[Il retroscena] Le poltrone pesanti per fermare lo strapotere del “governo Salvini”. Così Di Maio tenta di arginare l’alleato

Ai 5 Stelle la delega telecomunicazioni e servizi segreti. Ieri sera lunga riunione del Consiglio dei ministri per completare la squadra di governo. Assegnate 45 nomine per 6 viceministri e 39 sottosegretari. Salvini blinda il Viminale con Candiani e Molteni e il Mef con il professor Geraci. Putiniani e Link campus tra Esteri (Delre e Di Stefano) e Difesa (Trenta e Tofalo). Tornano in squadra Buffagni, Spadafora e Castelli. I tentativi di Salvini di allargare la maggioranza a Fratelli d’Italia cui potrebbe andare il Copasir. E anche la vicepresidenza della Camera

Di Maio e Salvini
Di Maio e Salvini

Superati a destra e a sinistra e in una sola settimana dal “governo Salvini”, i 5 Stelle corrono ai ripari come possono e a cominciare dalla squadra di governo. Tenendo in casa, tanto per cominciare, alcune deleghe chiave dell’esecutivo e che la Lega aveva considerato già acquisite. Senza però fare i conti con “l’oste”, cioè il premier Conte e il vicepremier Di Maio. Così, la delega per le telecomunicazioni - territorio delicatissimo per le aziende di Silvio Berlusconi e su cui Salvini si era ipotizzato avesse già raggiunto un accordo con il Cavaliere affidando la delega ad Armando Siri, il teorico della flat tax e anche ex giornalista Mediaset - resta invece nei cassetti di Luigi Di Maio. Stessa storia per la delega ai servizi segreti, dossier sempre sensibile per ogni nuovo esecutivo che entra nella stanza dei bottoni di palazzo Chigi: nell’incertezza, in pole erano il pentastellato Rocco Crimi e il Richelieu padano Giancarlo Giorgetti, la delega alla fine è rimasta sulla scrivania di Giuseppe Conte. Il premier è duramente provato da questi giorni in cui, ovunque sia andato, prima in Canada a Charlevoix alla riunione del G7 e poi di ritorno a Roma in piena emergenza Aquarius, si è ritrovato scavalcato da qualche tweet del vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini. Se non è direttamente “colpa” di Salvini, il segretario della Lega - vedi ieri con il durissimo scontro con la Francia di Macron - è comunque coinvolto. Meglio allora ristabilire gerarchie e spazi. Autoassegnarsi, ad esempio, la delega ai servizi segreti e quella strategica delle Telecomunicazioni. E piantare alcune bandierine qua e là nella mappa del potere del governo giallo-verde. 

Cdm la sera tardi 

Il Consilgio dei ministri è durato poco più di mezz’ora. Veloce confronto sulla crisi della nave Acquarius e su quella con la Francia Macron. Gli interessati - Conte, Salvini, Di Maio e Giorgetti - si erano sentiti più volte durate la giornata ed è stato ritenuto “non opportuno” scaricare tensioni su un tavolo, quello del Cdm che aveva all’ordine del giorno il completamento della squadra di governo. Non che ce ne fosse bisogno, ma certo il segnale che difficilmente ci sarà una gestione collegiale delle crisi. E’ stato anche comunicato che in genere le riunioni del Consilgio dei ministri avverranno più o meno sempre la sera tardi. Se così sarà, significa che non ci sarà mai tempo per le conferenze stampa. E quindi per la normale dialettica, domande e risposte, con la stampa. Significa che il governo Lega-5 Stelle ha scelto di comunicare con una modalità inedita: dichiarazioni senza interlocuzione, tweet, facebook.  I media, tutti, avranno la funzione di amplificare le comunicazione ma non di analizzarla.   

45 nomine  

Sono due in più del previsto. L’elenco è stato definito in questi giorni di estenuanti trattative che però “ancora stamani, fino al giuramento in orario alle 13” - è stato l’avvertimento dato ieri sera ai cronisti - “potrebbero subire qualche modifica”.  I viceministri sono 6 e i sottosegretari 39; 25 sono di area 5 stelle - molti parlamentari ma anche ex ministri papabili secondo la squadra presentata prima delle elezioni -17 di area Lega, 2 tecnici (Michele Geraci e Luciano Barra Caracciolo) e un rappresentante del Maie, gli italiani all’estero che hanno votato la fiducia al governo. 

Rispetto alle indiscrezioni dei giorni scorsi, le novità segnate in rosso riguardano entrambi i soci della maggioranza. In casa 5 Stelle, il senatore Vito Crimi ha strappato la delega all’editoria al giornalista, ora senatore, Primo Di Nicola. Alla fine è entrato nella squadra di governo anche Vincenzo Spadafora: il quarantenne nato politicamente con Mastella, passato in squadra con Rutelli, poi con Forza Italia (ebbe la presidenza dell’Authority all’Infanzia) e infine, almeno da un paio d’anni, suggeritore attento delle scelte politiche di Luigi Di Maio,  ha avuto la delega alle Pari Opportunità e giovani. Spadafora, a lungo incoronato ministro, poi decaduto fuori dal recinto del governo, è invece rientrato. In queste lunga trattativa, Il Fatto Quotidiano ha pubblicato alcune intercettazioni, prive di rilevanza penale, dell’inchiesta G8 tra Spadafora e Balducci, l’allora commissario ai Lavori Pubblici.  

Viminale, cabina di regia della Lega 

Se c’è un ministero fortemente salvinizzato, questo è senza dubbio il Ministero dell’Interno. Lo schema delle nomine doveva essere in origine di tipo verticale - a ciascuno il proprio dicastero - per rispettare maggiormente l’univocità delle due forze politiche. Invece poi è prevalso lo schema orizzontale, detto anche del “marcamento a uomo”, per cui Lega e 5 Stelle hanno deciso di controllarsi a vicenda in veste di viceministro o sottosegretario. Al  Viminale  Salvini ha voluto raddoppiare e ha voluto accanto a sè due veri pretoriani del “capo” come Nicola Molteni e Stefano Candiani, due fedelissimi cui affidare a occhi chiusi il ministero ogni vota che Salvini sarà chiamato a fare soprattuto il segretario del partito. I 5 Stelle hanno indicatoil senatore Luigi Gaetti e il deputato Carlo Sibilia, due normi “storici” del Movimento, entrambi alla seconda legislatura, mai venuti allo scoperto in questi giorni di totonomine.  

Il marchio della Link Campus

Vengono dall’università privata, eccellenza in campo di sicurezza e intelligence, legata anche a Putin alcuni ministri e sottosegretari di peso. E’ docente alla Link la ministra della Difesa Elisabetta Trenta ed è stato allievo di alcuni master il sottosegretario Angelo Tofalo, già membro del Copasir nella passata legislatura quando fu protagonista di un episodio un po’ ambiguo (entrò in contatto con una persona poi arrestata per traffico d’armi).  Alla Difesa anche il leghista Raffaele Volpi, lunga esperienza in commissioni parlamentari legate alla Difesa e alla Nato. 

E una docente della Link anche la viceministra agli Affari esteri Emanuela Del Re. A fare da guardia a Enzo Moavero Milanesi (“vediamo quanto sta in piedi questa cosa” ebbe a dire il giorno del giuramento) alla Farnesina, anche l’onorevole Manlio Di Stefano, alter ego di Di Battista nella passata legislatura, e molto attivo nella Commissione Esteri dove si è distinto per posizioni nettamente antisemite e a favore della Palestina. Di Stefano è “amico” di Putin ed è stato ospite a Mosca, così come Salvini, dei convegni di Russia Unita. Basta vedere come è andato il G7 di Charlevoix per  capire dove tira il baricentro del governo. 

Di Maio e Salvini durante i lavori per il "contratto"

Le sorprese ai super ministeri economici 

Se Salvini ha deciso di blindarsi al Viminale, Di Maio fa altrettanto nei ministeri economici. A Lavoro ha chiamato il bresciano Claudio Cominardi che nella passata legislatura è stato in Commissione Lavoro e ha lavorato sulla riduzione dei compensi degli amministratori pubblici. La Lega si “accontenta” di Durigon. Allo Sviluppo economico Di Maio ha chiamato Andrea Cioffi e Davide Crippa.  Ed è in questo ministero chiave per le politiche sociali ed il consenso,  che Salvini ha deciso di calare due jolly come Dario Galli, ex presidente della provincia di Varese, e il professor Michele Geraci. Palermitano, 51 anni, accreditato economista e docente di finanza in tre prestigiose universitànell'area di Shanghai, Geraci da tempo teorizza la compatibilità tra flat tax e reddito di cittadinanza. Il suo  nome non era mai comparso nel totonomine ma è stato già volte citato da Salvini che ne parlò anche come possibile premier. Tria e Geraci: c’è già chi scommette sulle scintille. 

Le sorprese sono arrivate al Mef dove Di Maio ha tenuto il punto scommettendo tutto su Alessio Villarosa e Laura Castelli che occupa la casella di viceministro dell’Economia. La trentenne piemontese con un passato da no Tav, sarà la controllora del ministro Giovanni Tria che nel fine settimana ha dato qualche preoccupazione a Salvini e a Di Maio con un’intervista in cui in pratica ha congelato tutta la parte economica del contratto del governo del cambiamento. Castelli, dopo due settimane di “dentro-fuori”, ha ottenuto un posto di grande peso e responsabilità nonostante qualche manina nei giorni scorsi avesse allungato a Di Maio vecchie mail della Castelli che raccontavano episodi riservati della vita 5 Stelle nella prima legislatura. Interessa vedere come Di Maio abbia voluto smarcarsi da logiche di delazione e vendetta che hanno spesso fin qui guidato le scelte dei 5 Stelle. 

Il caso Buffagni

Da jolly della squadra 5 Stelle a indesiderato. Poi salvato e recuperato come sottosegretario agli Affari regionali. Non un granché rispetto alla potente delega alle Partecipate comprensiva di tagli di cui si è tanto parlato in questi mesi. Ma pur sempre uno strapuntino nella squadra di governo. Il caso Stefano Buffagni aveva segnato un po’ la giornata ed è emblematico degli equilibri in casa 5 Stelle. Enfant prodige del grillismo in chiave Casaleggio, Buffagni è un giovane lombardo di ottime relazioni che si è fatto le ossa in consiglio regionale della Lombardia e che ha mostrato di sapersi trovare subito a proprio agio in Parlamento. Motivo per cui è forse anche il 5 Stelle con migliori relazioni tra i leghisti e nel mondo dell’impresa. Buffagni era destinato al Mise o al Mef, a dare una mano a Di Maio. Poi qualcosa si è rotto nel rapporto di fiducia. Silurato da Salvini (che l ha denunciato per diffamazione)? O da Di Maio che ha mal sopportato la sicurezza con cui Buffagni si è mosso in Parlamento in questi mesi? Posiamo dire sicuramente ripescato da Davide Casaleggio.  

Una curiosità: della squadra dei ministri ombra presentati da Di Maio il primo marzo, si salvano in pochi. A parte Conte diventato premier, pochi entrano nella squadra di governo: Lorenzo Fioramonti e Salvatore Giuliano (entrambi all’Istruzione affidata ad un leghista); ma anche Emanuela Del Re (Esteri), Vincenzo Zoccano (sottosegretario alla presidenza del Consiglio) e Alessandra Pesce (Politiche agricole).

Le Commissioni, il Copasir e le “sostituzioni” 

I sottosegretari giurano oggi alle 13. Poi i gruppi devono subito avviare le procedure per fare le Commissioni e iniziare finalmente a lavorare. I Presidenti di commissione sono infatti l’ultimo tassello che manca per far partire la legislatura. Gira qualche nome: Carla Ruocco potrebbe diventare la presidente della Commissione Bilancio; così come Renata Polverini (Forza Italia) potrebbe diventare presidente della Commissione Lavoro. Polverini dovrebbe stare all’opposizione (è con Forza Italia). Ma la coalizione di centrodestra si sta muovendo con grande scaltrezza in queste ore. Una cosa sola (nelle amministrazioni locali) ma difesa in tre in Parlamento (Lega al governo, Fi all’opposizione, FdI astenuta), dà la sensazione di marciare separata per poi colpire unita. Tentare cioè, tra un anno circa, il colpo di mano e cambiare la maggioranza in corso di legislatura.  I 5 Stelle sono avvisati. Motivo per cui stanno vivendo molto male l’attivismo di Salvini in questa prima settimana: da socio di minoranza con il 17%, si è trasformato nel detentore della Golden share. E ora, proprio Salvini, potrebbe tentare il colpaccio con le commissioni: affidare a Forza Italia quella sul Lavoro; a Fratelli d’Italia, in quanto presunta opposizione, quella sul Copasir che invece spetterebbe al Pd; a Forza Italia in quanto opposizione quella sulla Vigilanza Rai (sulla tv pubblica ieri sera Salvini, ospite di Lilli Gruber, ha lanciato un vero e proprio editto).

Insofferenza con l’alleato

I 5 Stelle sono avvisati. E cominciano ad essere insofferenti con l’alleato Salvini. La gestione della nave Aquarius è molto criticata dalla base. “Diciamo che da un ministro non mi aspetto post su Facebook da bimbiminkia” ha scritto il deputato Andrea Colletti.  Oggi la Camera deve eleggere un nuovo questore 5 Stelle (al posto di Fraccaro diventato ministro per i Rapporti con il Parlamento)  e un vicepresidente al posto del leghista Fontana (anche lui ministro). Il nuovo questore dovrebbe diventare Federico D’Inca, testa e cuore pensante a sinistra nella grande famiglia grillina. Ma all’ufficio di presidenza la Lega potrebbe tentare una manovra di sostituzione ed eleggere uno di Fratelli d’Italia. 

Sono tutti indizi di un’ egemonia leghista che i 5 Stelle già iniziano a sopportare malvolentieri.