
E’ arrivato il Commisssario, la messa in scena dell’ Opera Buffa Fondazione Teatro Petruzzelli è finita. Presidente e consiglieri non sono andati in pace, sono andati a casa serviti di barba e capelli da un Barbiere non di Siviglia venuto non a sorpresa da Roma per mettere ordine nei conti e mettere a tacere i canti a suon di accuse e contraccuse fra emilianisti e quanti su segreto mandato volevano ghigliottinare Michele il Nemico della Patria. Che assurdità, fare fuori proprio lui il Sindaco, il candidato in do di pectore alla Regione? Il primo cittadino che passerà alla Storia come un Piccolo Murat, l’uomo che sta rivoltando Bari e i suoi quartieri come un calzino. Senza dirci però chi rammenderà i buchi che si stanno scoprendo dal San Nicola a Punta Perotti senza schivare il Petruzzelli dei Messeni Nemagna tuittora proprietari.
Allora guerra finita o siamo solo ad una tregua della Guerra nel Golfo mistico del Petruzzelli tra Emiliano che difendeva a spada tratta il Sovrintendente e gli altri decisi a far fuori anche Giandomenico Vaccari. Con chi poi? I candidati iscritti al partito dello spartito non mancavano. C’era un Provinciale che si riteneva fatto su misura e chi si offriva cantando una seconda Giovinezza come seconda Camerata Musicale. Sul fronte opposto si proponeva un Bollettieri che sarebbe andato prorpio a fagiolo per la Fondazione indebitata com’è, quasi sempre in bolletta, .
Come avrebbe messo fine agli sprechi, impresso un nuovo corso uno di questi Radames che invece di tornare vincitore dovrà ora discolparsi? Per risparmiare forse avrebbe scritturato non più soprano solo mezzo soprano, non bassi longilinei ma come statura non più alti d’un metro e cinquanta, sì tenori di vita ma più morigerata, più sobria come predica il Presidente Monti. Non avrebbe più allestito intere stagioni liriche solo mezze stagioni come quelle capricciose che ci manda l’anticiclone delle Azzorre. Il Cartellone sarebbe stato meno ingombrante, non dico ridotto ad un cartellino giallo o rosso come quelli degli arbitri, sicuramente più snello.
Non sarebbero andate in scena opere voluminose in quattro atti, al massimo di tre. Meglio se due opere insieme nella stessa serata come si fa con Cavalleria Rusticana e Pagliacci. Per risparmiare sulla bolletta della luce tra un atto e l’altro meno struscio nel foyer. Non accenderla, anzi spegnere il contatore durante la “Tosca” visto che “ lucean le stelle” . Nei concerti provare a sostituire la Quinta di Beethoven con Laterza che abbiamo già in casa e non costa niente. Se dirige in piedi il Maestro, avrebbe detto, il Nostro, perché non dovrebbero suonare in piedi anche i più giovani dell’Orchestra? Si sarebbero risparmiate le sedie. Le poltrone in sala quelle pure; del Consiglio no, semmai aumentarle.
Tutto questo con un Sovrintendente di buona pasta fatto in casa. Risparmioso e severo come Scarpia (Di fronte a lui tremava tutta Bari?) o accondiscendente, pronto ad imbarcare nel Petruzzelli tutti i raccomandati (Questo e quello per me pari sono?). Alla fine tutti felici e contenti a libare nei lieti calici o con i bicchieri colmi d’acqua? Nessuno dei due. Lo sento già il commissario. Basta con i melodrammi e le opere buffe. D’ora in poi si fa sul serio.
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