Dall’idea all’impresa innovativa: al Marconi di Foggia le storie degli startupper di successo della provincia

“Storie di talenti digitali”, incontro tenutosi ieri al liceo Marconi di Foggia, ha visto protagonisti talenti cresciuti con i piedi a Sud e la testa nel mondo, oggi startupper internazionali

di Anna Laura Maffei   -   Facebook

Foggia 21.03.2017 (Digital Media) - Immaginazione, intraprendenza, creatività e innovazione: sono questi i requisiti per passare dall’idea all’impresa e provare a entrare nel cerchio magico del business. E se il mantra, recitato ormai sistematicamente nel dibattito mediale, è “dobbiamo fermare la fuga dei cervelli”, un primo passo decisivo affinché l’esodo dei giovani emigranti italiani possa rallentare va fatto all’interno delle scuole superiori raccontando, ad esempio, le esperienze di chi ce l'ha fatta.

Con questa mission, si è tenuto ieri al liceo Marconi di Foggia l’incontro “Storie di talenti digitali”, talenti accomunati dall’appartenenza alla provincia di Foggia, talenti cresciuti con i piedi a Sud e la testa nel mondo che sono riusciti ad affermarsi a livello internazionale nel mercato digitale delle app.

Si tratta di Marco Matera, Nicola Russo, Giuseppe Matrella, Vincenzo Colucci e, in qualità di esperto di comunicazione digitale, Roberto Zarriello. A metterli insieme nell’auditorium del liceo Marconi ci ha pensato la professoressa Pia Palumbo, animatore digitale dell’istituto nell’ambito delle iniziative di diffusione e promozione del Piano Nazionale Scuola Digitale, che ha voluto così avviare un vero e proprio percorso di avvicinamento all’autoimprenditorialità nell’ottica dell’industria 4.0 perché, come ha spiegato, "anche da una piccola provincia come Foggia possono partire idee innovative e di successo come quelle dei talenti digitali che ho riunito in quest’incontro per fornire agli studenti gli spunti giusti attraverso cui comprendere le loro inclinazioni in fatto di innovazione e immaginare un futuro professionale con una nuova concezione dell’economia nell’era del web. La scuola, bloccata troppo spesso dalla burocrazia, fa fatica ad andare al passo con la rivoluzione digitale che ha invaso tutti i campi della vita sociale e che, soprattutto, ha cambiato il mondo del lavoro modificando alcune professioni o creando profili completamente nuovi. Quest’incontro non è stato fatto per insegnare qualcosa ma per dire che si può fare perché le nuove professioni digitali consentono di guardare alle potenzialità del web come la vera chance per i giovani del Sud".

Il racconto degli startupper ha visto protagonisti tre imprenditori ma, soprattutto, tre amici foggiani, Nicola Russo, Marco Matera e Giuseppe Matrella che, ripercorrendo la loro storia, non sono riusciti a trattenere il sorriso pensando a quando, a Londra, dormivano in 11 in un appartamento e dedicavano ogni minuto della giornata allo sviluppo della loro idea senza intravedere neppure l’ombra di un guadagno. Poi, la svolta: arrivano i finanziatori e la loro idea di gestire con un’app tutti i dispositivi di casa ottimizzando i consumi prende vita e prende anche un nome, “Gideon Smart Home”, di cui sono, quindi, Co-Founder e sviluppatori insieme ad altri giovani italiani e non.

"L’idea di un’app in grado di controllare e interconnettere tutti i dispositivi presenti in casa - spiega l’ingegnere informatico Russo - nasce tra i banchi dell’università di Roma 3 nei primi mesi del 2014. In quel periodo mi resi conto che l’Internet of Things sarebbe esploso di lì a poco. Era necessario un team e andai a pescare tra colleghi universitari e amici conosciuti durante i vari Hackathon e Startup Program. Così entrarono in squadra altri due foggiani, Marco Matera, laureato in Business Management all’Anglia Ruskin University a Londra, e Giuseppe Matrella, ingegnere informatico come me, che oggi per Gideon è l’Android developer".

Dopo i tentativi fatti in Italia, come quello di chiudere un primo micro seed rivolgendosi a un acceleratore romano, hanno optato per il brain drain emigrando a Londra ma tutti e tre hanno precisato che amano la loro città, che la "We Economy" non ha confini e che per sviluppare un’idea attraverso cui farla migliorare sarebbero persino disponibili a una sorta di brain circulation tra Londra e Foggia.

"Tutte le startup – dice Marco Matera - vogliono cambiare il mondo, migliorandolo. Servono, però, un valido business model e un altrettanto valido business plan. Abbiamo progettato e riprogettato diverse funzionalità attorno all’app pensando a un modo per rendere scalabile la nostra idea e fare profitto. Per passare dall’idea all’impresa abbiamo pensato all’investimento e a finanziarci sono state le corporate. Oggi siamo tra le 8 startup più grandi d’Europa, lavoriamo con Samsung e Amazon e il nostro maggiordomo smart racchiuso in un’app può essere applicato non solo a una casa ma a un’intera città. Il mercato non è pronto ma in Inghilterra era venuto fuori il bisogno e la domotica rappresenta uno dei nuovi canali attraverso cui fare business".

Chi, invece, non è mai stato un cervello in fuga è Vincenzo Colucci, 27 anni, di Manfredonia, che ha studiato Informatica all’Università di Bologna e ha iniziato, ancora studente, a sviluppare le prime app per smartphone, dal simulatore di batteria per le sue esercitazioni di chitarra, a quello dei grattini. Fino a Flower Launcher, che poi come Smart Launcher l’ha reso famoso in tutto il mondo. Un’app che sostituisce la home screen degli smartphone rendendo più facile l’accesso a programmi e informazioni. A novembre 2016, Smart Launcher SRL viene selezionata tra le 50 migliori aziende digitali europee per il premio “Digital Top 50” organizzato da Google, Rocket Internet e McKinsay & Company.

Per una startup di successo, però, è fondamentale farsi trovare dove i consumatori possono trovarla, anziché aspettare che vengano loro. Roberto Zarriello, esperto di comunicazione digitale e founder di Digital Media, service giornalistico che fornisce contenuti singoli o interi prodotti editoriali, come il magazine di cultura e innovazione RestoalSud.it, ai più importanti portali d’informazione italiani, tra cui Tiscali.it, e ha all’attivo importanti collaborazioni a progetti formativi con l’Ordine nazionale dei Giornalisti, con varie strutture del Miur e con l’Università Telematica Pegaso, ha spiegato perché il business di oggi si basa sui contatti e sulle conversazioni, sulle community e sulla collaborazione. "Le storie raccontate in quest’incontro sono storie possibili. Per fare impresa non bisogna pensare di essere come Bill Gates, ma avere l’idea giusta. Un po’ come l’idea che mi ha portato a credere di restare a Sud per innovare attraverso il racconto, che faccio con il mio team ad esempio su Tiscali, dell’Italia che produce. Oggi realizzare una startup di successo significa identificare un mercato del quale si va a soddisfare un bisogno. Nel nostro territorio si può partire proprio dal fatto di ricordarsi da dove veniamo e capire quali sono i bisogni, guardando all’agroalimentare, al turismo. Fondamentale per una startup, inoltre, è lo storytelling, il racconto dell’impresa, il vero strumento con cui connettersi con i lettori, attraverso cui suscitare emozioni, avvicinare un pubblico".
Molte le curiosità degli studenti e i suggerimenti forniti per avvicinarsi al mondo digitale o per sviluppare capacità imprenditoriali perché, come ha precisato Marco Matera di Gideon, “il futuro oggi non è incerto, è ben definito, perciò pensate a cosa c’è nel mondo, sviluppate il pensiero critico”.

Abbiamo parlato di:

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