Fannullone versus evasore: evasore a chi? (seconda parte)

di Demetrio Petrungaro

Ho raccontato, in precedenza, della mia esperienza lavorativa di dipendente pubblico presso il Ministero del Tesoro - PGS, ora voglio raccontarvi qualcosa di quella di dipendente privato.


Appena diplomato ragioniere sono partito per fare il militare (settembre), tornato ho cercato, come tutti, lavoro. Come tutti ho inviato curriculum, come tutti ho partecipato a concorsi (una decina in tutto), e nel frattempo ho fatto, a mie spese, un corso di informatica imparando sei linguaggi di programmazione (fu la prima fregatura perché promettevano alla fine un lavoro che non è mai arrivato). Visto che agli inizi degli anni ’80 non erano molti gli informatici, comunque quel corso mi tornò utile, infatti, mia madre cercava lavoro per me, cercava la raccomandazione buona che non trovò mai, e proprio grazie all’informatica una piccola, attraverso amici di amici, in nero, presso una ditta piccola, senza nessuna garanzia futura, per fare il ragioniere con un computer (alcune caratteristiche: doppio drive da 5 1/2 , senza hard disk, 64k ram, stampante ad aghi).


Questo fu il mio primo lavoro da dipendente privato, sottopagato, in nero, e senza garanzie di essere assunto in futuro. Lavoravo in una specie di acquario dove dentro ci entravo a malapena io ed il computer, davanti alla porta del padrone. Un giorno che non mi sentivo molto bene, andai in bagno tre volte in una mattinata, mi fu rimproverato di perdere tempo.


Il mio lavoro consisteva nell’inserire i dati contabili e produrre la stampa dei registri bollati (iva e quant’altro). Erano anni che i registri bollati non venivano prodotti. Prima di fare la stampa dovevo comunicare i saldi, e se “non quadravano” arrivava un’altra cosa da inserire (fatture, note di credito).  L’azienda faceva import/export e ho potuto constatare come fosse facile raggirare le norme, documenti di trasporto esteri diversi per lingua e misure, ad esempio comprare a peso e vendere a metri cubi, rendevano estremamente facile fare del nero. Venne anche la finanza a fare un ispezione, passarono davanti all’acquario e mi videro, entrarono nella stanza del padrone, ne uscirono, salutarono, nel frattempo mi fu chiesto di restare a lavorare. Forse qualche irregolarità c’era, sicuramente la mia posizione era irregolare, ma niente, nessun provvedimento.


Visto che ero bravo ad usare il computer, l’azienda che lo aveva venduto a quella dove lavoravo, con la quale ovviamente avevo rapporti ad esempio per la segnalazione dei malfunzionamenti dei quali proponevo anche la soluzione, mi fece la proposta di andare a lavorare presso un altro suo cliente che usava lo stesso prodotto. Accettai di corsa, anche perché mi assumeva con contratto di formazione, meglio del nero anche se potevo essere considerato esperto del prodotto.


Anche questa una piccola azienda, anche questa che faceva import/export, i registri tutti regolari, inserivo la contabilità giornaliera del giorno che lavoravo (sembrava fantascienza). L’unico inconveniente era la lontananza, con i mezzi impiegavo troppo. Mi comprai una macchina, costo 100.000£ passaggio 130.000£. Non ricordo bene se ci furono anche problemi alla scadenza del contratto o se fosse solo un’altra opportunità che colsi, ma andai in un’altra azienda, sempre con contratto di formazione, ma più vicino a casa.


Molto simile alla prima, voglio aggiungere solo che prendevo 829.950£ al mese e la moglie del padrone che pagava gli stipendi mi dava 830.000£ e voleva 50£ di resto. Una volta non le avevo, mi disse di non preoccuparmi, il mese dopo volle 100£ di resto.


Diedi le dimissioni per entrare nel pubblico, ma di questo ne ho già parlato nel post dal titolo “fannullone a chi?”.


Ho resistito meno di tre anni, ed ho dato le dimissioni per andare a lavorare in una media azienda, se non ricordo male nel periodo di massima espansione contava circa trecento lavoratori. Qui ho lavorato da consulente per la pubblica amministrazione, in pratica facevo lo stesso lavoro di prima ma con uno stipendio lordo maggiore del 50% ed un costo per lo stato di 10 volte superiore. 


Vorrei menzionare i clienti ma visto che si rischiano querele per diffamazione, e non potendo produrre documenti a supporto di quanto affermo mi limito a raccontare alcune cose. Le gare a cui si partecipava, al di la della “qualità” tecnica dell’offerta si vincevano o perdevano sapendolo prima. Una volta vinta una gara, quello che si realizzava non era quasi mai quello descritto nel capitolato tecnico, sia perché quello che c’era scritto era “vago ed interpretabile” come le richieste fatte nel bando, sia perché quello che veramente serviva non era quello richiesto nel bando. In almeno un caso so’ di bandi di gare preparati dall’azienda che li ha vinti. Per quanto riguarda invece i clienti privati, o meglio, i clienti dove non serviva la gara, le cose andavano meglio, si sapeva quanto pagavano e si faceva quello che ci ‘rientrava’. Per quanto riguarda irregolarità contabili non posso dire molto tranne che si mormorava che vi fosse un software apposito di contabilità “parallela” che risiedeva su un disco removibile.


L’ambiente di lavoro, in un’azienda di questa grandezza, già somiglia molto ad un ministero. Ci sono quelli che si imboscano, quelli che non lavorano, quelli che timbrano ed escono, quelli in attesa lavori, quelli che si fanno il mazzo pure per gli altri. Si entra in aziende di questo tipo solo se “conosciuti”, le capacità professionali contano, ma anche le referenze, ed in alcuni casi molto più queste, si mormorava di persone assunte perché il cliente lo chiedeva o perché parenti di.


Conclusa una commessa durata anni della quale negli ultimi ero il responsabile tecnico, sono stato messo in attesa lavori, ma visto che non so stare con le mani in mano mi misi a studiare nuove tecnologie. Nel frattempo mi lamentai della situazione a tutti i livelli, ero passato da responsabile di progetto, che gestiva un gruppo di trenta persone e centinaia di milioni di fatturato, ad attesa lavori senza futuro e con la “carriera” ad un binario morto. Arrivai fino all’amministratore delegato che mi disse di portare pazienza. Lo studio che avevo fatto mi permise di essere il DWA di un nuovo progetto, sempre poco ma meglio di stare senza far nulla. Maturai una buona esperienza che mi permise di cercare lavoro come esperto DW.


Fui assunto in una multinazionale, sempre perché qualcuno che lavorava li e aveva avuto la possibilità di conoscermi garantiva sulle mie qualità. Una multinazionale è come un ministero. Ci sono aziende nell’aziende, cordate, giochi di potere, commistioni di interessi, guerre intestine senza esclusione di colpi che passano sopra a tutto, anche ai soldi. Una volta, grazie al mio lavoro da tecnico, un cliente (alto dirigente nazionale) ruppe gli schemi prospettando di tagliare tutti gli interlocutori e lavorare direttamente con me/la mia azienda per una commessa che in totale poteva valere qualche milione di euro. Fu convocato un tavolo al quale sedevano i vertici nazionali delle aziende interessate. Stranamente per la mia non venne quello direttamente interessato ma uno che si occupava di tutt’altro settore, che affermo che le collaborazioni fino a quel momento fra le varie aziende erano state eccellenti e non serviva cambiare. Non se ne fece più nulla, l’azienda in cui lavoravo vide ridotta la sua presenza presso il cliente , nel tempo, in modo drastico, da circa 500 persone a poco più di cinquanta.


Un’altra cosa che so che quando l’azienda inaugurò una sede a Bari, Dalema era presente, e quando il governo cambiò perdemmo una commessa importantissima, la gara fu vinta da un’azienda satellite di una multinazionale di cui il ministro per l’innovazione tecnologica fu il  CEO EMEA. L’azienda ricorse e vinse ma non si poté riappropriare del maltolto e dovette dividerlo con l’azienda concorrente.  Oltre alla perdita di commesse ci fu la CRISI internazionale, iniziata nei primi anni 2000, e le aziende di servizi, come quella in cui lavoravo, hanno dovuto ridimensionarsi. Venti mila licenziamenti nel mondo, solo in Italia 4.000 dipendenti, che grazie all’articolo 18, non lo poté buttare fuori dalla notte alla mattina (come avvenuto in America), quindi concordò col ministero un esodo incentivato.


Colsi l’occasione ed ho aperto una piccola impresa personale completamente diversa da tutto quello che ho fatto in precedenza.


Tutto quanto finora esposto mi è servito per dire, attraverso la mia esperienza diretta, che a parità di dimensioni ci sono pari problematiche e spesso pari comportamenti, quindi il fannullone è insito nelle grandi strutture come prodotto di scarto della cattiva organizzazione del lavoro, nel pubblico come nel privato, e che la cattiva organizzazione è voluta, e sarà così fin quando non importerà come si fanno i soldi, fin quando regnerà questo neoliberismo.


Sia nelle grandi organizzazioni che nelle piccole il veicolo principale per l’assunzione è la raccomandazione / conoscenza, ma è anche il modo principale se non l’unico in cui tutti agiamo nel nostro quotidiano, ad esempio,  scegliamo un ristorante perché l’amico ce ne ha parlato bene e lo evitiamo in caso contrario.


Insomma tutto il mondo è paese e ognuno di noi pensa a sbarcare il lunario e si autoassolve per quello che fa. Non si può pretendere che un lavoratore denunci i fatti di cui è a conoscenza perché rischia il posto di lavoro, la galera, o peggio ancora la chiusura dell’azienda mettendo per la strada tutti i sui colleghi. Non si può pretendere che la partita iva denunci che è un contratto di lavoro subordinato mascherato. Non si può pretendere che il bar faccia tutti gli scontrini. Non si può pretendere che una azienda non faccia di tutto per vincere una gara. Non si può pretendere ….nulla se non a partire dagli altri.


Allora fannullone a chi? Ma anche evasore a chi?

30 aprile 2012
 
Diventa fan di Tiscali su Facebook
 
 
  
Tiscali Socialnews
Per accedere clicca qui

Segui Tiscali su:

© Tiscali Italia S.p.A. 2014  P.IVA 02508100928 | Dati Sociali