La posta del direttore

Caro direttore, non sono d’accordo. Alzare la voce non serve. La sanità migliore del mondo è stata uccisa dai tagli

Egregio Direttore, ho letto con profondo dispiacere la lettera del sig. Mauro, che illustra la vicenda da lui vissuta presso L'Ospedale Casilino di Roma e con altrettanto profondo dispiacere ho letto la risposta da lei fornita in merito. Pur non potendo conoscere i dettagli della vicenda e le ragioni per le quali presso tale nosocomio le liste di prenotazione per prestazioni diagnostiche SSN risulterebbero chiuse a tempo indeterminato, vorrei comunque esprimere poche considerazioni di più ampio respiro: evidentemente la vicenda narrata dal sig. Mauro, cui va tutta la mia solidarietà, testimonia un disservizio da parte della sanità pubblica.

Tuttavia ritengo che sia doveroso interrogarsi sulla causa dei disservizi cui i cittadini assistono oramai di frequente. Dobbiamo imputarli forse alla malafede e alla scarsa professionalità del personale ospedaliero? O dobbiamo forse chiamare in causa in primis i tagli alla sanità pubblica e il contenimento delle spese della stessa, che inevitabilmente si traducono in una riduzione dei posti letto negli ospedali e del personale sanitario assunto? Dobbiamo ritenere esecrabile il comportamento dei professionisti della sanità che, terminato il proprio orario di lavoro retribuito dallo Stato, mettono a disposizione il proprio tempo e le proprie competenze per erogare prestazioni sanitarie in regime libero-professionale, o dobbiamo ripristinare l'antico uso delle corvé medioevali, organizzando turni di lavoro a oltranza, che prescidano da qualsivoglia regolamentazione degli orari, oltre che da una retribuzione? Qualora decidessimo di sposare la seconda filosofia, riteniamo che tale modello organizzativo debba essere riservato solo al settore della sanità o debba essere esteso anche ad altri ambiti (giustizia, trasporti pubblici, enti burocratici, edilizia pubblica eccetera)?

Ancora, vorrei osservare che, oltre al nostro sistema ferroviario, anche il nostro sistema sanitario nazionale viene spesso da alcuni descritto come il migliore al mondo. Non capisco, allora, come siano possibili tanti casi di presunta “malasanità” e come si giustifichi la frequenza di questo genere di disservizi in relazione al fatto che, prescindendo dall'onere di un ticket a carico dei cittadini sulle prestazioni sanitarie, il nostro paese “vanta” una pressione fiscale tra le più alte in Europa. Da ultimo, mi domando: se è vero che, in generale, chi alzasse la voce, oltre che correre il rischio di risultare maleducato, probabilmente dimostrerebbe di non avere tante argomentazioni a supporto delle proprie posizioni, cosa dovremmo pensare di chi consigliasse al prossimo questo genere di approccio per risolvere i problemi della propria quotidianità? 

Ferdinando

Caro Ferdinando,

ho apprezzato molto la sua accorata e argomentata lettera. Credo che in molti passaggi lei abbia ragione. Non dimentichiamoci però che la sanità è un diritto e che gli italiani per mantenere questo servizio pubblico - come del resto ha sottolineato anche lei - versano moltissime tasse. Forse troppe. Pretendere che funzioni e non rassegnarsi credo sia il minimo. Alzare la voce non vuol dire gridare, ma farsi rispettare. Pretendere.