Fannullone a chi? (Storia di un ex dipendente pubblico)

di Demetrio Petrungaro

Ebbene sì, sono stato un dipendente pubblico, un ministeriale con la qualifica di operaio specializzato addetto a macchine elettroniche ed elettrotecniche, presso il Provveditorato Generale dello Stato, Ministero del Tesoro.


Ancora più straordinario è il fatto che io abbia dato le dimissioni dopo meno di tre anni. Che io sappia sono stato l’unico operaio che ha dato le dimissioni, mi risultano altre due persone ma con qualifiche superiori.


Pazzo. So che lo state pensando, questo è un pazzo, oppure uno che racconta balle.


Ne l’uno ne l’altro. Sono uno che ….ma forse è meglio che vi racconti qualcosa della storia, sarete voi a giudicare.


Fu l’ultimo concorso a cui partecipai, ero rimasto tanto deluso da tutti quelli a cui avevo partecipato che decisi di non farne più perché mi era evidente che per entrare bisognava essere raccomandato. In particolare ricordo quello fatto alla RAI come programmatore. C’era un errore nel testo che rendeva impossibile la soluzione, me ne accorsi, lo comunicai, feci la prova come se fosse stato corretto. Nessuno se ne accorse. Dopo circa due ore arrivò la comunicazione per la correzione che colse tutti di sorpresa, mi guardarono come se fossi un genio. Fui il primo a consegnare a poco tempo dalla fine, sapete come andò la prova? Non la superai. Scrissi. Mi risposero che c’era stato un errore e che sarei rimasto in graduatoria per l’assunzione per due anni. Non fui mai chiamato.


Torno al concorso al PGS. Tralascio i dettagli, dico solo che fu un concorso per due persone che alla fine ne fece entrare 17, 2 vincitori ed i primi 15 idonei in graduatoria su 750 partecipanti. Io arrivai 13°. In seguito venni a sapere, da voci di corridoio, che i due vincitori erano il motivo per cui era stato indetto il concorso e che gli altri furono assunti dopo l’allargamento delle “raccomandazioni”. Solo 3, io ed altri due che ci trovammo casualmente nel mezzo, su 15 non erano raccomandati. L’ultimo si mormorava che fosse stato raccomandato da Andreotti.


Il primo incarico che mi fu assegnato fu l’inserimento dei mandati di pagamento arretrati. Anni di arretrati. Anni che le aziende aspettavano soldi. Visto che nessuno mi controllava me la presi comoda. Dopo una settimana, alcuni colleghi anziani, mi rimproverarono di essere troppo veloce. Dopo un’altra, il mio responsabile diretto mi fece lo stesso rimprovero. Dopo un’altra ancora, venne un dirigente a spiegarmi che non era il caso di mettersi in mostra, di far vedere che ero il più bravo. Dopo una settima fui spostato ad altro incarico. Nello Stato ci sono anche persone capaci che fanno funzionare la baracca come possono, e che cercano persone che vogliono darsi da fare, una di queste mi propose di fare il programmatore. Accettai e in pochissimo tempo,  con il suo supporto e corsi specialistici diventai bravo. Mi fu permesso anche di fare altro e divenni un sistemista.


Il primo natale capii perché ero stato spostato dal mio primo incarico. Le ditte bussavano alla porta con i piedi e il mandato di pagamento veniva inserito. Alle luce del giorno venivano in Via Castel Fidardo, sopra la Cassa depositi e prestiti, corrieri che portavano “regali di natale”.


Fra le tante cose di cui mi occupai ci fu anche una procedura concorsi. Un giorno mi fu chiesto di intervenire su un malfunzionamento: per un candidato non si riusciva ad inserire l’esito della terza prova. Controllai l’archivio e risultava che non aveva superato la prima prova. Comunicai a chi mi aveva fatto la richiesta che mi rispose che era impossibile, dato che il candidato aveva partecipato e superato anche la terza prova. Obiettai che la cosa fosse impossibile, dato che le lettere/elenchi di convocazione alla prova potevano essere stampate solo per i candidati che avevano superato la prova precedente. Mi fu risposto che mi sbagliavo e che avrei dovuto correggere l’archivio a mano, da sistemista. Chiesi che la richiesta mi fosse fatta per iscritto in modo da sollevarmi da qualsiasi responsabilità. Fui spostato ad altro incarico.


L’ultimo aneddoto che vi voglio raccontare è questo. A quel tempo accadeva che se un programma non funzionava gli utenti/colleghi chiamavano direttamente il programmatore, che doveva interrompere quello che stava facendo, andare da chi l’aveva chiamato a verificare e, nel caso che fosse veramente un malfunzionamento, riprendere in carico il programma e modificarlo. Il 90% delle volte si trattava di errori degli utenti del tipo che venivi chiamato perché il programma di stampa non funzionava e la stampante non era accesa. Dopo un po’ di chiamate mi stufai e proposi al dirigente di mettere in piedi un gruppo a cui rivolgersi per segnalare l’errore, che avrebbe dovuto prendere nota e risolvere telefonicamente se possibile, altrimenti fare le opportune verifiche e nel caso modificare i programmi senza distogliere i programmatori da quello che stavano facendo così da rispettare le scadenze. L’idea piacque al dirigente e organizzo il servizio (veramente mi chiese di farlo e lo feci io) che prevedeva una permanenza a turno dei programmatori. Ovviamente fui assegnato al primo turno, che non finiva mai ogni volta per un motivo diverso, e quando fini non mi fu assegnato più nessun compito.


Io non ce la facevo a fare quel tipo di vita, ci fu anche un periodo di tre mesi in cui giocai solo dato che non mi venne assegnato nulla, e quindi, nel frattempo, inviavo il curriculum a tutte le aziende di software, ma nessuna mi rispondeva perché ero un “ministeriale”. Mi rispose solo una, nella quale era andato a lavorare quello che mi scelse all’inizio, quello che cercava con tutte le forze di far funzionare il settore informatico, quello che, credo per lo stesso mio motivo, aveva dato le dimissioni dallo Stato. Ma questa è un’altra storia.


Vi domanderete a questo punto perché vi ho raccontato questo?


Perché non sopporto più i Brunetta, quelli che dicono che gli statali sono tutti fannulloni, approfittatori, ladri che rubano lo stipendio, senza sapere di cosa parlano, senza sapere che i fannulloni sono il prodotto della pessima organizzazione del lavoro.


La macchina statale non deve funzionare. I vertici sono yesman messi li dalla politica. I quadri intermedi sono selezionati dagli yesman. Tutti gli altri sono raccomandati per la stragrande maggioranza.  I raccomandati hanno obbligo di obbedienza e ringraziamento infinito, quindi anche se volessero lavorare dovrebbero fare solo quello che gli viene chiesto, anche i casi particolari, come il mio, vengono obbligati a non fare nulla o ad andarsene. Così pochi valorosi si sobbarcano quasi interamente l’onere e fanno si che funzioni quel poco che funziona.


Ai tempi in cui lavoravo al Min. del Tesoro, all’interno, in via xx settembre c’erano: 2 bar, 1 ufficio postale, 1 sportello bancario, 1 CRAL che era composto da una specie di supermercato, una agenzia viaggi, e si organizzavano sfilate di moda. Furono messi i tornelli. Brunetta l’ha data come soluzione. Ma a cosa serve chiudere le porte se non si assegnano i lavori e non si controlla che vengano svolti?


Se si vuole realmente far funzionare la pubblica amministrazione si deve partire dal vertice, dal ministro. Serve pianificazione e controllo, lavorare per obiettivi e legare una forte parte dello stipendio al raggiungimento degli stessi per tutti i livelli dirigenziali. Serve una legge che permetta di spostare, nell’ambito comunale e a parità di mansione, i lavoratori da una amministrazione all’altra in modo da impiegare meglio la forza lavoro. Serve potere licenziare i dirigenti che non raggiungono gli obiettivi ed i dipendenti che non svolgono il lavoro assegnato, quindi uno strumento di misurazione del lavoro, condiviso da tutte le parti, che permetta di assegnare i carichi in modo corretto e verificare a consuntivo il lavoro svolto. Serve un organismo di controllo che verifichi i piani ed il loro rispetto.

19 aprile 2012
 
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