Paolo Mieli: "Troppe contraddizioni nella Sinistra del Brancaccio, così rischiano di sparire"

Il popolo della sinistra civica e legalitaria si è riunito ieri al Teatro Brancaccio di Roma. Renzi è il nemico da abbattere, anche a costo di dialogare con Grillo

Paolo Mieli: 'Troppe contraddizioni nella Sinistra del Brancaccio, così rischiano di sparire'
Redazione Tiscali

Cos'hanno in comune la "nuova sinistra" di Tommaso Montanari, Anna Falcone, Pippo Civati, Nicola Fratoianni, financo di Pierluigi Bersani con il Movimento di Beppe Grillo? Apparentemente non molto, soprattutto dopo la virata del comico genovese sul tema migranti e ius soli, che prefigura un avvicinamento alla Lega, piuttosto che ai pronipoti di Marx. Eppure, sarà forse in virtù di una fumosa convergenza sui temi del lavoro e della giustizia sociale (tutta da verificare), sarà perchè in fondo anche il Movimento Cinque Stelle, così come la sinistra "civica" nascono e si nutrono del vuoto di rappresentanza da parte delle attuali sigle dell'arco parlamentare, sarà per un certo legalitarismo costituzionale portato avanti come una bandiera contro il "riformismo" dell'asse Renzi-Alfano-Verdini, sta di fatto che il popolo della sinistra-sinistra non vedrebbe di traverso un'ipotetica alleanza fra la "Cosa", che ha tentato faticosamente di prendere forma ieri al Brancaccio e il Movimento 5 Stelle. Mentre vede come fumo negli occhi l'ipotesi di un'alleanza ampia di centro-sinistra, una sorta di riedizione del caravanserraglio ulivista, con dentro anche il PD, che pare accarezzata dal dal Campo Progressista di Pisapia.

E poco importa se l'alleanza di un ipotetico "rassemblement" legalitario-ugualitario non risulterebbe meno forzata, con Grillo e Salvini, dell'eventuale alleanza fra le forze dei cosidetti "responsabili": Renzi e Berlusconi. A mettere in evidenza questa contraddizione è Paolo Mieli sul Corriere della Sera, che citando un sondaggio dell'istituto Ipr Marketing recentemente comparso sul Fatto Quotidiano sottolinea come ben il 62% dei potenziali elettori della "Cosa" suggerisca di mettere in cantiere fin d'ora un'alleanza coi Cinque Stelle, contro appena il 25% favorevole a un'alleanza col Pd.

Il sondaggio del Fatto, prosegue Mieli, mette in evidenza come un'ipotetica "lista unica alla sinistra del Pd" potrebbe contare su un ragguardevole bacino "potenziale" di voti del 16%, salvo poi spiegare che il "voto certo" al momento non supera il 4%. Il chè contribuisce non poco a raffreddare gli entusiasmi, già smorzati dopo le schermaglie e i fischi a Gotor ieri al Brancaccio che hanno messo in evidenza quanto l'"unità", anche con gli scissionisti di Mdp, sia ben al di là dal venire.

Come fare dunque, in queste condizioni, a tradurre il consenso potenziale in voti reali? Mieli lancia un suggerimento alla galassia delle sinistre: piuttosto che dedicarsi alla "sfilza di festose assemblee" già annunciate per il prossimo autunno, perchè non pensare a delle proprie Primarie, alternative a quelle già svolte del Pd? "Tale consultazione preventiva darebbe prova della loro capacità di mobilitazione e consentirebbe l'individuazione di un leader alternativo a Renzi, riconosciuto da tutti loro". 

L'alternativa, conclude Mieli, è fare la fine del Psiup, il Partito socialista di unità proletaria. Nato nel 1964 da una costola del Psi, sembrava destinato a raccogliere l'area di dissenso nata dal movimento del '68 e che si collocava a sinistra del Pci: fu così che alle elezioni del 1972 decise di accogliere tutti gli apporti, anche quelli più contraddittori, della sinistra extraparlamentare. Fu un errore fatale: il Psiup non conquistò nessun seggio, nè alla Camera nè al Senato, e scomparve subito dopo dalla scena politica italiana.