[Il retroscena] Il ritorno di Toti, perdonato da Berlusconi: "Fai tu il pontiere con Salvini"

Il governatore della Liguria era in "freddo" da quando Berlusconi si era operato al cuore, nel 2016. Da allora si era visto più con Salvini e Meloni che con i forzisti e ha litigato con Niccolò Ghedini per le liste per le Politiche. L'ex premier lo ha chiamato per scegliere il candidato sindaco di Imperia ed è scoppiata la pace: "Mi hai sempre detto le cose in faccia, senza sotterfugi". Domenica hanno cenato insieme a casa di Francesca Pascale. "Silvio è in forma, ho già sentito il segretario della Lega e la presidente Fdi: veti su di lui sono irricevibili", ha detto

Berlusconi e Toti
Berlusconi e Toti

Non si parlavano  da Natale, quando a chiamare il presidente di Forza Italia per gli auguri era stato il governatore della Liguria. “Non lo sento da un po’”, aveva ammesso con sincerità rispondendo ad una domanda. Giovanni Toti aveva ballato per una sola stagione, nei primi mesi del 2014, quando era sembrato che potesse essere proprio lui, dopo tanti falsi allarmi, il delfino designato dal Cavaliere. Pochi mesi di apprendistato per essere poi isolato dalla vecchia guardia degli azzurri e considerato addirittura un “ribelle” sino dall’indomani dell’operazione al cuore di Silvio Berlusconi, nel giugno del 2016. L’ex direttore Mediaset, divenuto consigliere politico del fondatore e poi balzato come se niente fosse alla guida di quella che era stata una Regione “rossa”, aveva subito pure l’onta di vedersi falcidiati i “suoi” candidati per il Parlamento, gli assessori liguri Ilaria Cavo e Marco Scajola da lui fortemente sostenuti. E  in quell’occasione  il presidente della Liguria si era infuriato con Niccolò Ghedini, che delle liste era stato il supervisionatore. Poi, col passare delle settimane, le storie sono diventate ancora più tese. Il casus belli era stato l’esclusione di Silvia Sardone dalla giunta della Lombardia, che gli aveva suggerito parole particolarmente dure contro “un partito che fa scelte irrazionali, dove non esiste più la meritocrazia”. 

Raggiunto il livello di guardia, è stato proprio il legale del Cavaliere a cercare un confronto con l’ex habituè di Arcore, che per quasi due anni era stato utilizzato come “ambasciatore” azzurro con la Lega. Dopo quattro mesi di buio e di sospetti, aggravati da quel pranzo galeotto con Matteo Salvini a Portofino proprio all’indomani del risultato elettorale e da quei continui appelli al partito unico del centrodestra, il 5 aprile ha alzato il telefono e lo ha cercato, quando c’era da decidere il candidato sindaco a Imperia, lo sfidante dell’ex coordinatore nazionale azzurro e ministro Claudio Scajola. 

E’ durante quella conversazione “cordiale”, riferita proprio da Toti, che è iniziato il disgelo. “Aiutami a capire cosa ha in mente Matteo Salvini”, ha chiesto l’ex premier all’ex consigliere. Così, nemmeno dieci giorni dopo, Toti è stato “riammesso”. Non nella residenza-ufficio del leader di FI, ma, addirittura, nella villa di Francesca Pascale, sempre in Brianza, ma in un contesto molto più riservato (e lussuoso, pure). Domenica sera la coppia di “padroni” di casa e il governatore, accompagnato dalla moglie, anche lei direttore Mediaset, si sono incontrati a cena. Gli ospiti hanno portato in dono una grossa confezione di pesto ligure, di Pra, rigorosamente senza aglio, come piace al Cavaliere. "E, 

I due si sarebbero chiariti rispetto alle incomprensioni dei mesi scorsi: il giornalista avrebbe smentito qualunque “intelligenza col nemico”, il leader della Lega, e di sostenere il disegno di voler costruire un partito “arancione” - che era il colore della sua civica - in contrapposizione con quello degli azzurri, mentre il fondatore ha negato di voler essere un ostacolo al “rinnovamento” di Forza Italia. Anzi, il Cavaliere avrebbe chiesto all’ex braccio destro di dargli una mano, di giocare “un ruolo più importante nel partito”, compatibilmente col ruolo di governatore. Il quale, il giorno seguente, si è precipitato a chiarire la sua posizione davanti ai microfoni di TgCom: “Non sono affatto un eretico. Cerco solo di dare dei contributi e dei suggerimenti al mio partito”. All’ex delfino, Berlusconi ha riconosciuto “di avere sempre esposto chiaramente e alla luce del sole le sue teorie, anche quella sul partito unico, senza ricorrere ai sotterfugi”, confermando implicitamente di avergli assegnato il compito di fare da pontiere col segretario della Lega, col quale le cose vanno così così. Scottato dall’esperienza del passato, quando si vide azzoppato dalle gelosie degli altri colonnelli di FI, Toti, parlando sempre in tv, ha fatto professione di umiltà: “Quella sul mio ruolo nazionale è una domanda inesistente”. Proprio davanti alle telecamere dell’ex azienda del quale è stato a lungo dirigente, ha chiarito di non avere alcuna intenzione di fare le scarpe al fondatore usando una metafora che certamente non deve avere infastidito il leader: “In Gran Bretagna nessuno mette in discussione la regina Elisabetta nonostante ci sia una democrazia che funziona bene; per Forza Italia è la stessa cosa: chi dice che Toti mette in discussione Berlusconi lo fa in malafede semplicemente per non confrontarsi”. Incassato questo nuovo arruolamento e il riconoscimento pubblico, il neo-pontiere, che gode di un ottimo rapporto anche con Giorgia Meloni, si è rimesso a dare la linea: “Ho trovato un presidente Berlusconi molto attento, molto ragionevole, come sempre, e molto determinato a dare il proprio contributo a trovare una soluzione di governo utile al Paese, con senso di responsabilità e senza inutili protagonismi”. 

Forza Italia vuol far parte del nuovo esecutivo, anche se questo durerà un solo anno, fino alle prossime Europee, e avrà solo un programma minimo e  ben definito di cose da fare. Il Cavaliere lo ripeterà anche ai suoi gruppi parlamentari, che incontrerà - riuniti - a Montecitorio, mercoledì sera. Bene la responsabilità, giusto il dialogo coi Cinquestelle, ma il governatore della Liguria non è disposto a sentir parlare di veti: “Io vorrei sapere cosa ne pensa il M5S del programma del centrodestra. Il veto è irricevibile per noi e anche per Salvini e Meloni. Io il centrodestra l’ho trovato compatto, ho visto Berlusconi ieri sera e ho parlato con Salvini e Meloni: c’è la consapevolezza che il centrodestra è una entità unica”, ha aggiunto, parlando con Paolo Liguori. Il pontiere, insomma, è già al lavoro. .