La posta del direttore

L’appello disperato di Vincenzo al presidente Mattarella. Camionista e operaio che a 60 anni vuole farla finita

Vorrei avere la fortuna di fare leggere queste poche parole al presidente della Repubblica Sergio Mattarella prima di farla finita. Non sapendo come fare scrivo a lei, caro direttore. Se ci riesce gliela faccia leggere. 

Sono siciliano come lei, signor presidente e le vorrei far sapere che ci sono persone tante persone nella mia drammatica condizione in Italia. 

Tutti i suoi parlamentari ogni giorno cambiano le leggi sulle pensioni e cercano di allungare la prospettiva di andare in pensione e non capiscono che stanno portando uno come me e tanti poveri padri di famiglia a togliersi la vita.

Le spiego: ho 60 anni, lavoro dall’età di 14 anni. Ciò significa che per 45 anni ho fatto i lavori più usuranti che esistono. Ho fatto il camionista, camminando notte e giorno per l’Italia per fornirvi i prodotti della Sicilia sul tavolo, e ne sono orgoglioso. Ho spaccato pietre dalla mattina alla sera come si usa dire in Sicilia. Sono riuscito a far sposare tre figli nella mia vita. L’Italia mi ha regalato solo due anni di disoccupazione retribuita. L’ultima volta che l’ho presa era il 2010. Poi non sono riuscito a trovare più nulla. Nessuno mi prende perché non ho i denti. Ho provato a farli di plastica (tanto mi servivano solo per l’aspetto) ma niente.

L’Italia mi risponde: tu andrai in pensione a 67 anni perché ho solo 20 anni di contributi, perché come lei sa come si usava in Sicilia negli anni passati: se vuoi lavorare lo devi fare in nero. Sussidi non ne posso avere. Non possiedo nulla. Ho solo i pantaloni che portato addosso. 

Mi dice lei come faccio ad arrivare a 67 anni? Una povera pensione sarebbe la mia salvezza.

Ne ho bisogno, ma  non mi possono dare quello che mi spetta. Non posso nemmeno accedere alla pensione anticipata a 63 anni perché l’Inps non accetta i protestati.

Mi vergogno di essere italiano, grazie Italia, anche se i nostri colori mi restano nel cuore. 

Mi viene da piangere, per un lavoro partirei subito anche in America. Non mi posso più comprare nemmeno un paio di pantaloni, porto gli stessi da due anni. Mi aspetta solo il “tabuto” come si dice in Sicilia. La bara.

Caro presidente Mattarella, lei comunque resta il mio preferito, la stimo e le voglio bene. Continui così, quando la sento parlare al telegiornale mi mette felicità. Ma alzi la voce, si faccia sentire. Li faccia tremare questi parlamentari. 

Vincenzo

Caro Vincenzo (Omissis)

appena ho letto la sua mail, l’ho chiamata. Abbiamo parlato. Ho sentito nella sua voce tanta amarezza ma anche la sorpresa per un ascolto, per una voce amica. 

Manterrò la promessa che le ho fatto, farò in modo che questa sua missiva arrivi al Quirinale. Inoltre ho sollecitato anche le autorità locali affinché si occupino della sua vicenda.

Come ha raccontato lei, il vuoto creato dalla legge Fornero con gli esodati - senza pensione e senza lavoro - è drammatico e pericoloso. Non tutte le storie lavorative hanno un percorso lineare di contributi versati e le nuove leggi sono purtroppo drammaticamente rigide. 

Però lei è un italiano, un uomo del Sud. E non ci arrende, mai. Ne da giovani ne tantomeno dopo. Non si meravigli se qualcuno l’ascolta. Piuttosto torni a combattere. Per i suoi diritti e per la sua vita. Lo deve alla sua famiglia prima di tutto. La chiamerò presto e spero che ci siano buone notizie.