[Il reportage] Il linciaggio del Pd con la clava della paura e il nemico invisibile. Minniti: "Problema gigantesco, ma abbiamo speso tre miliardi per la sicurezza"

L’appello del ministro: "Attenzione a strumentalizzare la sicurezza. Poi è facile andare oltre e superare i confini della democrazia". Come seconda tappa della sua “essenziale” campagna elettorale, Minniti sceglie Firenze. E si leva qualche sassolino dalla scarpe. Sulla manifestazione di Macerata e l’uso politico della paura. “Nessuna timidezza, l’antifascismo è la nostra storia. Ma dobbiamo rispettare i sentimenti delle comunità”. Critiche a chi ha ferito il carabiniere, “quella roba lì non c’entra con i valori di una grande democrazia”. Renzi giovedì sarà in alta Vesilia, a Sant’Anna di Stazzema. Dove i nazifascisti trucidarono 560 persone

[Il reportage] Il linciaggio del Pd con la clava della paura e il nemico invisibile. Minniti: 'Problema gigantesco, ma abbiamo speso tre miliardi per la sicurezza'

Farsi sentire parlando con voce ferma ma bassa mentre tutti gli altri intorno urlano. La "settimana di Macerata", come prevedibile, leva al Pd e restituisce a Lega e centrodestra. Ieri mattina i sondaggi di Euromedia reasearch diretti da Alessandra Ghisleri davano il partito di Renzi sotto il 20 per cento. Più che prevedibile dopo otto giorni in cui è stata ammazzata una ragazza – anzi due, ma la seconda non è “utile” ai toni di questa campagna elettorale perché in fondo l’ha uccisa “solo” un tranviere italiano – e poi fatta letteralmente a pezzi; gli indagati sono tre nigeriani tutti richiedenti asilo e come tali ospitati in strutture a spese dello stato italiano; un pazzo imbottito di ideologie fasciste e razziste crede di fare giustizia sparando a caso su immigrati e ne colpisce sei; la sinistra fuori dal Pd ha pensato bene di provare a raccattare qualche voto in più chiamando in nome dell’antifascismo una manifestazione che il sindaco di Macerata aveva sommessamente chiesto di non organizzare. Non per paura, ma per rispetto di una cittadina scossa. Otto giorni che contano anche un carabiniere ferito (a Piacenza) da gruppi antagonisti di sinistra che volevano impedire l’inaugurazione di una sede di Casapound formazione di estrema destra; un gioielliere che per evitare una rapina spara al rapinatore e lo uccide (è successo nel napoletano); il leader di Casapound, movimento che corre per le elezioni del 4 marzo, entrare a Montecitorio e qui spiegare il suo programma politico identitario, nazionalista, razzista e omofobico.

Tutto in otto giorni

Inevitabile per il partito di maggioranza che ha governato negli ultimi cinque anni finire in una sorta di linciaggio collettivo armato da chi non ha di meglio da fare che sfruttare la paura per raccattare voti. In questo clima, il segretario del Pd Matteo Renzi ricomincia la settimana dalla parola chiave – sicurezza- e dal ministro dell’Interno Marco Minniti che della sicurezza è il titolare. Renzi e Minniti ricominciano da Firenze e da alcuni concetti chiari. “Non fidatevi degli estremisti, poi lo saranno in tutto, anche nelle scelte economiche” dice Renzi incontrando a Firenze e poi a Prato prima le categorie economiche, poi i sindaci e infine i cittadini nella sede storica del Pd alle “Vie Nuove”. “La sicurezza è una questione gigantesca e una grande forza politica non la strumentalizza perché poi è molto facile andare oltre il terreno e i confini della democrazia” argomenta Minniti. E tanto per chiarire da che parte sta il Pd, oltre alle manifestazioni antifasciste già convocate per il 24 febbraio, giovedì mattina il segretario salirà nell’Alta Versilia, a Sant’Anna di Stazzema dove il 12 agosto del 1944 le SS e la Brigata Mussolini consegnarono ai carnefici oltre 560 innocenti, donne, bambini, anziani, Gli uomini non erano in quelle case, avevano raggiunto da un pezzo le brigate partigiane che tenevano il fronte lungo la linea Gotica. Fu una delle più atroci rappresaglie nazifasciste. Una delle pagine più dimenticate della nostra storia. Chissà quanti urlanti di queste ore la conoscono.

"Il nemico invisibile"

"Accusato” di parlare poco, il ministro dell’Interno che vanta otto mesi col segno meno sul fronte sempre difficile degli sbarchi, è in realtà un appassionato oratore. Vecchia scuola, pause, modulazione delle voce, frasi corte, scandite. Una tecnica precisa. Andrebbe ripassata. La scena è il teatro Niccolini a due passi da Santa Maria del Fiore e dalla Cupola di Brunelleschi.. “Che ci facciamo, vi chiederete, in un teatro (che è un gioiello del '600, ndr) a parlare di sicurezza?” aveva detto Renzi prima di dargli la parola. "Perché siamo un paese bello e sicuro e di questo dobbiamo essere orgogliosi" è la risposta del ministro. La platea sembra amica, come lo era stata nella prima parte della mattinata con le categorie del commercio e come lo sarà a pranzo poi al circolo Vie Nuove, storica Casa del popolo, e poi a Prato e a Bologna dove Minniti visita il carabiniere ferito. La campagne elettorali sono fatte apposta per promesse e slogan. Ma questa ha un nemico in più, "invisibile" che si chiama "logoramento delle parole". Se ne usano troppe, a vanvera, a sproposito. E allora, di fronte a questo nemico, "la cosa migliore è far parlare i fatti", rimetterli al centro della scena. "E noi siamo in una posizione fortunata perché di fatti ne abbiano tanti e siamo nella condizione felice di poter dire, dopo 5 anni, che vi consegnamo un paese migliore di quello abbiamo trovato".

Tre miliardi per le forze di polizia

I fatti, visto che si parla di sicurezza, è i governi del Pd hanno "ridato al comparto sicurezza quello che era stato tolto dai governi di centrodestra e garantito quello che serve per i e anni". Ai tempi di Tremonti, quando la soluzione erano i tagli lineari, fu bloccato il turn over, congelato il pagamento degli straordinari, tagliati i fondi per i mezzi. Minniti rivendica e mette in fila: "Il turn over è garantito al 100 per cento ed è attivo un piano quinquennale che punta a colmare i vuoti di organico che ormai contano 30 mila unità; è stato fatto il riordino delle carriere e rinnovati contratti fermi da otto anni; stanziati e versati fondi per i mezzi". Sono tre miliardi destinati unicamente alle forze dell'ordine perché "possano lavorare con serenità e le spalle coperte". Minniti lo definisce "il più imponente sforzo per la sicurezza degli ultimi anni". Il ministro è stato accolto in città anche da una dozzina di striscioni avversi e da un allarme bomba. I primi sono stati subito rimossi. Il secondo alla fine si è rivelato infondato. Salvini ha candidato capolista a Bologna un poliziotto sindacalista di ultra destra. Ma su questo tema ha poco da dire anche lui.

"Una questione gigantesca"

Il ministro ha con sè solo un foglio di carta dove sono fissati i punti da toccare nella sua lunga giornata: la sicurezza, il caso Macerata, le manifestazioni, il carabiniere ferito, l'immigrazione. In questi lunghissimi otto giorni Minniti ha parlato poco ma fatto molto. Molti, invece, e anche da sinistra, hanno provato ad attaccarlo accusandolo di aver lasciato spazio alla paura anziché all'orgoglio. Il ministro non ci sta. E, ora che il sabato delle manifestazioni è finito e Macerata può forse riprendersi un po' di normalità, si leva qualche sassolino dalla scarpe. La sicurezza, dice, è una "questione gigantesca" e il Pd si è sempre rifiutato di "sovrapporla alla parola emergenza e alla questione migratoria". Così deve fare "una grande forza politica: non strumentalizzare ma cercare di capire e di parlare al cuore e all'intelligenza dei cittadini". Usare la paura, cavalcarla, può offrire solo "rendite fragili" che "facilmente possono andare oltre i confini della democrazia".

Le mille facce di Macerata

"Ci sono momenti in cui la storia squaderna all'improvviso sul tavolo questioni gigantesche" dice Minniti. Macerata è certamente una di questi e "noi, io, il Pd, ce ne siamo accorti subito avendo compreso i rischi della strumentalizzazione politica ma anche la necessità di rispondere sul terreno dei grandi valori e, al tempo stesso, di ascoltare i sentimenti di quella comunità. Sentimenti che non possono essere troppo piccoli per la grande politica. Abbiamo cercato di farli convivere". Dunque a Macerata c'è stata la storia di Pamela, "il suo strazio", e "la rappresaglia aggravata dall'odio razziale" di un soggetto che ha colpito "dopo essersi imbevuto per anni di fascismo e nazismo". Questa è stata subito la reazione del Pd, "queste cose noi le abbiamo dette subito chiedendo però anche a tutti di tenere bassi i toni e di non strumentalizzare". Non è andata così. Purtroppo. E i "piccoli sentimenti" di quella comunità e del suo sindaco sono stati usati dalla grande politica che ha preteso e voluto andare a manifestare nonostante la richiesta dei cittadini di Macerata di ritrovare un po' di pace. Minniti insiste su questo punto: "I sentimenti di quei cittadini rappresentati dal loro sindaco non erano e non sono in contraddizione con i grandi valori che una democrazia deve difendere. Il Pd, dieci anni fa, è nato per questo. E se non lo avessimo fatto allora, lo dovremmo fare con urgenza adesso".

Le manifestazioni

Ha un rospo in gola che voleva sputare da giorni, almeno da giovedì della scorsa settimana quando da destra, e da sinistra, hanno iniziato a provocarlo sulla manifestazione di sabato che il sindaco supplicava di non autorizzare. “Sono personalmente molto contento che manifestazione sabato (a Macerata, che con scuole e negozi chiusi su ordine del sindaco, ndr) sia andata bene. Ma lo voglio dire qui in modo chiaro: in 14 mesi del mio incarico, solo una volta ho vietato una manifestazione ed è stato venerdì scorso, sempre a Macerata, ed era quella di Forza Nuova (è stato denunciato il leader locale, ndr). E aggiungo che sabato in tutta Italia ci sono state 150 manifestazioni (in memoria delle foibe, ndr) e una solo è andata male, quella di Piacenza. In una grande democrazia le manifestazioni non si vietano ma si regolano. L’unico confine che non può essere superato è quello della violenza”.

Il carabiniere ferito

La giornata di Minniti è non solo un incontro con i cittadini e quindi una tappa della sua “limitata” campagna elettorale. Quella di ieri è stata la seconda uscita. La prima è stata a Pesaro, il suo collegio, mercoledì della scorsa settimana. E’ anche, soprattutto, l’occasione per replicare a giorni di allusioni e critiche di certa stampa e certa sinistra. Durissimo, quindi, l’attacco a chi - gruppi antagonisti di sinistra - sabato a Piacenza ha mandato all’ospedale un carabinieri in ordine pubblico a Piacenza dove Casapound inaugurava una sede. “I valori antifascisti li difendiamo ovunque e contro chiunque con le forze di polizia. Ma cosa c’entrano i principi della nostra Cositituzione con l’aggressione del carabiniere a Piacenza?”. Già, con c’entrano? Il Pd condanna gli uni e gli altri.

Immigrazione

E’ pura “demogogia” sovrapporre sicurezza con emergenza e flussi demografici. Allora ecco, in modo chiaro e trasparente, come il Pd gestirà il dossier immigrazione. “Chi ha ucciso Pamela e Jessica deve essere consegnato alle parie galere e restarci fino all’ultimo giorno. Questo è la certezza delle pena” dice e ripete Matteo Renzi ricordando come Berlusconi abbia firmato una sanatoria, nel 2011, per 800 mila tunisini. E come Salvini, nel 2001, sia andato a cercare voti in una moschea in Lomabrdia. Minniti fa un passo in più. “Noi (oltre ad aver diminuiti gli sbarchi e avviato una politica di rimpatri assistiti dal Niger, circa 20 mila persone dal 2016 a ogi, ndr) andremo avanti con i corridoi umanitari dalla Libia per chi ha diritto e gestiremo tramite le ambasciate sul posto il flusso dei migranti economici. Gli altri alzano muri, noi governiamo i processi. Che è l’unica cosa che può essere fatta”.

Minniti e il Pd

Al Circolo Vie Nuove, tra crostini, ribollita con cavolo nero e Chianti rosso, non ci sono podi né palchi. La situazione è più informale. Da queste parti non si mandano a dire le cose. E al ministro e al segretario in piedi in mezzo ai tavoli, entrambi molto applauditi, tanto vale dirle in faccia. A chi alimenta i sospetti di una rivalità tra i due, a chi ogni giorno sui giornali ipotizza e tifa per nuove scissioni, Minniti risponde così: “Ho cambiato dall'interno tanti partiti, ma non ho mai cambiato partito. Non l'ho cambiato finora, non lo cambierò mai”. Al Pd il ministro dell’Interno affida un ruolo quasi salvifico. “Mai come adesso il futuro dell'Italia e il futuro di un partito sono apparsi così fortemente intrecciati. Mai come adesso è chiara la funzione nazionale di un partito”. Minniti non lancia allarmi. Ma a modo suo, con le sue conoscenze, sta dicendo che esiste una problema di tenuta democratica. Basta non cavalcarlo.

"Un se ne po’più"

Alle Vie Nuove il dibattito parte da solo e coinvolge subito entrambi, senza sconti specie per una scissione che la base ancor stenta a credere. Figurarsi a capire. Minniti smussa e guarda avanti. “Dovete impegnarvi” dice ai militanti del Pd. Eh si ministro, perché qui “un se ne po’ più.…” gli va sulla voce un militante. Ecco, non ci poteva essere modo migliore per chiudere l’appello al voto. "Si può imparare dagli errori - ha aggiunto Minniti - ma non si può ogni volta ripartire da zero. Un grande paese non può vivere sempre con la sindrome dell'anno zero”. Ripartire dalle cose fatte per farne altre, continuarle. E’ il programma del Pd. Renzi e Minniti sembrano fiduciosi e motivati. Il segretario ripete che “il Pd può essere il primo partito in Parlamento”. Per Minniti votare centrodestra sarebbe “andare indietro”. I 5 Stelle “un passo verso l’ignoto”. Il Pd è “il presente e può essere il futuro”. Ma se il sondaggio di Ghisleri, fotografa la verità, la distanza da recuperare in meno di tre settimane è tanta.