[La polemica] Lega e M5s stanno violando la Costituzione che avevano difeso al referendum del 2016

Il contratto di governo prevede la nascita del Comitato di Riconciliazione, organismo non previsto dalla Carta. La stesura del programma senza il Premier di fatto svuota i poteri della carica rendendola simile a quella di un portavoce

[La polemica] Lega e M5s stanno violando la Costituzione che avevano difeso al referendum del 2016
di Michael Pontrelli   -   Twitter: @micpontrelli

Lega e M5s sono stati tra i principali oppositori del referendum costituzionale voluto da Matteo Renzi e bocciato dagli italiani il 4 dicembre 2016. Riforma che a detta loro avrebbe smontato la Costituzione. Fa dunque una certa impressione vedere oggi che gli stessi protagonisti di un anno e mezzo fa, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, stiano di fatto cambiando la Carta senza neanche passare dal voto popolare. Due le novità molto discutibili: il Comitato di Riconciliazione e il Premier portavoce.

Il Comitato di Riconciliazione affianca il Consiglio dei Ministri

La creazione del Comitato di Riconciliazione è prevista nel contratto di governo tra Lega e M5s rivelato dall’Huffington Post. Si tratterebbe di una struttura parallela al Consiglio dei ministri in cui regolare i dissensi nella cooperazione fra le due forze politiche dell’esecutivo gialloverde. Un organo non solo consultivo ma anche decisionale che approva o boccia con maggioranze di almeno due terzi. Fino a qui tutto bello. Peccato però che si tratti un istituto non previsto in Costituzione che crea un conflitto istituzionale, con il Consiglio dei Ministri, l’organo collegiale previsto dalla Carta come luogo dove discutere l’azione di governo.

Nella lunga storia repubblicana di fatto non c’è mai stato un governo monocolore. La stessa Democrazia cristiana, principale partito della Prima Repubblica, ha sempre guidato l’esecutivo o con il coinvolgimento diretto o con l’appoggio esterno dei suoi storici alleati: liberali, repubblicani, socialdemocratici, socialisti. Anche la seconda Repubblica è stata caratterizzata dalla alleanza di forze politiche affini ma diverse. Nessuno, in oltre 70 anni di storia, ha avuto la pretesa di far nascere organismi collegiali decisionali aggiuntivi a quelli previsti dalla Costituzione.

Il Premier portavoce figura di rappresentanza 

La seconda grande novità è meno strutturata e più informale e riguarda la nascita di fatto del presidente del Consiglio portavoce. Una figura a cui “affidare il contratto di governo scritto da Lega e M5s affinché lo legga ad alta voce in Parlamento” ha scritto ironicamente Antonio Polito sul Corriere della Sera. Eppure anche in questo caso la Costituzione parla chiaro. Il presidente del Consiglio è responsabile della politica del governo e deve dirigerla. Chi potrebbe essere in grado di fare una cosa del genere stretto tra due capi politici (Salvini e Di Maio veri detentori del potere) e il nascente Comitato di Riconciliazione?

Eppure, ha fatto notare ancora Polito, “tutti i partiti hanno presentato in campagna elettorale i propri candidati alla carica. I Cinquestelle hanno addirittura cambiato lo statuto per investire Di Maio e nel Centrodestra si stabilì con un apposito vertice che il premier in pectore sarebbe stato il primo arrivato tra i tre candidati”. Insomma sull’importanza del Presidente del Consiglio tutti sembravano essere d’accordo e a nessuno, solamente due mesi fa, sarebbe passato in mente di ridurre la figura alla stregua di un semplice portavoce, esecutore di programmi e ordini altrui.

Nel caso del Premier portavoce la questione più che giuridica (rispetto formale della Costituzione) è politica. Che credibilità avrebbe una figura simile in un vertice internazionale con i vari Trump, Merkel e Macron. Dovrebbe chiamare al telefono Salvini e Di Maio nel corso di ogni incontro? E chi chiamerebbe prima, il leader nordista o quello pentastellato? E in caso di dissidi dovrebbe aspettare la convocazione d’urgenza del Comitato di Riconciliazione?

Le cose da fare per evitare un pastrocchio 

La sensazione diffusa è che stia nascendo un vero e proprio pastrocchio. Per evitarlo ci sarebbe solo un modo: assegnare la figura di premier direttamente a Di Maio o Salvini e risolvere gli eventuali dissidi tra Lega e M5s senza la necessità di creare nuovi e discutibili organismi collegiali, estranei alla tradizione costituzionale del nostro Paese.