Democrazia e Mercato, il principio rovesciato dove l'uomo è diventato un mezzo

di Gerardo Lisco

Oggi la vera contradizione del sistema è Democrazia contro Mercato. Oltre ad essere due categorie riconducibili a modelli materiali hanno una forte rilevanza culturale. E’ sufficiente accendere la televisione o sfogliare un giornale per ascoltare o vedere scritto uno dei due termini. Anche se per la verità, negli ultimi tempi, è l’accezione “mercati” ad essere menzionata.  La Democrazia attiene alla sfera della politica, il Mercato a quella economica. Entrambe hanno molti elementi in comune: pluralismo, libertà di scelta, trasparenza; ma se proviamo ad analizzarle scopriamo che ciò è vero solo in parte. La Democrazia secondo il significato etimologico è il governo del popolo che è esercitato attraverso propri rappresentanti.

Nel Mercato l'equivalente del popolo sono i consumatori. Sono queste alcune delle similitudini che portano a confondere Mercato con Democrazia. Nel Mercato la concorrenza, quindi il pluralismo, è tra imprese che cercano di conquistare il maggior numero possibile di consumatori. In Democrazia questa funzione è prevalentemente ad appannaggio dei partiti. Anche se forse è più corretto dire delle élites politiche. Questa comparazione tra le due categorie, estremizzata, ha portato alla crisi della Democrazia e con essa dello stesso Mercato. L'idea iniziale era quella di una testa un voto. Tutti ricordiamo la battaglia dei Rappresentanti del Terzo Stato quando appunto rivendicavano che non si dovesse votare per "stato" ma per "testa". I rappresentanti del Terzo Stato, essendo in numero maggiore, avrebbero contato più dei rappresentanti della Nobiltà e del Clero.

Il trionfo del principio "una testa un voto" è stata la battaglia politica che ha trasformato i sistemi politici da Liberisti e Liberali prima, in Liberaldemocrazie e poi in Socialdemocrazie. Il passaggio cruciale è stato l'allargamento del suffragio universale a tutti i cittadini, maschi e femmine, purchè maggiorenni.  Successivamente, con l'affermarsi del Welfare State e dell’era Socialdemocratica, la rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale ha fatto si che il principio "una testa un voto" non fosse un fatto puramente formale ma anche sostanziale. Ha realizzato, cioè, l’affermazione dell’eguale diritto alla realizzazione della persona da parte di tutti i cittadini. L'aver paragonato la Democrazia al Mercato, se da una parte ha aiutato a comprendere meglio alcuni suoi meccanismi, ha portato, sul piano culturale, al trionfo dell'Ideologia del Mercato. Esso è diventato il metro di misura di ogni cosa, anche di ciò che non è riconducibili alle logiche del Mercato.

Tanto che ciò che prevale non è la volontà dei cittadini ma quella dei “mercati”. Sostenere che ciò che fa bene ai Mercati faccia bene anche alla Democrazia, e quindi ai cittadini, è diventato un luogo comune, un atto di fede. Il trionfo dell'ideologia del Mercato ha portato con se una crisi profonda della Democrazia. Il fatto che le élites politiche siano in concorrenza tra di loro per la conquista del potere secondo la logica della concorrenza tra imprese è un’aberrazione della Democrazia. Questa è una logica che ha portato la classe politica a considerare i partiti e le istituzioni come proprietà personali, e quindi alla nascita di partiti identificabili con il leader/padrone. Ha portato alla fine della cultura politica intesa come idea di un modello sociale, fino a considerare che lo Stato potesse essere amministrato come un’azienda. Con l’equiparazione delle classi politiche alle classi di governo delle aziende, dei grandi gruppi economici e finanziari che governano l’economia mondiale e non solo, il processo di assimilazione delle categorie Democrazia e Mercato è stata completata. Adesso le degenerazioni sono sotto gli occhi di tutti.

Una classe di governo delle aziende non risponde a criteri e principi Democratici. Non vale il principio “ una testa un voto” vale il principio della quantità di azioni possedute. La cultura d’azienda non è l’equivalente della cultura politica. Nella prima sono prevalenti il profitto e i dividendi degli azionisti. Nella seconda è prevalente l’interesse del cittadino e della società. Nella cultura d’azienda si operano tagli e riconversioni produttive anche quando non sono necessarie ma servono solo a portare maggiori dividendi agli azionisti.

In politica ragionare secondo le regole di un Consiglio di Amministrazione equivale a escludere fasce ampie della società dai diritti di cittadinanza e conseguentemente a trasformare la Democrazia in Oligarchia. Sono solo alcuni esempi per sostenere in ultima analisi che oggi la vera contradizione del sistema è tra Democrazia e Mercato e che per uscire dalle degenerazioni della politica e della Democrazia bisogna liberare la testa da molti luoghi comuni, uno dei quali è appunto l’aver confuso la Democrazia con il Mercato. Per fare questo la battaglia ancor prima che politica deve essere culturale. Fino ad oggi la destra è stata vincente perché è stata egemone culturalmente. Il compito della Sinistra è quello di ribaltare questo stato di fatto ricostruendo capillarmente una cultura democratica.




11 aprile 2012
 
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