Urne aperte in Molise, "l'Ohio" d'Italia: ecco perché il voto nella piccola regione sarà determinante per il governo

Occhi puntati sulla regione dove domenica prossima si eleggerà il consiglio regionale. Dopo una settimana toccherà al Friuli: un test anche nazionale?

Di Maio e il candidato molisano Greco
di An. L.

Qualcuno ha azzardato a chiamarlo l'"Ohio" d'Italia. Il 22 aprile in Molise si terranno le elezioni regionali, le più osservate della sua storia, probabilmente. Quello che accadrà nella più piccola tra le regioni ordinarie - appena 300 mila abitanti - potrebbe essere molto indicativo di ciò che potrebbe succedere a livello nazionale. Visto lo stallo nel quale ci troviamo dopo le elezioni del 4 marzo, dove la formazione di un nuovo governo non sembra essere proprio a portata di mano, il risultato del Molise (e una settimana dopo quello del Friuli Venezia Giulia) potrebbe servire da impulso per nuove consapevolezze intorno a un'ipotesi di governo. Come?

Ipotesi di governo ed equilibri molisani

Mentre si va ipotizzando un "esecutivo del presidente" - Mattarella sarebbe pronto a dare l'incarico alla presidente del Senato, Elisabetta Alberti Casellati -, le trattative tra le forze politiche sembrano essersi impantanate. Allo stato dell'arte, il M5S insiste nella sua posizione di voler fare eventuali accordi con Salvini ma non con Berlusconi, mentre attende che il Pd, lacerato al suo interno dopo la batosta elettorale, decida se seguire Renzi o dialogare con Di Maio. Dall'altra Salvini, che rivendica la leadership del Centrodestra maldigerita da Berlusconi, puntella i pentastellati intimandogli di non porre veti. Esattamente quelli che, a ben vedere, lui sta ponendo nei confronti del partito guidato da Martina ("mai accordi con il Pd", ha detto giusto ieri il leader del Carroccio). 

In questo contesto appare anche naturale che gli obiettivi siano puntati sulle urne molisane, dove alle elezioni politiche, il Movimento 5 Stelle aveva ottenuto il 44 per cento dei voti e il suo candidato Andrea Greco oggi è considerato il favorito. A poca distanza però c'è il nome schierato dal centrodestra, Donato Toma, mentre Carlo Veneziale del centrosinistra è dato a una decina di punti di distanza. Quest'ultimo è l'assessore allo Sviluppo uscente, sceso in campo dopo il rifiuto del governatore, Paolo di Laura Frattura (Pd).

Guardando ai risultati elettorali delle ultime politiche si può anche tentare di intuire il perché. Il partito ha preso appena il 20 per cento, meno della metà dei 5Stelle (44%) e arrivando a dieci punti di distanza dal centrodestra. Quindi giochi già fatti? Non ancora. Innanzitutto c'è da dire che il M5S va meglio alle politiche che alle amministrative. Per esempio in Sicilia nell'ultima tornata ha preso 500 mila voti in più delle regionali del 2017, mentre nel Lazio Roberta Lombardi ha preso 200 mila voti in meno rispetto al suo partito alle poltiche lo stesso giorno.

Chi vincerà in Molise?

Partendo da questo assunto quindi è possibile che in Molise sia avvantaggiato il candidato si centrodestra, Donato Toma, presidente dell’ordine dei commercialisti e docente di Diritto tributario all’Università degli studi del Molise, vicino a Forza Italia. Lo scenario è dunque il seguente: se dovesse vincere il candidato del centrodestra le conseguenze potrebbero essere diverse, a seconda che tra i partiti della coalizione vinca Forza Italia o la Lega. Nel secondo caso, Salvini trarrebbe forza dal risultato proiettandola sugli equilibbri interni del centrodestra, altrimenti sarebbe l'ex Cavaliere a pretendere più voce in capitolo. 

Una perdita di consensi da parte del M5S, d'altro canto, potrebbe in qualche modo condizionare le trattative e il rapporto di forza all'interno dei canali di confronto per la formazione di un governo, a favore del centrodestra. Così come una vittoria del giovane candidato pentastellato molisano Greco verrebbe vista come una conferma dell'aria che tira a favore delle stelle. Lo stesso Di Maio sembra essere consapevole dei rischi: "Il voto regionale può avere un valore nazionale quando vanno al voto più regioni, di grandi dimensioni e quando il voto è temporalmente distante da un voto nazionale - ha detto il leader pentastellato -. Qui non c’è nessuno di questi tre casi. E quindi i risultati elettorali del Friuli-Venezia Giulia, come anche quelli del Molise, non possono avere una concreta influenza sulle vicende nazionali".