Fannullone versus evasore: è questo il problema? (prima parte)

di Demetrio Petrungaro

Sono rimasto seriamente sorpreso dalla quantità di commenti che sono arrivati sul mio post intitolato: Fannullone a chi? (Storia di un ex dipendente pubblico).


Voglio ringraziare tutti per aver partecipato, tutti, proprio tutti, anche quelli i cui commenti potevano essere meno “offensivi”, sia nei miei confronti (cosa tollerabile) che nei confronti degli altri commentatori (molto meno tollerabile).


Ho analizzato le risposte, ed a mio personalissimo ed opinabilissimo parere, possono essere raggruppate nelle seguenti tipologie:


-          Il pubblico impiego è la piaga, sono tutti scansafatiche che non vogliono fare nulla;


-          Il pubblico impiego non è la piaga, ma i privati con l’evasione e la corruzione sono il problema;


-          sono uno bugiardo, e racconto stupidaggini.


L’argomento più semplice da affrontare è il terzo. Ognuno è libero di credere o non credere in quello che scrivo. Io posso solo rassicurare i lettori che: non percepisco compensi nello scrivere (ognuno di voi può farlo grazie a Tiscali che ne da la possibilità a tutti, basta iscriversi); quello che affermo è esperienza personale e non vuole essere paradigma di nulla, tantomeno accusa o assoluzione di nessuno; quello che dico è vero e non ho nessun vantaggio diretto o indiretto nell’affermare bugie; ammesso e non concesso che quello che dico sia una ricostruzione di fantasia, sarei da considerare, al massimo, uno che tenta di porre un problema attraverso la prosa letteraria, cosa ci sarebbe di male? Perché non affrontare il problema proposto invece di elargire offese gratuite nei confronti di chicchessia?


Fra i corsi che ho fatto, ce ne è stato uno di “psicologia per aspiranti manager” che mi ha insegnato, fra le altre cose, che l’unica critica accettabile è quella condizionata sul modo di fare, mai e poi mai incondizionata sul modo di essere se si vuole avere un dialogo, uno scambio, perché indispone l’interlocutore. Per fare un esempio non si può dire “non capisci nulla” perché non verrà accettato e produrrà quasi sicuramente la risposta “sei tu che non capisci nulla”, si può dire tranquillamente “non hai capito che questa cosa è sbagliata perché …”. Insomma una critica motivata su un fatto specifico e non generalizzata su un aspetto dell’essere. Tutti i dipendenti pubblici sono …. oppure tutti gli imprenditori sono …. sono affermazioni inaccettabili. Un trucchetto per capire se stiamo cadendo nella trappola dell’incomunicabilità è controllare se stiamo usando alcuni termini chiave: tutti, nessuno, sempre, mai, etc.


Gli altri due punti possono essere sintetizzati in: FANNULLONE VS EVASORE, che secondo gli accenti che ognuno pone si trasforma in Pubblico contro Privato, Buoni contro Cattivi; Ricchi contro Poveri; Manager contro Lavoratori, Nord contro Sud ….insomma nella lotta contrapposta che tenta di nascondere i propri problemi ed esaltare i difetti altrui, una critica incondizionata sul modo di essere, condita da luoghi comuni che non hanno riscontri oggettivi, o da casi singoli portati a paradigma.


Nel pantano in cui siamo abbiamo veramente bisogno di questo?


Abbiamo veramente bisogno solo di vedere la nostra squadra vincere, non importa come, non importa se immeritatamente, con un rigore a favore che non c’era ed uno contro non dato, ma così evidente da non poter essere non visto? Vogliamo veramente vincere al 95° con un autogol del miglior giocatore della squadra avversaria dopo essere stati dominati per tutta la partita?


Come al solito faccio  esempi, questa volta a partire dall’articolo in questione.


Mi sono permesso di dire che ‘i Brunetta’ pensano di risolvere il problema mettendo i tornelli, in luoghi dove già c’erano ed in cui erano presenti bar, banca, posta, cral, agenzia viaggi. Cioè detto in modo più esplicito pensano che i fannulloni diventino lavoratori modello semplicemente chiudendoli dentro. Ho proposto di assegnare un metodo di misura condiviso attraverso il quale fare piani assegnando quantità di lavoro e verificando le quantità svolte, licenziando quelli che non lavorano. Chiedo a questo punto a tutti quelli che hanno difeso Brunetta cosa c’è di sbagliato in quello che ho scritto? Brunetta è un demagogo e chi ci cade un ingenuo, a prescindere dalla fede politica, anzi quelli che lo hanno votato dovrebbero essere ancora più arrabbiati con lui perché lo hanno incaricato di risolvere un problema che non ha affrontato in modo corretto aumentando i costi della pubblica amministrazione ( comprando i tornelli, installandoli, gestendoli, manutenendoli) e non la produttività dei lavoratori.


Alcuni commenti sono stati palesemente luoghi comuni come ad esempio che i sindacati difendono i fannulloni attraverso l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori. L’articolo 18 si applica solo ed esclusivamente nei casi di INGIUSTIFICATO licenziamento e la difesa del lavoratore può essere fatta da chiunque ne ha titolo, cioè un avvocato. Uno dei motivi giustificati è proprio la scarsa produttività, e nessuno, neanche il sindacato, si può opporre se viene dimostrata. Qui ritorna la mia proposta di pianificazione e controllo, se viene assegnato per iscritto il compito alla singola persona, con i tempi, i vincoli di sequenza e propedeucità, sarà possibile verificare e quindi stabilire se uno è fannullone, altrimenti siamo nel campo delle chiacchiere. Dimenticavo, anche nella pubblica amministrazione si può licenziare per scarsa produttività.


Altri commenti si smentiscono da soli quando affermano che al Sud sono fannulloni e statali come se al nord non ci fossero comuni, provincie, regioni, sanità, scuola, sicurezza …. o che tutti i fannulloni fossero concentrati nell’amministrazione pubblica del sud. Roma ladrona la lega non perdona era il motto, che oggi ha perso molto della sua potenza non solo perché sbagliato, ma anche perché chi lo affermava ha dimostrato che tutto il mondo è paese.


Ho lasciato per ultimo la cosa che mi ha dato più fastidio in assoluto, lo scarica barile, attaccare l’altro per difendere se stessi. Il privato è evasore, quindi il pubblico deve restare com’è. Il pubblico è fannullone, quindi il privato evade per difesa. Le cose non vanno bene ma perché si deve cominciare da me, gli altri sono peggio, iniziate da loro. Questo è il vero male dell’Italia: l’individualismo e la protezione ad oltranza dei propri privilegi arrivando a definirli diritti inalienabili. Ci siamo trasformati nella società del favore. Non odiamo la “raccomandazione” perché sbagliata, ma perché è migliore della nostra, ed affermiamo candidamente, prima a noi stessi, poi agli altri, che è giusto e chiunque avrebbe fatto lo stesso, anzi se non lo facciamo ci sarà sicuramente qualcun’altro che lo farà al nostro posto.


Così il piccolo favore quotidiano: togliere la multa, avere un appuntamento per una visita specialistica, biglietti omaggio per la partita, sconti perché amici degli amici...; alimenta un sistema di favoritismi che copre i diritti, li annulla con la nostra complicità e ci rende così ciechi da non vedere quanto ci rimettiamo, perché quel piccolo privilegio di cui godiamo è la rotellina più piccola dell’ingranaggio che permette al sistema di girare.

26 aprile 2012
 
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