[L'intervista esclusiva] Musumeci: "Io, condannato a vincere. Basta rassegnazione e trasformismo, vi spiego come cambierò la Sicilia"

Parla il candidato governatore del centrodestra: "Il trasformismo è una tara genetica dei siciliani. I chiacchierati e quelli che cambiano casacca sono una realtà. Mi appello alla gente perbene perché torni a votare"

Nello Musumeci
Nello Musumeci

È il candidato presidente della Regione Sicilia dato come vincente da tutti i sondaggi. Ma siamo solo ai primi giorni di campagna elettorale. E il suo esito molto dipenderà dai candidati. Anche la candidatura Cancelleri, dei Cinque Stelle ė ritenuta una candidatura che potrebbe rivelare delle sorprese. Il voto di protesta potrebbe trovare in lui una calamita. In questa intervista a Tiscali.it, Nello Musumeci, candidato del centrodestra fa un appello ai siciliani perché vadano a votare. Lui che pure si è battuto per le liste pulite, prende atto che molti candidati sono chiacchierati. «Del resto il trasformismo in Sicilia è malattia di vecchia data».

Onorevole Nello Musumeci chi è il nemico della Sicilia?
«La rassegnazione. È il sentimento prevalente per il quale questa terra è destinata alla paralisi, allo stallo. La convinzione che qui, nulla cambi. Una terra irredimibile. Non è un caso che ancora oggi le persone anziane continuino a ripetere "come finisci si cunta", come a dire racconteremo la fine, quasi a volersi affidare al fato, quasi che il destino prescinda dalla volontà di ognuno di noi».

Campagna elettorale. Impressionano due cose: i passaggi di casacche (quattordici deputati regionali del centrosinistra candidati con il centrodestra) e i candidati, cosiddetti impresentabili, per pendenze penali o per rapporti di parentela con pregiudicati, condannati e indagati.
«E dove è la novità? Gli uni e gli altri appartengono alla storia politica di questa regione. Sono 70 anni che si pratica il trasformismo e, secondo gli antropologi, si tratta di una tara genetica del popolo siciliano. Il salto sul carro del vincitore, già nella passata legislatura, ha visto più della metà dei 90 deputati dell'Assemblea Regionale cambiare gruppo o schieramento. Quanto agli 'impresentabili', le liste - e non solo quelle regionali - sono state sempre affollate nel tempo da personaggi discussi, opachi, chiacchierati, contigui. Quest'anno per la prima volta un candidato alla presidenza della Regione ha posto il tema con un appello fermo e deciso a tutte le forze politiche affinché vigilassero in maniera particolare nell'elaborazione delle liste. Quel candidato sono io. Non si tratta di fare valutazioni di carattere penale – a quelle ci pensano le leggi dello Stato – ma di applicare criteri etici e di opportunità politica. Sono convinto che un piccolo passo in avanti sia stato compiuto. Temo, purtroppo, che trattandosi di un fatto culturale radicato ci vorranno ancora anni prima di parlare di “liste pulite” come di un ricordo. Mi piace ripetere spesso, durante i miei interventi, che una classe politica sana viene espressa da un elettorato sano, quindi saranno i cittadini attraverso il voto, a fare l'opportuna selezione».

La Sicilia e la sua crisi. Crisi del polo chimico e dell’auto. La risorsa beni culturali e turismo possono rappresentare il valore aggiunto per una terra bellissima e una regione che cerca una sua identità?
«Stiamo pagando le conseguenze di un modello di sviluppo sbagliato che ha inseguito una industrializzazione assolutamente avulsa dalla vocazione e dal contesto territoriale. Ancora una volta, l'Isola è stata trattata come una colonia: i colossi petrolchimici hanno utilizzato gli interventi pubblici per fare affari e al primo segnale di crisi del mercato hanno tirato i remi in barca lasciando nella disperazione migliaia di lavoratori. Tutto ciò, dopo avere provocato incalcolabili danni alla salute delle comunità locali. Difficile dire quanti siano stati nel tempo i decessi per tumore causati dall'inquinamento dell'aria, della terra e del mare. Ecco perché si deve puntare su una agricoltura di qualità e su un turismo destagionalizzato, che si alimenti soprattutto del segmento culturale, in una terra che è un museo a cielo aperto. Per farlo servono qualità dei servizi, programmazione e un patto operativo tra soggetti pubblici e privati».
Se lei dovesse essere eletto presidente della Giunta regionale della Sicilia, quale sarà il suo primo atto pubblico?
«Sarà rendere omaggio a tutte le vittime della mafia. La criminalità organizzata è un cancro che ci portiamo dietro da 150 anni e ricordare la memoria delle decine e decine di caduti per la legalità significa testimoniare a tutti che l'onestà è il prerequisito per costruire un progetto di sviluppo concreto e alternativo».

I sondaggi danno lei vincitore. Ma anche che l’astensionismo sarà molto alto. Una conferma della crisi della politica?
«La Sicilia vive la stagione più drammatica dal Dopoguerra. Non andare a votare non sarebbe una protesta ma una diserzione, un atto di viltà poiché in democrazia, si sa, decide chi vota e vince chi ha più voti. Ecco perché spero che la gente perbene torni a votare per esprimere un voto di testa e non di protesta».