
A indicare la civiltà di un Paese bastano pochi indicatori e ben riconoscibili. L'efficienza dei servizi pubblici, lo stato dei bagni nei locali a disposizione di tutti, l'intensità del vociare nei ristoranti e nei bar, se per strada e quando vai a piedi quello che guida un'auto che ti arriva di fianco cerca di arrotarti o invece ti lascia passare.
Indicatori piccoli piccoli ma tutti significativi. Ce n'è un altro, quello che succede e si grida negli stadi del grande sport. Nel caso dell'Italia, negli stadi di calcio perché è il calcio lo sport che specchia e racconta l'anima nazionale.
E' il calcio la festa che alla domenica dovrebbe radunare le passioni e le emozioni di venti o trenta milioni di italiani. Ebbene quello che succede e si urla negli stadi di calcio è da farci gridare di raccapriccio. E la cosa più grave è che a questo orrore noi ci siamo abituati.
`I tifosi pagano il biglietto, hanno il diritto di dire quello che vogliono`, ha l'impudenza di dire qualcuno. E sarebbe come se chi andasse al cinema o al teatro si mettesse a lanciare mazzi di cavolfiori contro lo schermo o a subissare di pernacchie un grande attore come Giorgio Albertazzi.
Quello che succede nei campi di calcio è molto peggiore. Una parte non piccola del tifo è rappresentato da tribù animaloidi che vanno al campo come a un rito, il rito dell'odio e dell'invettiva. Bersaglio ultimo e vistoso di questo rito è il primo grande giocatore italiano di pelle nera, il diciottenne Mario Balotelli. Io che non amo nemmeno un po' il termine tifoso (mi autodefinisco uno che ama il calcio), provavo disgusto domenica sera per quei tifosi juventini che a Torino inveivano contro Balotelli.
Un rito che è ormai divenuto un cult delle domeniche italiane. E anche se domenica scorsa di picchi dell'orrore ce n'è stato un altro. Era successo che durante la partita Roma-Bari una delle icone del nostro calcio, FrancescoTotti, avesse fatto tre gol uno più bello dell'altro. Poco prima della fine della partita il suo allenatore lo ha chiamato via per farlo onorare dalla `standing ovation` del pubblico romanista.
Ovazione che ovviamente c'è stata, epperò macchiata dai fischi e dagli insulti che venivano da uno spicchio del pubblico, quello costituito dai tifosi baresi venuti a Roma a incoraggiare la loro squadra. Perché fischiavano Totti, di che cosa s'era reso colpevole se non di avere colpito la palla alla sua maniera?
Ma è una domanda inutile se fatta agli animali, a gente che non conosce nemmeno l'abc dello sport, i suoi valori fondanti: la contesa leale, il rispetto dell'avversario, l'accettazione della sconfitta e questo perché nella vita ci sono le vittorie e le sconfitte.
A dire la vergogna degli stadi nel nostro Paese, ve lo ricordate quel che è successo a Madrid l'anno scorso, quando Alex Del Piero aveva messo il pallone due volte nella rete difesa dal portiere del Real Madrid? E successo che quando Alex è uscito dal campo, i tifosi del Real Madrid si sono alzati in piedi ad applaudirlo. Niente di più e niente di meno. Ho detto i tifosi del Real Madrid, di uno squadrone che ha fatto la storia del calcio europeo e mondiale. Il calcio, questo sport che resta bellissimo seppure lordato da branchi di idioti che insultano il colore della pelle di un campione che fa parte della squadra avversaria.
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