Il senatore leghista e la ministra ferita: “Tutto falso. Sono un torello, ma io la Fedeli non l’ho nemmeno sfiorata”

Il capogruppo al Senato del Carroccio, Gianmarco Centinaio: "Ci sono tanti video e scatti fotografici on line che dimostrano che io non ho avuto alcun contatto con lei"

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“Sto bene, grazie a tutte e a tutti. Non sarà un tentativo si sopraffazione a fermare una battaglia di civiltà”, ha twittato la ministra Valeria Fedeli dopo una seduta di fuoco sul Ius Soli finita con qualche ferito: la ministra della Scuola è stata portata in infermeria, mentre l’altro protagonista della scaramuccia, il capogruppo al Senato del Carroccio, Gianmarco Centinaio, ha concluso la sua "resistenza da Fort Alamo" con dita steccate e mano gonfia. Intervistato da tiscali.it Centinaio ha dato la sua versione dei fatti: "Io, noi della Lega, la Fedeli non l’abbiamo nemmeno sfiorata. Con alcuni colleghi, questo è vero, abbiamo deciso di occupare platealmente i banchi del governo mettendoci a fianco della ministra Fedeli".

L'urlo contro Grasso in Aula: "Sei un terrone"

Con lei, ha detto in sostanza il leghista, non solo “non c’è stato alcun contatto, ma non ci siamo nemmeno parlati”. Tuttavia ammette di essersi “attaccato ai banchi del governo, finché non sono arrivati sette commessi a portarmi via". A sentir lui, la sua sarebbe stata una resistenza pacifica. “Non c’è stata nessuna violenza, forse la Fedeli è stata colpita, involontariamente, dai commessi che tentavano di trascinarmi via. Ma io sono un torello, mica facile buttarmi fuori dall’aula”. Nella mischia con i commessi il senatore ha avuto la peggio. “Sono un torello, ma nel parapiglia mi sono fratturato un dito e risento delle botte prese ad un ginocchio”.  Anche la Fedeli ha riportato ferite. "Ci sono video e scatti fotografici on line che dimostrano che io non ho avuto alcun contatto con lei. Non è accaduto nulla. Nessuno ha spintonato la Fedeli, non capisco. Forse è caduta. “Quando?”, chiede. Tutta colpa dei commessi? “Nemmeno”, sostiene.  Per riappacificarsi con la Fedeli, forse, le manderà fiori.

Quando nell'emiciclo scoppia l'inferno

Tutti incolpevoli come nelle più classiche messinscene politiche italiane? “Un colpevole c’è: il presidente del Senato, Piero Grasso, perché non ha saputo gestire l’Aula. Lui avrebbe dovuto, così com’è previsto dal regolamento, darmi la parola quando gliel’ho chiesta. Lui ha deciso di darla provocatoriamente al relatore della maggioranza”.  Che cosa aveva fatto il Presidente per far scoppiare tutto questo bailamme? Grasso aveva accolto la richiesta di Sinistra Italiana di sparigliare le carte e chiedere l'inversione dell'ordine del giorno per parlare prima di ius soli e poi di vaccini. Richiesta condivisa dal capogruppo Pd Luigi Zanda e poi votata. E' a questo punto che nell'emiciclo scoppia l'inferno. La Lega, guidata da Roberto Calderoli, alza il livello dello scontro per costringere Grasso a sospendere la seduta. Raffaele Volpi rivolge un plateale "Vaffa..." al presidente del Senato che prima lo espelle irato, ma, poi, con abile mossa tattica e creando "il primo precedente nella storia repubblicana" gli revoca nel giro di pochi minuti l'espulsione per evitare lo stop dei lavori. A Centinaio Grasso non è proprio simpatico, così prima di essere cacciato dall’aula trova il modo di urlargli: “Terrone di m…”.