Salvini muro contro muro con Mattarella. D'Alema: "Se si torna al voto prendono l'80%". Conte in difficoltà

Il Colle continua a resistere alla nomina di Paolo Savona a titolare del Tesoro. Troppo rischioso e critico con l'Ue. Il Carroccio minaccia lo strappo. Di Maio tratta

Salvini, Mattarella, Di Maio
Salvini, Mattarella, Di Maio
TiscaliNews

Era già arrabbiatissimo e prometteva: "O si parte o non tratto più". Ora la posizione di Matteo Salvini  si fa ancora più radicale. Il leader del Carroccio non sopporta l'alt di Mattarella alla nomina di Paolo Savona come ministro dell'Economia del possibile governo targato M5S-Lega. Il Colle continua a resistere, Savona è stato uno degli economisti che collaborarono alla nascita dell'Eurozona e che videro l'Italia entrarci, fra molte perplessità. Non è necessariamente un nemico dell'euro e dell'Ue, ma da anni è fortemente critico per quel che è diventata l'Unione europea. Fatto che preoccupa non poco i partner dell'Italia. Ma Salvini non molla e sottolinea: se il governo dovesse saltare, se il premier incaricato Conte dovesse gettare la spugna, la consequenza è la"ulteriore frattura tra i palazzi del potere e gli italiani, non è questione di voto ma di rispetto del voto degli italiani". Poi la consegna della lista dei ministri indicati dal Carroccio al premier incaricato. Mentre in durante l'incontro organizzato da LeU, a colloquio con Piero Grasso, parte la profezia di Massimo D'Alema. 

"Prenderanno l'80% se si torna a votare"

Per D'Alema: "Se noi dovessimo andare alle elezioni sul veto a Savona, quelli prendono l'80%". L'ex leader del Pd si riferisce ad una nuova possibile impennata del gradimento degli elettori nei confronti di M5S e delle forze di centrodestra. Sarebbe il completamento della frattura tra "popolo" e "palazzi del potere" di cui parla Salvini, che per D'Alema si nutrirebbe di temi come "l'autonomia, la sovranità del popolo italiano, le ingerenze straniere". 

Il possibile piano di Salvini

Il leader della Lega torna ad alzare la voce e non molla su Savona responsabile del Tesoro. Secondo i ben informati, se i banco saltasse e il premier Conte non riuscisse a costruire il nuovo governo, l'eventuale ritorno alle urne ad ottobre vedrebbe con ogni probabilità crescere il gradimento della Lega e del centrodestra. A quel punto i tre alleati (Salvini-Berlusconi-Meloni) potrebbero chiedere con numeri più importanti alla mano il governo al Colle. Chi subirebbe il contraccolpo maggiore sarebbe il MoVimento 5 Stelle, diviso tra mediatori e governisti (Di Maio e Casaleggio) e i duri e puri rappresentati da Di Battista e Grillo, a cui non dispiacerebbe attestarsi ad un'opposizione puntigliosa. Dalla sua, il Quirinale chiede che il professore Savona faccia una esplicita dichiarazione preventiva di adesione ai parametri Ue e all'euro, se vuole la nomina a ministro. Ma su questo punto trovare un accordo appare difficilissimo. 

Di Maio, il mediatore

In questo momento di incertezza ed alta tensione, il ruolo di mediatore tocca al M5S di Di Maio: il premier incaricato, Giuseppe Conte, è espressione del MoVimento. E per tutto il tempo, le contrattazioni di Conte vengono seguite da Di Maio, che tenta di stemperare le polemiche su Savona, presentando una lista di altri nomi che tranquillizzerebbero il Quirinale. Ma sul probabile ritorno al voto in autunno, i Cinque Stelle cominciano da attrezzarsi: fonti parlamentari parlavano già di un'idea balenata nelle ultime ore nel Movimento: quella di tornare alle urne facendo asse con la Lega e "spartirsi" con l'alleato il voto del Nord e del Sud. Sempre se Salvini non farà muro, puntando tutto sulla coalizione di centrodestra.

Bordate a Cinque Stelle

Ma verso il Colle ci sono anche esponenti 5 stelle che non risparmiano critiche al Colle. "Nessuno in questi 80 giorni ha voluto forzare la mano, nessuno ha voluto fare di testa sua, ma c'è un limite a tutto" avverte il deputato Manlio di Stefano mentre altri parlamentari si esercitano su quelle che dovrebbero essere le prerogative del Colle nei confronti del premier incaricato. "La sovranità appartiene al Popolo. Lo dice la Costituzione. Nessuna ingerenza verrà tollerata" attacca la vicepresidente M5s della Camera, Maria Edera Spadoni. E mentre il guru di Rousseau, Davide Casaleggio, si dice "fiducioso" che si risolva la crisi sul nome di Savona, anche il presidente della Camera, Roberto Fico, esponente dell'ala ortodossa del Movimento promuove il contratto tra M5s e Lega ad "alleanza parlamentare". La nostra, ricorda, "è una Repubblica parlamentare e su dei punti programmatici il Parlamento fa nascere i Governi. Funziona così".