E' in prigione ma incassa 25 milioni di euro, Alfredo Romeo è il carcerato più ricco d'Italia

Il pressing politico sul caso Consip non lo aiuta, ma nel frattempo l'assemblea dei soci ha deliberato la distribuzione degli utili

Alfredo Romeo
Alfredo Romeo
Redazione Tiscali

Gli affari della Romeo gestioni, società amministrata da Alfredo Romeo e che ha le chiavi in mano della maggior parte dei palazzi romani, vanno a gonfie vele. Lo si evince dal maxi-dividendo pari a 25 milioni di euro incassato dall’imprenditore mentre ancora si trova a Regina Coeli. Nel corso dell’ultima assemblea dei soci, dove a rappresentarlo c’era il figlio Diego, il direttivo ha deliberato la distribuzione dei 25 milioni di euro dell’utile: 2,5 euro per azione. Di questi 2,5 milioni di euro sono già in tasca al padre, che ne ha piena disponibilità con i limiti naturali della carcerazione (la somma non è sequestrata dalla procura di Roma), mentre gli altri 22,5 milioni di euro arriveranno nei prossimi giorni. Romeo, in cella dallo scorso prima marzo, controlla il 97,89 per cento della Romeo gestioni, mentre il restante 2,11 per cento appartiene alla moglie Maria Vittoria Parisio Perrotti. Il tribunale della libertà, in attesa del processo che si terrà ad ottobre, dovrà pronunciarsi entro metà luglio sul suo stato detentivo. Va comunque detto che il pressing politico sul caso Consip non aiuta l’imprenditore.

Azzerati i vertici della Consip

Nel frattempo, su richiesta del ministero dell’Economia, i due consiglieri del Tesoro, il presidente Luigi Ferrara e Marialaura Ferrigno, si sono dimessi facendo così decadere l'intero board della società controllata dal Mef. Di conseguenza salta anche l'amministratore delegato Luigi Marroni, uno dei protagonisti dell'inchiesta sulla centrale acquisti della Pubblica Amministrazione e "accusatore" del ministro Lotti sulla rivelazione del segreto d'ufficio. Accuse che però il diretto interessato ha sempre respinto. Luigi Marroni, poche ore prima dello show down deciso da Pier Carlo Padoan, è stato nuovamente convocato come teste nell’inchiesta Consip. Qui ha confermato la versione data fin dalla prima testimonianza, dicendo cioè di essere stato avvisato dell’esistenza di microspie messe nel suo ufficio dalla procura di Napoli dall’allora sottosegretario Luca Lotti (oggi ministro) e da altissimi ufficiali dei carabinieri.

Un caso che preoccupa il governo

Le dimissioni dei vertici Consip potrebbero disinnescare la mina del voto delle mozioni che puntavano il dito contro il management, ma non è ancora detto che il peso delle responsabilità non finiscano col gravare sul titolare del dicastero dello sport. Gaetano Quagliariello e Andrea Augello, firmatari della mozione che ha innescato il nuovo dibattito all'interno dei partiti, faranno un punto nelle prossime ore, e decideranno se ritirare o meno il testo. Lo stesso faranno i Democratici e Mdp, che appunto a differenza degli altri chiede in modo netto la sospensione delle deleghe del ministro. Difficile comunque che l'Aula del Senato scelga di non affrontare tout court l'argomento: quindi, almeno una discussione in Assemblea dovrebbe essere assicurata.

Salvini chiede a Marroni di restare per dire ciò che sa

Il leader della Lega, Matteo Salvini, si è spinto oltre chiedendo a Luigi Marroni di restare: "Non vorrei - afferma Matteo Salvini - che azzerassero tutto perché c'è chi vuole parlare. Marroni se ha sollevato dubbi su appalti, politica e sinistra deve poterlo dire e noi non accetteremo che venga silenziato" con le dimissioni. Sulle barricate anche M5S, che accusa il Pd di fare "un semplice gioco politico: per non votare le mozioni al Senato hanno fatto dimettere due membri del Cda". Quella appena iniziata sarà dunque una settimana cruciale: toccherà infatti a Marroni, che secondo quanto si apprende è intenzionato a tenere duro non dimettendosi, convocare l'Assemblea dei soci per il rinnovo del management Consip. Appuntamento che, agenda alla mano, non dovrebbe venire fissato prima di martedì, giorno in cui governo e maggioranza si dovranno confrontare in Parlamento sulle mozioni. "Abbiamo calendarizzato la discussione martedì mattina alle 11. Sarà quello il momento - osserva il presidente di Palazzo Madama Pietro Grasso - per capire come andare avanti".