"Ultime dal 2010: caso Battisti, una vergogna... come l'informazione italiana"

di Oliviero Beha

Prima Battisti e poi l'informazione italiana, tra i miei ultimi temi dell'anno disgraziato che se ne va. Considero Erri De Luca uno scrittore e un intellettuale vero, a cui mi sento vicino per tante cose. L'onorevole parodiabile Ignazio La Russa, attuale Ministro della Difesa disponibile a cedere il Ministero `nell'ambito di un rimpasto con l'arrivo al governo dell'UDC`, è invece quanto di più lontano ci sia dal mio modo di intendere il mondo, già sul piano della contiguità `fisica`. Ebbene, la mia sensibilità prossima a Erri e la mia respingenza nei confronti del parodiabile non mi impedisce di dare ragione a La Russa e a tutti coloro (istituzioni e persone) i quali invocano l'estradizione di Cesare Battisti dal Brasile e dare torto marcio a De Luca (cfr. nel mio `I nuovi mostri`, del 2009, ed.Chiarelettere, le pagine già dedicate a lui su questa vicenda per la sua reiterata perorazione e firme e controfirme a favore di Battisti). Guardiamo la luna e non il dito, attacchiamo il ragionamento indipendentemente dal ragionatore.


Cesare Battisti (l'ironia risorgimentale è già truffaldinamente nell'omonimia…) deve scontare 2 ergastoli per 4 omicidi da più di trent'anni. Altro che rifugiato politico. Ha usato la `maschera` politica degli anni di piombo per reati gravissimi di sangue, l'ha scampata in Francia, l'ha scampata (per ora) in Brasile. Lula o non Lula, è un delinquente comune e come tale deve pagare, sia di fronte alla `giustizia borghese` tanto deprecata e nelle cui more però salva la ghirba, sia di fronte a quel malinteso `senso di giustizia` che nel casino concettuale dell'epoca comunque faceva parte della piattaforma `rivoluzionaria` ideale.


Costui ha `semplicemente` ammazzato delle persone durante una rapina, smettiamola di ingenerare equivoci sugli `espropri proletari` e la (reale) ingiustizia sociale. Un assassino è un assassino, e non estradarlo perché `truccato` da rifugiato politico offende sia la natura delle vittime -alla memoria- e dei loro famigliari sia la natura degli effettivi `rifugiati politici`, perseguitati quotidianamente in mille parti del mondo senza aver ucciso nessuno e anzi avendo rischiato la pelle. Per difendere diritti civili, non per rapinare gioiellerie, in Italia, in Brasile, in Francia o dove sia.Quindi hanno ragione i La Russa, pur pieni di responsabilità su tutto il resto, e torto i De Luca, tanto stimabili. Almeno oggi e qui.


Come oggi e qui, nel senso di ieri e sul `Corrierone della Sera`, è difficile dar torto a un sublime editoriale d'apertura del Prof. Galli

della Loggia, intitolato significativamente `Un disperato qualunquismo` e sopratitolato od `ochiellato` ancor più significativamente `Dite la verità al Paese`. Splendido `fondo` di fine anno, in cui si descrive lo stato criticissimo dell'Italia, come se fosse sotto gli occhi di tutti e non potessimo non accorgercene. Ne ha per la politica del governo (lo `sciropposo ottimismo di Berlusconi`) e per quella dell'opposizione (`la vacuità dei suoi oppositori`): parlano senza dire e senza fare, mentre il Paese sprofonda per problemi antichi e questioni irrisolte, ma lungo la china sempre più ripida della recessione sotto tutti i punti di vista. Quest'ultimo riassunto è mio, e per chi ne avesse voglia ha lo stesso senso dei miei articoli qui dal settembre 2009 e negli interventi e nei libri degli ultimi sei, sette anni.


Ma parlando della politica guasta, con toni espliciti mai usati finora, il baffuto e barbuto Ernestino aggiunge testualmente: `…anche se a loro scusante (dei politici, ndr) va detto che nel solcare quotidianamente l'oceano del nulla sono aiutati da un sistema dell'informazione anch'esso per lo più perduto dietro la chiacchiera, il ‘retroscena'….Nelle pagine e pagine dedicate dai giornali alla politica diventa sempre più difficile distinguere il vero dal falso, scorgere qualche spicchio di realtà tra i fumi dell'aria fritta. E' così che alla fine siamo condannati a questo necessario, disperato, qualunquismo…`.


Ah, sì, Ernesto Galli della Loggia? Come darti torto, figliolo e cattedratico. Ma nel ventennio del mielismo e del debortolismo alternati tu scrivi ormai da secoli, aprendolo, su uno dei due quotidiani più importanti e influenti d'Italia, mentre il Paese sprofondava ed è già sprofondato, con `questa` politica e `questa` informazione. Fai un ultimo sforzo, dunque, per non prenderci per i fondelli, e titola il prossimo editoriale magari conservando l'occhiello ineccepibile di quello appena citato qui: ` Sì,è colpa mia, ho taciuto per anni perché mi conveniva` aggiungendo in un sommarietto sempre di prima pagina `Mentre anche il mio supergiornale dava una mano allo sfascio`. Firmato Galli della Loggi, non so se è poco….

31 dicembre 2010
 
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