La posta del direttore

I favori all’ambasciatore nella Roma abbandonata, nella Capitale ci sono cittadini di serie A e altri di serie B

Lo stato di abbandono in cui versa Roma per quanto riguarda la raccolta dei rifiuti, non è una novità. Basta farsi un giro in città e vedere cassonetti stracolmi di immondizia e l'area circostante invasa di altrettanti rifiuti. Le strade, a parte le buche, sono veramente sporche e i marciapiedi pieni di cartacce, plastiche e bottiglie.
Per non parlare poi dei giardini dove l'erba è ad altezza uomo, sporchi e dove è impossibile sedersi su una panchina. La stessa situazione, invece, non la riscontriamo appena ci spostiamo in altra zona di Roma: precisamente il viale, con marciapiede alberato, antistante l'ambasciata di Argentina, in zona Santa Maria Maggiore.
Ogni giorno (e sottolineo ogni giorno) questa zona è presidiata da dipendenti dell'AMA che tengono quotidianamente pulito l'anzidetto marciapiede occupandosi persino di togliere le foglie e di effettuare, in alcuni giorni, addirittura il lavaggio.
Diciamo cose normali per una città civile, ma vorrei sapere se la sindaca Virginia Raggi, alla quale ho dato la mia fiducia, è a conoscenza di questa situazione oppure sono interventi di qualche solerte dirigente del Comune che, di sua iniziativa (tanto pagano gli altri) si adopera al meglio per far bella figura agli occhi dell'ambasciatore di Argentina. Vorrei, inoltre, sapere, tenuto conto che pago regolarmente le addizionali comunali e la relativa tassa sui rifiuti, se in città ci sono cittadini di serie A e di serie B.
Capisco che l'ambasciatore avrà i suoi buoni motivi per tenere pulita l'area circostante l'ambasciata, ma anche gli altri cittadini devono poter vivere dignitosamente nei loro quartieri. Aspettiamo fiduciosi le stesse iniziative negli altri municipi. Grazie per l'attenzione e cordiali saluti.

Giancarlo C.

Caro Giancarlo
c’è assai poco da aggiungere alla sua lettera circostanziata e puntuale. Spero solo che l’Ama e gli uffici della sindaca di Roma ci diano presto una risposta.
Noi siamo qui per questo: raccontare, documentare e pretendere cambiamenti.
Restiamo in attesa.