La posta del direttore

Il grido di aiuto di Oreste schiavo a 60 anni rimasto senza lavoro e senza pensione

Buongiorno Direttore

Innanzitutto mi presento, mi chiamo Oreste (omissis), prossimo a 60 anni, e residente nella provincia di (omissis).

Le sottopongo il mio problema, e spero abbia la pazienza di leggere queste righe.  Ho lavorato per più di 39 anni alle dipendenze della società (omissis), come direttore di store. Alla fine di Giugno 2017 mi hanno proposto di assumere la direzione del nuovo locale di (omissis), sulla vecchia (omissis), ora autostrada (omissis), una nuova apertura dopo decenni di assenza di investimenti. Ho accettato con entusiasmo l'incarico, ottenendo, sin dal primo giorno, risultati straordinari  rispetto alle previsioni, anche se con enormi sforzi e sacrifici personali, dovuti ad una miriade di ragioni che, se riterrà opportuno, le spiegherò.  Ho lavorato ininterrottamente, in alcuni casi anche 18 ore al giorno, per circa tre mesi, senza fare un solo giorno di riposo, in 3 casi ho preferito dormire poche ore in auto anziché rientrare a casa e tornare poi al mattino dopo (abito a 50 km dal posto di lavoro, per un totale giornaliero di 100 km percorsi). Sono di categoria quadro, quindi forfettizzato, e non mi vengono, di conseguenza, pagati gli straordinari. Ciò nonostante, ho continuato, per puro spirito di servizio e di responsabilità, a lavorare ininterrottamente e, dopo il primo periodo di tre mesi, ho continuato a farlo facendo quasi sempre un solo riposo settimanale.

Il (omissis) Febbraio, sono stato licenziato perché il mio diretto superiore mi aveva concesso il rimborso chilometrico per raggiungere il posto di lavoro nei soli giorni in cui risultavo di riposo o ferie ma che, in effetti, mi aveva visto andare al lavoro.  Ribadisco, le mie note spese erano regolarmente autorizzate e firmate dal mio diretto superiore. A questa contestazione hanno aggiunto anche altre motivazioni del tutto infondate.

Dopo quasi 40 anni di servizio sono stato licenziato, mi e' stato tolto il diritto al lavoro, alla pensione. Sono stato trattato come un ladro in catene, come un delinquente, senza aver commesso nemmeno l'ombra di un illecito. Sono disperato. Ho naturalmente impugnato il licenziamento, ma con i tempi che serviranno, non so davvero cosa fare.

Oreste

Caro Oreste, 

la sua mail mi ha colpito già dal tono drammatico che recitava nell’oggetto: aiuto. Ho letto tutto con attenzione e amarezza. Pur premettendo doverosamente che occorrerà conoscere meglio i fatti - la invito fin da subito a farci avere la documentazione di merito che il tribunale del lavoro disporrà - non posso non riconoscere che la storia che lei racconta è purtroppo paradigma dei tempi bui che viviamo.

Proviamo a mettere da parte la controversa vicenda dei rimborsi non dovuti che ovviamente va chiarita in sede legale, in quanto non può essere una parte sola a dire di aver ragione o torto. Resta però la precarizzazione del lavoro a tutti i livelli che rende spesso le persone ostaggio di vicende e situazioni che solo qualche anno fa erano inimmaginabili. 

Su questo giornale online abbiamo fatto dell’innovazione e del cambiamento una bandiera e una rotta verso il futuro (com’è nel Dna di questa azienda), ma i decisori pubblici nelle scelte di fondo in questa direzione devono tener conto di salvaguardare i diritti fondamentali. La sua vicenda Oreste, purtroppo non è un caso isolato.

Sono certo che a spingerla a rivolgersi alla posta di TiscaliNews sia stata la piena consapevolezza di essere nel giusto, come le auguro. Ciò che possiamo fare e analizzare con attenzione la documentazione del tribunale, i suoi pronunciamenti e i ricorsi. Per dare voce a chi non ne ha. Ci mandi tutto appena ci saranno i pronunciamenti del tribunale  e ne avrà disponibilità.