[Il retroscena] La rabbia del Papa contro la prova muscolare di Salvini sulla nave dei disperati e degli innocenti

L’intervento a gamba tesa di Salvini come minimo ha suscitato sorpresa e incredulità in Vaticano poiché ci si aspettava certo un giro di vite in materia immigrazione, ma non così repentino e in assenza di una legislazione organica rivista e ponderata. Se il governo pensa di attaccare l’inerzia altrui inaugurando la propria inerzia di fronte all’emergenza umanitaria, certamente per gli immigrati in mare sarà dura. Sulla pelle delle vittime non si stipulano giusti trattati

Papa Francesco
Papa Francesco

Se qualcuno volesse sapere cosa pensa papa Francesco della brutta vicenda della nave Aquarius, carica di migranti in situazione di emergenza e non accolta dall’Italia, non può saperlo se non indirettamente, dal momento che finora su questa tristissima vicenda ha taciuto. Ma qualcosa di molto chiaro si può intuire in maniera indiretta: quale posizione hanno espresso organismi cattolici impegnati nel sociale e, in secondo luogo, quale è la posizione di Francesco a proposito dell’immenso fenomeno migratorio attuale.

Chiarissimo appare il disappunto della Chiesa sulla sparata muscolare di Salvini e del tergiversare della compagine governativa in Italia. In prima pagina sull’Osservatore Romano è apparso un grande titolo a cinque colonne che riassume un implicito riconoscimento di come poteva terminare positivamente questa vicenda dolorosa: “La Spagna accoglie i migranti del’Aquarius”. Sotto inteso che al quotidiano della Santa Sede non sarebbe per nulla dispiaciuto che  fosse stata l’Italia – prima ancora della Spagna,come il buon senso lasciava pensare – ad accogliere i 629 migranti vittime di questo ennesimo scaricabarile tra chi deve salvare le vite in mare. “Mettere in salvo vite – si legge in un comunicato del Centro Astalli gestito a Roma dai gesuiti che si occupano in prima linea di immigrati - è un atto di umanità che non può essere oggetto di trattative politiche o dispute tra governi”. E pertanto “atti dimostrativi  che hanno conseguenze  serie sulla già precaria condizione di donne, bambini e uomini, non risolvono  nulla in assenza di politiche di lungo termine che prevedono vie legali di ingresso. Al contrario vanno ad aumentare il rischio di morte in mare di innocenti in cerca di salvezza”. Chiaro dunque che l’intervento del ministro dell’interno Salvini viene giudicato un atto dimostrativo dannoso e affrettato. Anche don Luigi Ciotti presidente di Libera, molto vicino alla sensibilità di Francesco in tema di esclusione sociale e di giustizia nei confronti dei poveri ha sottolineato che “l’immigrazione non è un reato, essere contro la vita delle persone è un crimine di civiltà”. Il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura, notissimo biblista di fama internazionale ha lanciato stamani un hashtag sul web richiamando un passo chiarissimo del Vangelo: “Ero straniero e non mi avete accolto”. Un monito di Gesù essenziale dell’essere cristiani su cui saranno giudicati nel giudizio universale. Quasi a dire con chiarezza che le politiche di riordino in materia di immigrazione in Europa non possono essere fatte scontare dagli immigrati  abbandonati in mare prima di nuovi accordi.  L’hanno capito numerosi sindaci di città marinare che si son detti disponibili ad accogliere la nave nei loro porti senza oneri per lo Stato. E perfino un sindaco M5S.  

L’intervento a gamba tesa di Salvini  come minimo ha suscitato sorpresa e incredulità nell’ambito del volontariato, ma anche in Vaticano poiché ci si aspettava certo un giro di vite in materia immigrazione, ma non così repentino e in assenza di una legislazione organica rivista e ponderata. In genere la Santa Sede ha sempre manifestato disagio a fronte di posizioni propagandistiche che penalizzano esclusi e immigrati, preferendo legislazioni concertate a livello internazionale quando i fenomeni sono di natura e dimensione internazionale. Se il governo pensa di attaccare l’inerzia altrui inaugurando la propria inerzia di fronte all’emergenza umanitaria, certamente per gli immigrati in mare sarà dura. Sulla pelle delle vittime non si stipulano giusti trattati. Ha un bel dire il governo a gridare ai quattro venti che si vuol restare umani, se poi il ministro in maniera repentina e puntigliosa piazza il suo bell’hashtag affermando che “l’Italia ha smesso di chinare il capo e di ubbidire, stavolta c’è chi dice no”.  Ma – ci si può chiedere  - quale colpa hanno le donne, i bambini e gli uomini raccolti in mare, se gli Stati europei faticano a darsi una legge più equa e solidale perché spinti più che da visioni di solidarietà e giustizia da visioni egoistiche, xenofobe e razziste? La gente  cui la politica ha gridato in continuazione che gli immigrati sono un pericolo per la sicurezza e il lavoro degli Italiani, non può giustificare la miopia della politica che vive di rendita sulla paura. Può piacere a Francesco questo genere di politica? Certamente no. E’ noto oramai al mondo intero che giustizia e solidarietà di fronte a un fenomeno epocale come l’immigrazione sono una posizione di base del pontificato di Francesco. Se non altro perché egli ha colto la gravità del fenomeno che, se non verrà affrontato con lungimiranza politica ed economica, segnerà la decadenza dell’Occidente.

Per saperne di più basta tenere presente, tra l’altro, il famoso messaggio di Francesco per la Giornata mondiale del migrante e de rifugiato dello scorso 24 gennaio. Il papa propone un intervento organico di vasto respiro riassunto nel titolo del messaggio: accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e rifugiati. I verbi usati sono scelti e chiari. Non c’è la parola “respingere”. Accogliere – spiega tra l’altro Francesco – significa anzitutto offrire ai migranti e rifugiati possibilità più ampie  di ingresso sicuro e legale nei Paesi di destinazione.  E poiesemplifica: un impegno concreto per incrementare e semplificare la concessione di visti umanitari per il ricongiungimento dei familiari, apertura di corridoi umanitari per i rifugiati più vulnerabili, prevedere visti temporanei speciali per chi sfugge da conflitti. Inoltre: non sono una idonea soluzione le espulsioni collettive e arbitrarie di migranti e rifugiati, anteporre la sicurezza personale  a quella nazionale, preferire soluzioni alternative alla detenzione per coloro che entrano nel territorio nazionale senza essere autorizzati. La sollecitudine, specialmente della Chiesa, deve esprimersi concretamente in ogni tappa dell’esperienza migratoria: dalla partenza, al viaggio, dall’arrivo al ritorno.

Il papa sa che, specialmente per la martellante propaganda politica di varie forze politiche in Europa e in America, si è allargata tra i cittadini anche credenti una certa insofferenza verso i migranti dovuta a una scarsa conoscenza del fenomeno. E sa che sono svariate le critiche nei suoi confronti a motivo di questa sua lungimiranza di accoglienza per cui viene accusato di preferire gli immigrati agli italiani bisognosi. Ma non si lascia intimidire poiché le critiche muovono da presupposti infondati e soprattutto tali critiche ignorano volutamente che non si tratta di un punto di vista soggettivo del papa, ma di un imperativo contenuto nel Vangelo cui chiunque si dichiara cristiano è tenuto a conformarsi.