La posta del direttore

Io malato di tumore con un figlio disabile e la cura indispensabile per mio figlio

Gentilissimo direttore,

Mi chiamo Giovanni S. ho 59 anni, vivo in provincia di Teramo, prima di spiegargli il motivo il perché le scrivo e che ho già scritto sia su il giornale locale Il centro, al presidente della repubblica, senza risultato, quindi tento con voi sperando di trovare un ascolto, vengo al dunque.

Sono il papà di tre figli: un vive a Sulmona, uno disabile grave ed infine il terzo ha 23 anni disoccupato. Sono malato di tumore, il mio male è inoperabile, sono sotto cura di ormoni, non le dico di cosa mi provoca come effetti collaterali, violente vampate di calore, con stanchezza al limite di non reggermi in piedi, non posso più lavorare, in più devo gestire mio figlio disabile assieme a mia moglie, che per ovvi motivi non può lavorare.

Mio figlio è affetto da tetraparesi con grave distonia, per questo gli è stata impiantata sotto pelle collegata al midollo spinale una pompa con un medicinale che si chiama Baclofen la pompa ve ricaricata presso l’ospedale, è tanto per finire mi si è rotto il montascale che uso per uscire di casa, è un prodotto obsoleto non più in produzione, non riparabile, si chiama Scalamobil è fabbricato in Germania.

Ne ho trovato uno usato in Germania, ma credo che la signora non spedisce, è non so come fare. Adesso le dico, io malato, in pensione non posso andare, non posso lavorare, ho un disabile da gestire, un ausilio di vitale importanza rotto ed ho 19 gradini da scendere e salire.

Lei al mio posto cosa farebbe ? La prego mi aiuti lei se può grazie. Saluti.

Giovanni S.

Caro Giovanni,

da quando abbiamo aperto questa linea diretta con i nostri lettori sono molte le lettere che ci arrivano e che raccontano situazioni di estremo disagio. 

Il compito di un giornale è quello di denunciare le ingiustizie e le sofferenze quindi è con grande forza che pubblichiamo e vogliamo dar spazio al suo drammatico racconto.

Ciò che posso dirle è questo: non si arrenda, reclami i suoi diritti e quello dei suoi figli nelle sedi competenti. 

Solleciti con più forza gli enti locali, attivi le reti sociali e il volontariato. Sono certo che questo non è ancora un Paese tanto brutto da lasciare inascoltato il suo grido d’aiuto. Credo in noi e nel nostro sistema di paracaduti sociali che dovrebbero tutelare proprio situazioni al limite come la sua.

Si faccia forza, combatta e ci tenga aggiornati. Spero di sentirla presto con buone notizie.