[Il retroscena] Meloni-Berlusconi contro il leader della Lega: “Dobbiamo trattare"

Teso il primo vertice del centrodestra dopo le urne. A Palazzo Grazioli i segretari dei tre partiti accompagnati dai loro "esperti". Salvini chiude a qualunque accordo di governo, ma i presidenti di Fdi e Fi lo convincono a non chiudersi a riccio. "Dobbiamo gestire questa fase, non subirla", consiglia il Cavaliere. Salvini accetta di incontrare Cinquestelle e democratici, ma non si fida: "Ci parlo io, poi vi riferisco"

[Il retroscena] Meloni-Berlusconi contro il leader della Lega: “Dobbiamo trattare'

Quantomeno sono andati loro fin dentro casa sua, a Palazzo Grazioli. Per il resto il primo vertice tra Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi dopo le elezioni Politiche non si può dire che sia andato benissimo. Il presidente di Forza Italia continua a pensare che l’asse principale attorno al quale provare a costruire una maggioranza sia quello col Pd, mentre il leader della Lega, che si è conquistato sul campo i galloni da candidato premier preferisce aprire un confronto coi Cinquestelle e dice “assolutamente no” ai dem. “Dobbiamo gestire questo passaggio, evitare che siano gli altri a farlo”, è il consiglio che il Cavaliere ha dato ai due colleghi leader più giovani, senza però che questo abbia fatto breccia. “Io ascolto tutti, ma sicuramente chi ha perso le elezioni è l’ultimo che può rivendicare qualcosa: penso a Renzi e al Pd…”, ha risposto secco il leader del Carroccio. Salvini è convinto di essere quello con maggiori chance di successo in caso di pre-incarico e chiude a tutte le ipotesi diverse perché teme che il fondatore di Mediaset possa fare accordi alle sue spalle. “Dopo di me c’è solo il voto”, avverte.

Ritorno alle urne preoccupa Berlusconi

Forza Italia teme molto le urne anticipate perché si trasformerebbero - a giugno o ad ottobre - in una specie di rivincita tra centrodestra a trazione leghista e M5s, nel colpo finale concentrico a Fi e Pd, le principali forze moderate rimaste in campo. Il segretario della Lega si è detto però disposto a trattare su un programma minimo che potrebbe presentare davanti alle Camere per chiedere l’appoggio ad eventuali “responsabili” convinti dalle sue idee o, più semplicemente, preoccupati dall’idea di perdere il posto in un eventuale prossimo Parlamento.

“Il problema è cosa succede dopo” , ha avvertito l’ex premier. Perché se Salvini dovesse fallire il suo tentativo e dovesse arrivarci dopo il fallimento di un altro tentativo, cioè quello di Luigi Di Maio, è difficile che Sergio Mattarella decida comunque di sciogliere le Camere. Ecco perché gli azzurri continuano a spingere per un accordo coi dem, ai quali sono pronti ad offrire la presidenza della Camera magari per Dario Franceschini o Roberto Giachetti, cercando però di tenere per sè la presidenza di Palazzo Madama, delicatissima perchè seggiola dove si trova di solito il predestinato a mettere in piedi un “governo istituzionale”, del presidente. Berlusconi vorrebbe promuovere il più esperto e internazionale dei suoi, cioè Paolo Romani, il leader della Lega rilancia con Roberto Calderoli.

Il segretario della Lega si è comunque presentato non da solo - come al solito - ma accompagnato dal suo vice e braccio destro, Giancarlo Giorgetti, che è una vecchia conoscenza del Cavaliere ed è considerato l’esponente dell’ala più moderata e trattativista del Carroccio, oltre che un papabile numero uno di Montecitorio o premier leghista per un governo di larghe intese.  

Trovare un accordo con l'Unione europea

L’ex premier, che era invece accompagnato da Niccolò Ghedini e da Licia Ronzulli, avrebbe avvisato il “socio” anche dei rischi che corre quando, come ha fatto ieri, sembra voler minacciare le autorità dell’Unione europea: “Se serve, ignoreremo il tetto del 3%”, ha promesso nel corso di una conferenza stampa convocata per dimettersi dal Parlamento europeo, dove gli subentrerà il sindaco di Adro, quello che fece realizzare un Sole delle Alpi in una scuola. “L’euro era, è e rimane una moneta sbagliata, ma i nostri esperti lavorano a un piano B se da Bruxelles arrivassero solo dei no”, aveva aggiunto parlando da Bruxelles, dove siede da tre legislature.

Per il presidente di Fi, che è innanzitutto un imprenditore, quelle, in questa fase politica delicata, sono state “parole sbagliate”. Anche la presidente di Fdi, stavolta, ha avuto qualcosa da ridire contro l’ex contraente del Patto dei sovranisti: “Matteo, ora devi decidere se sei il leader della Lega oppure se sei il leader di tutto il centrodestra”,  ha detto. “C’è una bella differenza”, le ha fatto eco l’ex premier. Meloni era accompagnata da Ignazio La Russa, che per la prima volta è eletto al Senato, e che è tra i parlamentari più esperti in servizio.

Forza Italia ha un peso politico ancora importante

Salvini vuole andare avanti da solo, gli altri vorrebbero un nuovo piano, che parta dalla realtà dei numeri. “Abbiamo il 43% dei parlamentari”, aveva stimato Guido Crosetto nel corso della giornata, rivendicando il diritto per il centrodestra a provarci per primo. La Lega resiste, così Berlusconi ha segnalato che con l’apporto dei senatori eletti in quota Noi con l’Italia, nonostante il risultato deludente nelle urne, il gruppo degli azzurri a Palazzo Madama è il più numeroso, come a dire che il risultato elettorale lo rispettano tutti, ma che la Lega non può pensare di prescindere dai numeri degli altri.

Dopo un’ora e mezza di confronto, quando erano passate le 22,30, i tre segretari hanno convenuto una linea da tenere: Salvini, in quanto leader, ha il diritto e il dovere di confrontarsi con gli altri partiti in Parlamento e di affrontare con loro il dossier-presidenze. Nessun asse privilegiato, ma tutte le soluzioni sono percorribili. Solo su una cosa il segretario ha tenuto il punto: una cosa sono le presidenze di Camera e Senato e un’altra un eventuale governo. “Di quello riparleremo più avanti”, si sono detti. Si rivedranno quando il numero uno del Carroccio avrà incontrato una delegazione dei Cinquestelle e il neo-segretario reggente dem.  “Abbiamo avuto garanzie che non ci saranno trattative col Pd per il governo”, facevano trapelare a notte fonda fonti vicine al segretario leghista.

Il Cav incontra i suoi nuovi parlamentari

Ma non si può dire no a tutto. Questo è quanto il Cavaliere vuole dire con chiarezza oggi pomeriggio quando riunirà nella Sala della Regina di Montecitorio tutti i suoi nuovi parlamentari. Vuole serrare le file in vista dei primi voti che faranno partire la legislatura e far capire di non avere la minima intenzione di farsi da parte. Anzi. L’ex premier ha ricordato ancora che l’8 marzo sono trascorsi tre anni dopo la fine della pena cui era stato condannato dal Tribunale di Milano e che gli è valsa la decadenza dal Senato e che quindi di qui a qualche mese potrebbe ottenere la riabilitazione e il diritto a candidarsi personalmente alle elezioni.