcone suoi incaricati avrebbero dovuto svolgerlo nei giorni precedenti la conclusione della prima fase degli Europei di calcio così come avrebbe dovuto promuoverlo due anni fa in occasione dei Mondiali. Provarlo a fare dopo, la settimana prossima, sarebbe inutile nel caso malaugurato dovessimo ridurci a giocare tutte le nostre ultime carte contro l’Irlanda del Trap. Ma chi sono questi baresi C? I soliti, per fortuna in diminuzione, che appena arrivano i giorni del Grande Calcio Mundo o Europeo si affrettano ad esporre al  balcone il Tricolore.

Bandiere di ogni foggia e di ogni dimensione. Chi la espone nuda e cruda, bianco rosso e verde e basta. Chi con la scritta centrale Forza Italia ma qui Berlusconi e i suoi giorni felici non c’entrano. Altri preferiscono un Tricolore con una bella Coppa del Mondo sul fondo bianco. E tu non sai se ritenerla la vera Coppa o un vaso da notte in cui andarla a fare per non farsela sotto dalla paura se le cose della Nazionale si metteranno male.

Altri invece esagerano: quanto più grande è la bandiera tanto più dicono abbiamo speranze di farcela, dimenticando ad esempio che lo spread calcistico fra l’Italia e la Spagna non dipende dal numero dei centimetri quadrati delle due bandiere. Magari fosse così, domenica li avremmo ridotti a Prandelli.

Comunque sia onore alle bandiere ogni due anni fra Mundial ed Europei esposte al vento e alla speranza almeno fino a quando ci consentiranno di partecipare.  Poi chi lo sa, può darsi che la UE maestra di capotiche decisioni ci metta lo zampino (e Frau Angela lo zampone?) condizionando la nostra presenza alla drastica riduzione dei superingaggi, a badare più al Pil che ai Pali e soprattutto metterci nelle italiche partite più rigore e calci omonimi. 

Onore alle bandiere, allora non però ai baresi C poco patriottici, insensibili ai richiami storici del Paese, gente che si ricorda del Tricolore solo nelle manifestazioni pallonare. Perché non metterlo alla finestra il 25 Aprile  Festa della Lberazione, il 2 Giugno Festa della Repubblica, il 4 Novembre Anniversario della Vittoria? O se fa piacere anche il giorno delle feste patronali? E dire che appena un anno fa abbiamo celebrato il 150° dell’Unità d’Italia. Quante bandiere si son viste allora?  Eppure quante occasioni per tirarle fuori dai cassetti o comprarle nuove da un cartolaio. Niente come se ce lo avesse ordinato Bossi.

Povera Italia. Se l’Unità del Paese non fosse partita da quel maggio 1860 con la spedizione dei Mille di Garibaldi ma di Maradona anche lui venuto dal Sud America con l’ingaggio di Venticinque, Trenta assi (riserve comprese) forse la Storia sarebbe stata diversa, ci saremmo sentiti più uniti. Dopo Marsala le Camicie Azzurre palleggiando con fitte triangolazioni fra Calatafimi, Messina e Sorrento, scattando in profondità sarebbero arrivate a Napoli con Diego Armando Maradona accolto trionfalmente con manifestazioni che avrebbero fatto impallidire quelle riservate molti anni prima a Peppino Garibaldi.

Le bandiere sì che le avremmo messe ai balconi e sventolate non solo quei dì, anche nei giorni che ricordavano lo storico incontro di Teano fra Maradona e Del Piero arbitro Nino Bixio, della storica vittoria non sul Garigliano ma nel derby Roma-Napoli all’Olimpico vinto due a zero da Totti o della breccia nella porta pia della difesa vaticana aperta dal Pio Nonno Bearzot quel famoso 20 settembre 1982 dopo la vittoria dei Mundial di Spagna.

Quelle sarebbero state date trionfali da tramandare ai pòsteri (e ai portieri delle squadre avversarie).  Invece, cari baresi C, dovete arrangiarvi con quelle che passano il convento di Fra Michel Platini, l’UEFA e la FIFA. Anche quest’ultima da cui non dobbiamo assolutamente farci prendere solo al pensiero di come potrebbero andare le cose lunedì contro l’Irlanda del Trap.


 




14 giugno 2012
 
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