La rivoluzione del M5s: lavorare tutti, lavorare meno. Settimana di 4 giorni

Illustrato alla Camera il #ProgrammaLavoro. Via la riforma Fornero sulle pensioni, il diritto all'assegno scatta dopo 41 anni di contributi. Divieto di fare politica per almeno 3 anni agli ex sindacalisti

La rivoluzione del M5s: lavorare tutti, lavorare meno. Settimana di 4 giorni
di Michael Pontrelli   -   Twitter: @micpontrelli

Prosegue la stesura del programma elettorale del M5s che alla Camera ha presentato le linee guida sul lavoro, uno dei temi più delicati per l’Italia alle prese da anni con una profonda crisi occupazionale. Le linee guida, votate online da 24 mila iscritti al Movimento e illustrate da una delegazione capeggiata da Luigi Di Maio, contengono idee decisamente innovative, destinate a sollevare non poche polemiche nel dibattito politico. 

Lavorare meno, lavorare tutti per fronteggiare effetti dell'innovazione 

L’idea forte è sicuramente quella relativa alla riduzione dell’orario di lavoro ispirata al principio di “lavorare meno, lavorare tutti”. Strada, secondo i Cinquestelle, obbligata per fronteggiare le conseguenze derivanti dall’innovazione tecnologica ed in particolare dall’uso sempre più massiccio nei processi produttivi di robot e intelligenza artificiale. L’obiettivo è superare l’attuale modello delle 40 ore e dei 5 giorni lavorativi per arrivare ad un monte orario più basso distribuito su 4 giorni. La proposta si ispira quindi alle famose 35 ore settimanali introdotte in Francia nel 2000. 

Superare equivoco che produttività è legata a numero ore lavorate 

Secondo il M5s “bisogna uscire dall’equivoco che lavorare più ore equivale ad essere più produttivi” e una conferma arriverebbe dai paesi nord europei “che sono i più ricchi e quelli dove si lavora di meno”. Il motivo? “La produttiva dipende dalla qualità della occupazione”, conclusione su cui già da tempo c’è ampio consenso tra gli economisti.

Diritto a pensione dopo 41 anni di contributi 

Per quanto riguarda le pensioni la proposta più innovativa è quella di incentivare “la staffetta generazionale” riducendo l’orario di lavoro degli anziani in uscita in cambio di nuove assunzioni. L’assegno verrebbe garantito con 41 anni di contributi versati a prescindere dall’età anagrafica. Un completo ribaltamento quindi delle regole stabilite dalla contestatissima riforma Fornero. Altro tema caro ai pentastellati è infine quello dei lavori usuranti, il cui riconoscimento andrebbe esteso ad un numero maggiore di categorie oggi ingiustamente escluse.

Duro attacco ai sindacati: sono casta 

La parte più politica del programma riguarda invece l’attacco frontale al sindacato. Parole durissime sono state pronunciate durante la presentazione da Di Maio: “L’attuale modello non è più accettabile perché ha deciso di non rappresentare più i lavoratori ma i propri privilegi, facendosi casta”. Concretamente cosa vuole fare il M5s? L’idea è semplice: introdurre un periodo di decantazione dai 3 a 5 anni prima che un sindacalista possa candidarsi in politica o entrare in un consiglio di amministrazione aziendale.