[Il punto] Modifica trattati Ue e politiche di crescita, si rischia di vedere "governi di destra" che attuano programmi di sinistra

Gli elettori hanno votato M5S e Lega anche perché proponevano di modificare le normative di una Europa legata alla finanza. Vogliono un'Europa dei popoli. La ridiscussione del pareggio di bilancio. I punti del programma comune e l'interesse dei cittadini. L'economista Bagnai: "Spread? Dipende da come viene gestito da Bce"

Salvini, Di Maio e la loro posizione sulla Ue
Salvini, Di Maio e la loro posizione sulla Ue

Mentre si attende la formazione del governo M5S-Lega, con la presentazione del programma e la pubblicizzazione del nome del premier, l’Istat dirama il suo Rapporto annuale con la fotografia dell’Italia attuale. Parla di popolazione in calo, nascite al minimo storico, vita lunga ma solitaria, di impennata dello squilibrio demografico e soprattutto di aumento della povertà e delle diseguaglianze sociali. Questo nonostante la crescita del mercato del Lavoro e la ripresa economica. Un miglioramento insufficiente e presente solo al Nord. Mentre il Sud continua a peggiorare da questi punti di vista. In particolare l’Italia conquista la palma di Paese più vecchio del globo, dopo il solo Giappone, evidenziando una situazione rischiosa per il sistema previdenziale, dato che il tasso di occupazione (sia pur in crescita) rimane (col 58 per cento nel 2017) tra i più bassi del Vecchio Continente. Questo il risultato di una decina d’anni di politiche liberiste, senza investimenti per la crescita e i consumi, basata essenzialmente sulla più ferrea austerità e il controllo dei conti pubblici.

E' condivisibile allora che nel programma M5S-Lega ci sia la previsione della richiesta alla Unione Europea della modifica di alcuni trattati, perché le direttive arrivate dagli organismi europei hanno di sovente teso a imporre all’Italia unicamente politiche di questa specie, in nome del ridimensionamento del debito pubblico. Debito pubblico, si badi bene, che ha continuato a crescere nonostante la rigida applicazione del modello preteso dalla Ue a trazione tedesca e basato sul versamento di lacrime e sangue da parte dei cittadini italiani.

Stando a quanto trapelato, nel contratto tra Di Maio e Salvini si parla di possibilità di modifica dei trattati europei senza addentrarsi ancora nello specifico. Ma il punto in questione sembra fermo. Si era anche parlato di riferimento alla possibilità di uscire dalla moneta unica, ma questa parte è sparita prima della definitiva ufficializzazione dell'intesa programmatica, attesa a momenti. In pratica si discorre essenzialmente di una correzione di rotta dalle politiche di austerità verso politiche di espansione e crescita, senza tuttavia sfasciare i conti, o ripudiare l'adesione alla Ue.

I turbamenti di mercati e spread

Sulla eventuale messa in discussione dei trattati europei i mercati si erano subito agitati, e il Financial Times si era fatto interprete delle istanze: "Arrivano i barbari". Con Salvini pronto a ribattere: "Meglio barbari che servi". Nulla di sorprendente, si potrebbe dire. Normale agitare anche lo spauracchio dello spread in salita (come fatto notare dai grillini), per altro tornato giù in men che non si dica. La levata di scudi del sistema finanziario, ovviamente interessato, è perfettamente prevedibile.

Del resto come ha sottolineato l’economista Alberto Bagnai “dopo l'esperienza Monti, insediato con il ricatto dello spread, che ha fatto aumentare il debito di 13 punti di pil, se gli italiani sono disposti a accettare questo ricatto, allora direi che se lo meritano. Ma io non credo che siano disposti". Secondo l’economista “lo spread non dipende dal Dio mercato, ma da come viene gestito dalla Bce, adesso è basso nonostante il debito sia più alto e questo vuol dire solo una cosa: che il costo del debito pubblico viene gestito dalle politiche monetarie della Bce. Uno spread che salisse sarebbe indicazione di un atteggiamento ingiustamente aggressivo della Bce nei nostri confronti".

L'intervento di Fassina

Non per nulla sull'argomento interviene anche un esponente di Leu come Stefano Fassina. "Al di là della praticabilità di singoli punti di programma - afferma l'esponente di sinistra - l'offensiva della Commissione europea e degli interessi più forti dentro e fuori Italia contro il nascituro governo M5S-Lega ha un obiettivo politico preciso: come per Syriza in Grecia, l'obiettivo è confermare che non c'è alternativa all'ordine liberista dominante."

La sinistra tuttavia non può farsi schiacciare nel bipolarismo establishment-antistablishment. La strada da imboccare, per Fassina, è il patriottismo costituzionale, il primato della nostra Costituzione sui Trattati europei. Le nostre posizioni in Parlamento nei confronti del nascituro Governo M5S-Lega devono stare al merito: senza sconti su un posizioni inaccettabili su migranti, ma disponibile su pensioni , investimenti, contrasto alla povertà, ambiente. L'uscita dall'euro non è in discussione, ma è evidente che mercato unico europeo e moneta unico colpisco il lavoro e le classi medie.

L'Europa dei popoli

In ogni caso, chi si precipita a stigmatizzare, quasi fosse una cosa negativa, che il contratto Salvimaio (come direbbero al Fatto) contiene quella previsione di modifica, dimentica che il 4 marzo i cittadini hanno votato per i pentastellati e il Carroccio, anche perché si sono sempre detti pronti a modificare quei dettami e quel tipo di Europa, basata essenzialmente sui poteri della finanza, per cercare di trasformarla in una Europa più vicina alle esigenze dei popoli. E come farlo se non modificando prima di tutto i trattati? Una consapevolezza che negli ultimi tempi sembrava aver coinvolto perfino il Pd di Renzi.

Da questo punto di vista diventa inevitabile altresì la ridiscussione dell’inserimento in Costituzione del vincolo del pareggio di bilancio, una imposizione ereditata dal governo Monti e mantenuta dai successivi, che in definitiva soffoca la possibilità di perseguire politiche espansive e keynesiane. La strada maestra percorsa un tempo dalla sinistra storica ed eliminata negli ultimi tempi.

Elementi di destra e programmi di sinistra

Così come gli elettori hanno votato per Di Maio e Salvini perché da una parte proponevano cose come il reddito di cittadinanza (presente in tutta l’Europa meno che in Italia e Grecia), la lotta alla corruzione, la riforma della legge Fornero. E dall’altra il ridimensionamento della pressione fiscale, la gestione dei flussi migratori, l'abolizione della legge Fornero, più sicurezza ed altri punti fondamentali. Certo, se un governo giallo-verde dovesse nascere davvero, come sembra, alcuni punti risulteranno frutto di inevitabile mediazione. Ma non è detto siano proposte spurie da scartare a priori. L’atteggiamento giusto sarebbe quello di giudicare cosa i due schieramenti, forzati all’alleanza dal Rosatellum, sapranno proporre, e soprattutto cosa sapranno fare. Tutto il resto è strumentalizzazione o schieramento preconcetto. E, soprattutto, non serve agli italiani che attendono di avere un governo capace di far fronte agli impellenti problemi che incontrano ogni giorno. Un governo che abbia a cuore il miglioramento della loro condizione. Di avviare, per esempio, piani di investimenti e grandi opere per creare lavoro. Cosa di cui i due leader di 5stelle e Lega si erano riservati di discutere e che, alla fine, dovremmo trovare nel loro programma di governo.

E’ vero allora che l’alleanza tra Salvini e Di Maio pone dei problemi di identificazione, o posizione, a molti elettori, soprattutto provenienti dalla sinistra, che hanno scelto di votare per i Cinquestelle. Ma è proprio impossibile e controproducente provare a governare con la Lega? Chissà. Potrebbe addirittura verificarsi il curioso paradosso del constatare che in Italia i governi con l’etichetta di Centrosinistra hanno prodotto e realizzato in buona parte programmi di destra, mentre quelli con certe connotazioni, secondo alcuni, di destra potrebbero produrre e realizzare programmi di sinistra.