Mastella e la moglie assolti con formula piena: il flop dell'inchiesta che 10 anni fa ha travolto il governo Prodi

Il leader dell'Udeur venne indagato e la moglie finì ai domiciliari per una presunta concussione nelle nomine sulla sanità campana. Due i filoni di inchiesta, che travolsero i vertici dell' Udeur in Campania.

Mastella e la moglie assolti con formula piena: il flop dell'inchiesta che 10 anni fa ha travolto il governo Prodi
Redazione Tiscali

"Mi dimetto per essere più libero politicamente e umanamente, perché tra l'amore per la mia famiglia e il potere scelgo il primo". Con queste parole, il 16 gennaio 2008, Clemente Mastella rimetteva il suo mandato da Guardasigilli del secondo governo Prodi, determinando, di lì a pochi giorni, la caduta dell'esecutivo di centrosinistra e la fine della legislatura. La notizia dell'arresto della moglie, Claudia Lonardo, allora presidente del Consiglio Regionale della Campania, si era abbattuta come un uragano nell'aula di Montecitorio, dove il Ministro avrebbe dovuto tenere l'annuale relazione sullo stato della Giustizia . Ma il calendario degli impegni istituzionali era stato stravolto dalla piega drammatica degli eventi.  "E' la prima volta, confesso, che in vita mia ho paura", aveva detto Mastella davanti ad un emiciclo ammutolito puntando il dito contro le "frange estremiste della magistratura", con un passaggio durissimo sull'uso delle intercettazioni: "Tutta la mia famiglia è stata intercettata, tutto il mio partito è stato seguito dalla procura di Potenza, un tiro al bersaglio, mia moglie è in ostaggio".

"Mi dimetto - aveva concluso il leader dell'Udeur - sapendo che un'ingiustizia enorme è la fonte inquinata di un provvedimento perseguito con ostinazione da un procuratore che l'ordinamento giudiziario manda a casa per limiti di mandato e di questo mi addebita la colpa". Oggi il Tribunale di Napoli dà ragione alle parole di Mastella, a distanza di ben 9 anni e otto mesi dal momento in cui l'indagine era esplosa sopra la testa dei protagonisti: tutti assolti con formula piena dall'accusa di concussione e pressione indebita per le nomine all'Asl di Benevento. "E' una riparazione a 10 anni di sofferenze", ha commentato a caldo l'ex ministro, oggi sindaco di Benevento, che rischiava una condanna a 2 anni e 8 mesi. Assolta anche la moglie, Claudia Lonardo, per cui il pm aveva chiesto la prescrizione: come a sconfessare l'intero impianto dell'indagine che ha travolto la vita e i destini politici non solo di un partito, ma di un intero governo. 

La vicenda

Era il 16 gennaio del 2008 quando l'inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere travolse i coniugi Mastella-Lonardo con l'accusa di concussione (poi riqualificata a "induzione indebita") ai danni dell'allora presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino per un'affare di nomine nel sistema sanitario campano. Circostanze sempre smentite da Bassolino, ma che non sono valse all'archiviazione delle indagini. La lente degli inquirenti si era nel frattempo allargata a tutto il sistema di potere e di relazioni gestito dall'Udeur in Campania, con il trasferimento delle indagini alla procura di Napoli e col successivo "spacchettamento" in 2 tronconi.

Uno, relativo a due gare d'appalto tra il 2006 ed il 2007 a Cerreto Sannita (miglioramento della sicurezza del centro abitato e progettazionne dell'area industriale), ad un parere (2007) su una seduta della Comunità montana del Taburno, e ad una concussione di cui tra aprile e maggio 2007 sarebbe rimasto vittima l'allora sindaco di Cerreto Sannita, Antonio Barbieri, era approdato alla Procura di Benevento, che aveva chiamato in causa nove persone. Il 22 dicembre 2015 la conclusione del processo nei loro confronti, con l'assoluzione dall'accusa di concussione e la dichiarazione di intervenuta prescrizione di due turbative d'asta ed un abuso d'ufficio.

Il secondo troncone, rimasto in capo a Napoli, aveva visto la pm Ida Frongillo proporre la condanna a 2 anni degli ex assessori regionali Udeur Luigi Nocera e Andrea Abbamonte, la prescrizione per Sandra Lonardo Mastella, ex presidente del consiglio regionale della Campania, e l'assoluzione di altre sei persone. La sentenza finale ha invece liberato  dal peso delle accuse tutti gli imputati con formula piena, come si è visto.