[Il retroscena] La quota cento per le pensioni subito e un “gabinetto di guerra” per sfidare l’Europa su reddito di cittadinanza e flat tax. La strategia dei Cinque Stelle

Il capo del Movimento spiazzato per il protagonismo della Lega sterza sui provvedimenti economici. Convoca a Palazzo Chigi insieme a Conte quello che sarà il team economico del governo: Giovanni Tria, Enzo Moavero Milanesi e Paolo Savona. L’ordine è “fare presto”. Si comincia con la quota cento nelle pensioni e poi subito in pressing sull’Ue per avere più soldi. Il titolare di via XX settembre già oggi e domani a Parigi e Berlino. Al ministro euroscettico affiancato come sottosegretario l’ex vicesegretario di Palazzo Chigi scelto da Berlusconi

Di Maio ora ha fretta di realizzare il 'suo' programma
Di Maio ora ha fretta di realizzare il "suo" programma

Il protagonismo debordante di Matteo Salvini e il risultato negativo del voto nei Comuni ha fatto scattare l’allarme. In casa Cinquestelle sono molto preoccupati per la deriva securitaria che il leader della Lega ha fatto prendere al governo e temono di restarne travolti. Non avendo le forze per contrastarla direttamente, Luigi Di Maio è andato allora in pressing sul premier Giuseppe Conte perché aprisse in fretta e furia l’altro dossier, quello economico. E’ su questi temi che il Movimento 5 stelle ha fatto l’asso pigliatutto nella distribuzione dei ministeri ed è qui che i grillini pensano di poter caratterizzare la loro presenza nel governo. Così ieri di primo mattino sono partite le convocazioni e per la prima volta nella nuova legislatura a Palazzo Chigi si è riunito il “Gabinetto di guerra” dell’economia italiana. Così plasticamente si è presentata la squadra di coloro che si occuperanno di questo tema così delicato e così “attenzionato” dalle autorità europee. A parte il capo politico dei Cinquestelle, gli altri “ospiti” dello studio-appartamento del premier erano tutti professori non proprio di primo pelo: il ministro dell’Economia Giovanni Tria, il ministro degli Affari europei Paolo Savona e il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi. Con Di Maio e Conte saranno i cinque registi di tutti gli atti di politica economica, a partire dal Def fino alla delicatissima legge di bilancio che sarà in discussione a partire da ottobre. 

Partire

“Dobbiamo partire e accelerare”, è l’invito che il capo pentastellato ha rivolto agli altri partecipanti al vertice.  All’incontro si è parlato dell’intervista del titolare del ministero di via XX settembre  al Corriere della sera nella quale  rassicurava i mercati internazionali e i partner europei sul fatto che l’Italia avrebbe rispettato i parametri Ue, e questa linea è stata condivisa da tutti. Addirittura Savona, che aveva visto sfumare la sua nomina a titolare dell’Economia proprio a causa delle sue dichiarazioni contro l’euro, sembra essersi convinto ad abbassare i toni. “Io non voglio far tremare l’Europa, non devo dare lezioni a nessuno”, ha confermato verso sera, partecipando alla presentazione del suo ultimo libro.  Il professore stoppato da Sergio Mattarella perché spaventava le Cancellerie europee, ha fatto pubblicamente una mezza marcia indietro addirittura sull’Euro: “L’Euro non solo ha aspetti positivi ma indispensabili: se vuoi avere un mercato unico, devi avere una moneta unica. La sua costruzione, però, va perfezionata”. Parole che devono essere sembrate un assist insperato alla missione che è stata assegnata al nuovo capo della diplomazia. “Dobbiamo cambiare passo e adottare una nuova strategia nei confronti dell’Europa; la musica deve cambiare”, ha chiesto il vicepremier.  

Contrattare con la Ue

Il governo “populista” ha affidato proprio ai suoi membri che lo sono di meno il compito di contrattare con l’Unione nuovi spazi di flessibilità. La richiesta di una nuova negoziazione potrebbe arrivare nel corso delle riunioni dell’Eurogruppo e dell’Ecofin del 21-22 giugno, ma servirà un lavoro preparatorio. Ecco perché il professore-ministro che scriveva libri con Renato Brunetta incontrerà oggi e domani gli omologhi francese e tedesco, Bruno Le Maire e Olaf Scholz, rispettivamente a Parigi e Berlino. La linea è anticipata senza troppi giri di parole proprio dal ministro per le Politiche europee: “C’è un vincolo europeo, il tetto del 3 percento nel rapporto deficit/Pil, che dobbiamo rispettare, ma abbiamo anche un mandato dagli elettori e quindi dobbiamo trovare una conciliazione. La mia idea è che debba essere l’Europa a trovare una soluzione se non vuole incappare in un problema al voto del 2019”. Elettori contro Europa: il mantra è questo. Per dimostrare che il governo gialloverde sul tema vuole fare sul serio, al professore andranno le deleghe per i rapporti con la Banca centrale europea e con la Fed. In compenso i due vicepremier hanno deciso di affiancargli nel ruolo di sottosegretario agli Affari Europei il giurista Luciano Barra Caracciolo, che non può proprio essere considerato un “falco” dal momento che è stato vice segretario generale alla Presidenza del Consiglio durante il secondo governo di Silvio Berlusconi. 

I ministri Tria e Savona

Realizzare le promesse

Ma a cosa dovrebbero servire i soldi in più che l’Italia chiede di poter spendere superando quel limite? Sono necessari per realizzare quasi tutte le promesse elettorali fatte dal duo Cinquestelle - Lega, un programma costosissimo perché unisce le richieste del Sud a quelle del Nord. Senza flessibilità non potranno essere finanziati né la flat tax né il reddito di cittadinanza.  Il premier Conte ha ascoltato i suoi collaboratori per tre ore e, insieme, hanno convenuto che l’unica misura economica realizzabile prima ancora di aprire il fronte con l’Ue è la cosiddetta “quota cento”. Nel “contratto di governo” l’avevano spiegata così: “Daremo fin da subito la possibilità di uscire dal lavoro quando la somma dell’età e degli anni di contributi del lavoratore è almeno pari a 100, con l’obiettivo di consentire il raggiungimento dell’età pensionabile con 41 anni di anzianità contributiva, tenuto altresì conto dei lavoratori impegnati in mansioni usuranti”. Quel “fin da subito”, secondo il vicepremier pentastellato, andrebbe tradotto in un’ “ora”. La copertura è stata individuata dagli economisti del Carroccio già prima del voto: le risorse accantonate per le clausole di salvaguardia per i cosiddetti esodati della legge che porta il nome dell’ex ministra del governo di Mario Monti e quelle investite nel cosiddetto ape social, cioè 2,6 miliardi di euro in dieci anni. Si parte subito. E la nomina dei sottosegretari, cui seguirà quella dei presidenti delle commissioni parlamentari, dovrebbe consentire di far approvare i provvedimenti con una certa rapidità. 

Il Def

Il primo documento economico sarà il Def, di cui si inizierà a discutere il 19 giugno al Senato. Non si tratterà  di una discussione banale perché il governo di Paolo Gentiloni e l’allora ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan - allora in carica per “l’ordinaria amministrazione” -  avevano scritto appositamente un provvedimento “light”, limitandosi ad aggiornare i dati tendenziali, ovvero  a fotografare la situazione della finanza pubblica a politiche invariate. Il vero Def sarà dunque la risoluzione che l’esecutivo ha già cominciato a scrivere e che, come ha anticipato Tria, non sarà per niente di rottura. Da quest’anno non partiranno  né la flat tax né il reddito di cittadinanza. Ecco perché i pentastellati vogliono accelerare almeno sulle pensioni. Su infrastrutture e Ilva ci saranno invece maggiori difficoltà. Sulla Tav, infatti, il capo politico dei pentastellati ha problemi in “casa” e sull’acciaieria di Taranto è entrato in conflitto addirittura col fondatore del movimento. Già il primo luglio Arcelor Mittal può formalmente chiudere l’acquisto degli stabilimenti anche  senza un accordo con i sindacati e in ballo ci sono quattromila lavoratori in esubero.