[Il retroscena] Salvini respinge, Toninelli salva. È scontro sui migranti tra Lega e Cinque Stelle

Il ministro dell'Interno furioso con il collega delle Infrastrutture che ha ordinato il recupero in acque libiche di 67 migranti già salvati da un'altra imbarcazione e che la Guardia costiera libica stava andando a prendere per riportare indietro. "Con Salvini ci siamo chiariti, gli ho spiegato che c'era un problema di ordine pubblico". Il segretario della Lega puntualizza: "La linea della fermezza è condivisa da tutto il governo che parla con una voce sola". Ma non sempre è quella di Salvini. La paralisi di governo, e parlamentare, si riflette anche su altre nomine. Rinviati alla prossima settimana Copasir e Vigilanza RAI. La Lega vorrebbe impedire la presidenza del Pd sui dossier degli 007

Danilo Toninelli, ministro delle Infrastrutture
Danilo Toninelli, ministro delle Infrastrutture

"Allineamento completo con il ministro Salvini, gli ho spiegato che a bordo della Vos Thalassa c'è stato un problema di ordine pubblico. E quindi tutto ok". Così il ministro Toninelli mentre alle sei del pomeriggio lascia  palazzo Chigi dopo un vertice con il premier Conte, la ministra della Difesa Trenta, il ministro degli Esteri Moavero e il vicepremier Di Maio. Solo che l'altro vicepremier, cioè Salvini, non era presente e "l'allineamento completo" di cui parla Toninelli è il tentativo un po' maldestro di archiviare l'ennesimo scontro con la Lega e il ministro dell'Interno sul dossier migranti. In realtà a notte fonda "il problema" è ancora in alto mare: la nave della Marina militare italiana Diciotti non ha ancora avuto indicazioni dal Viminale su quale porto fare rotta con il suo carico di 67 migranti. 

Un incidente dietro l'altro

Non si è ancora chiuso lo scontro con la ministra della Difesa Elisabetta Trenta - che non ha gradito lo stop, poi ritirato,  di Salvini alle navi militari della missione europea Sophia, ennesima invasione di campo del titolare dell'Interno - che se ne apre subito un altro. E alla vigilia del vertice europeo dei ministri dell'Interno a Innsbruck dove Salvini, e l'Italia, deve trattare questioni delicatissime sulla gestione dei migranti e la tutela delle frontiere. E l'affermazione del segretario della Lega  - "la linea della fermezza non è solo quella di Salvini" - ribadita ieri sera suona più come un avvertimento agli alleati di governo che come un dato acquisito e condiviso. Il titolare del Viminale non ha gradito - possiamo dire che è molto alterato - la decisione di Toninelli che ha ordinato alla Capitaneria di porto italiana un soccorso di naufraghi in acque SAR libiche mentre stava per intervenire la Capitaneria di porto di Tripoli. Tanto che ieri notte il Viminale non aveva ancora dato alla nave indicazioni sul porto dove attraccare. "Da parte del Viminale nessuna indicazione sul porto di arrivo" precisava ieri sera una nota del Viminale. Della serie: hanno voluto fare di testa loro, e adesso aspettano. Perché se la linea del governo è una sola, certamente è quella di Salvini e non di Toninelli.

La Vos Thalassa 

Diciamo subito che la ricostruzione dei fatti è stata assai laboriosa, a tratti reticente, fino a ieri pomeriggio.  Lunedì sera un rimorchiatore italiano, il Vos Thalassa, in supporto alle piattaforme di estrazione nel mar Mediterraneo, prende a bordo 67 migranti tra cui 3 donne e 6 minori che erano alla deriva su un barchino al largo di Zewarah, uno dei luoghi di partenza del racket dei trafficanti. I naufraghi sono già in salvo sul rimorchiatore che si trova in acque libiche - e che non avrebbe in alcun modo potuto portarli in Italia  - quando si avvicina una motovedetta libica che chiede l'affidamento dei naufraghi. A questo punto la ricostruzione dei fatti si fa un po' confusa. La versione che ieri mattina, in una telefonata molto concitata, Il ministro Toninelli fornisce al collega Salvini  è che, all'avvicinarsi di una motovedetta libica,
a bordo della Thalassa  sale la tensione. Le persone soccorse non hanno alcuna  intenzione di tornare in Libia, l'equipaggio della Thalassa viene minacciato (da due uomini, un ghanese e un sudanese poi identificati) e chiede aiuto alla Centrale operativa della Guardia costiera italiana che invia la Diciotti. La nave italiana raggiunge le acque SAR libiche ed effettua il trasbordo. È chiaro che questa operazione è avvenuta con il via libera del ministro Toninelli che, in quanto ministro delle Infrastrutture, è responsabile dei porti e della Guardia costiera. 

La rabbia di Salvini 

Lo sconto tra i due si manifesta via social. Salvini, che sta per andare in Calabria a visitare una baraccopoli  di lavoratori stranieri per lo più a nero, è furioso. Di prima mattina il suo staff fa comunicazioni perentorie. La prima, alle 7.41, è una minaccia: "La Thalassa è una nave privata, è intervenuta in acque libiche e ha anticipato l'intervento dei libici. La posizione del ministro dell'Interno è che la nave non avrà l'autorizzazione ad entrare nei porti italiani". Salvini, a quell'ora, non è stato ancora informato del fatto che i migranti sono stati presi in carico dalla Guardia costiera italiana. Venti minuti dopo, alle 8, arriva infatti la precisazione dello staff del ministro. Stizzita: "I migranti sono stati poi soccorsi dalla nave italiana Diciotti che pure era molto più lontana dal luogo del soccorso rispetto ai libici che erano invece pronti ad intervenire. Tutte le operazioni sono avvenute in acque sar libiche. La posizione del ministro non cambia, non darà l'autorizzazione, e di questa situazione sono stati informati il premier Conte, il ministro Toninelli, il vicepremier Di Maio". 

"Il tweet di  Toninelli: orgoglioso per il salvataggio"

Salvini è in viaggio per Reggio Calabria e appena atterra fa una scoperta che non deve piacergli. Toninelli, infatti, ha pubblicato un tweet in cui si dice "orgoglioso della Guardia costiera e della nave Diciotti ha perso a bordo 60 migranti che stavano mettendo a rischio la vita dell'equipaggio dell'incrociatore Vos Thalassa". A parte che il Thalassa è un rimorchiatore di 12 metri e non un incrociatore - appena sotto la portaerei -, si può immaginare cosa sia uscito dalla bocca del ministro dell'Interno nel vedere che Toninelli lo smarca a sinistra. Smentendo nei fatti, e anche "con orgoglio", la linea della fermezza del Viminale. Un "buonista" al governo e per di più a capo dei porti che sono cruciali nella gestione degli sbarchi. Un incubo per il segretario della Lega. La giornata prosegue con un crescendo di tensione, il premier Conte e Di Maio in mezzo a far da cuscinetto, Salvini furioso che minaccia di far saltare l'alleanza. Si trattiene solo perché il giorno prima il Presidente Mattarella gli ha suggerito di abbassare toni e temi sull'immigrazione. Il Viminale intanto  continua a far uscire "aggiornamenti" con la nazionalità dei migranti ("mi dite chi di questi fugge da guerre? chiede con sarcasmo Salvini), si capisce che crede poco alla versione di Toninelli che parla di "problemi di ordine pubblico", e continua a promettere: "Non diamo la destinazione alla nave Diciotti". Un giornata molto pesante. Nel pomeriggio Toninelli va a palazzo Chigi. Salvini non si presenta. "Non era prevista la sua presenza per impegni presi in precedenza" è la  versione del suo staff.  Sono invece presenti  i ministri Toninelli, Trenta e Moavero. L'obiettivo è stabilire una linea condivisa, anche dopo la penultima polemica, quella tra lo stesso Salvini ed il ministro della Difesa Elisabetta Trenta sulla missione Eunavformed. 

"Allineati e con una voce sola”

Al termine, fonti del Governo negano screzi spiegando che "ci sono leader politici che portano avanti principi e ministri che devono poi puntualizzare". Toninelli si spinge poi ad indicare anche l'ora dell'arrivo della Diciotti in Italia. Ma a stretto giro, l' "assente" del vertice, cui forse sono fischiate le orecchie, si fa sentire. Nessuna indicazione dal Viminale e' stata data sul porto di sbarco, ribadisce. E aggiunge irritato: "Non vedo perché una nave italiana debba entrare in acque libiche quando ci sono libici pronti ad intervenire. Andrò fino in fondo, se qualcuno scenderà lo farà per andare in galera"  Alla fine, la Diciotti, che continua a navigare verso nord, approderà presumibilmente in Italia. Forse già domani. Ma è chiaro che il "siamo perfettamente allineati" rivendicato da Toninelli all'uscita da palazzo Chigi suona come minimo fuori luogo. E che il dossier migranti continua a far emergere approcci diversi tra il segretario della Lega, con la politica "sbarchi  zero" e "poeti chiusi" e gli alleati 5 Stelle. 

Nulla da fare ancora per Rai, Copasir e Cdp 

Il punto è che le fibrillazioni non finiscono qua. Il testo del decreto Dignità non è stato ancora pubblicato in Gazzetta e continua la guerra sui voucher: la Lega li vuole, Di Maio no ("il testo non sarà annacquato"). Il 24 luglio è stato assegnato all'aula. Vedremo. In questo clima di marcamento a uomo e considerevole diffidenza, i 45 sottosegretari non hanno ancora ricevuto le deleghe dai rispettivi ministri. Pensiamo solo cosa potrebbe succedere se Rixi, sottosegretario ai Trasporti, dovesse avere, come chiede, la delega ai porti. A tutto questo si aggiunge il caos nomine a cui si intreccia quello sulle Commissioni di garanzia. La Lega alza il muro contro il Pd e non vuole che prenda la presidenza del Copasir che tocca per legge alle opposizioni. Salvini vorrebbe darla a Fratelli d'Italia, che però non sono opposizione. Qualsiasi cosa pur di impedire al Pd di avere accesso alle informazioni che contano, quelle sull'intelligence. Il Pd ha indicato Lorenzo Guerini, ma visto che non c'è l'accordo, ha congelato la lista dei nomi dei membri di Copasir e Vigilanza Rai (l'altra Commissione che tocca alle opposizioni) e ha rinviato tutto alla prossima settimana. Il Pd conta sull'intervento terzo del presidente della Camera Roberto Fico. "Solo lui - commentano i capigruppo -  può sbloccare la situazione. Diversamente, saremmo di fronte ad una grave violazione delle prassi democratiche". Un vero e proprio strappo istituzionale. La Vigilanza Rai dovrebbe andare a Forza Italia ma qui manca l'accordo interno e il duello è tra Gasparri e Romani. Berlusconi prova a rompere lo stallo lanciando un terzo nome, il giornalista Mediaset ora eletto in Senato Alberto Barachini. Se ne riparla il 18 luglio quando, oltre alla Vigilanza, dovrà essere nominato il Cda della Rai. Ma, prima di tutto questo, servono gli accordi. Nella maggioranza. E con le opposizioni.