[L’inchiesta] Papa Francesco cambia la preghiera: ecco come sarà il nuovo Padre nostro

Si metterà così fine alla lunghissima discussione condotta da esperti e da fedeli qualsiasi sul bisogno largamente sentito di cambiare l’espressione “non ci indurre in tentazione”. Si tratta infatti come ha riconosciuto anche Francesco di un’azione propria del Diavolo e non di Dio. La traduzione del Padre nostro approvata dai vescovi recita ”e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male”

Papa Francesco
Papa Francesco

La preghiera del Padre nostro rinnovata in Italia potrebbe essere adottata nel corso del 2018. Che la fondata previsione possa essere adottata dipende da alcuni adempimenti in vista della pubblicazione della terza edizione del nuovo Messale Romano in lingua italiana che attende da alcuni anni di essere stampato.

Si metterà così fine alla lunghissima discussione condotta in lungo e in largo da esperti e da fedeli qualsiasi sul bisogno largamente sentito di cambiare l’espressione “non ci indurre in tentazione” con una più comprensibile per il nostro tempo dal momento che non si può ritenere Dio istigatore a peccare. Si tratta infatti come ha riconosciuto anche Francesco di un’azione propria del Diavolo e non di Dio che vuole solo il bene dell’uomo.

A ben vedere il problema di una nuova traduzione era sorto da una ventina di anni in concomitanza alla nuova traduzione della Bibbia. I vescovi italiani nel 2002 votarono il nuovo testo della Bibbia con 203 voti a favore e uno solo contrario. La traduzione del Padre nostro approvata dai vescovi recita” e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male”. Ma allora nulla cambiò perché era necessario attendere la cosiddetta “recognitio” da parte del Dicastero vaticano per il Culto cui spettava anche la potestà di modificare i testi approvati dai vescovi. Passarono anni e nel 2013 sembrò l’anno buono per l’uscita della terza edizione del Messale in italiano che avrebbe codificato la traduzione della preghiera del Padre nostro nella nuova formula. Ma non accadde nulla neppure allora.

Nel frattempo si sono moltiplicati i pareri a favore e contro la modifica. Ma la maggioranza qualificata è pronta a cambiare, tanto più dopo che Francesco ha fatto conoscere pubblicamente il suo parere seppure in forma privata e non come magistero del vescovo di Roma.

Tutto invece è cambiato dal 3 settembre scorso con la pubblicazione del Motu proprio di Francesco dal titolo Magnum Principium che permette di semplificare le procedure per i cambiamenti dei testi liturgici.

La disposizione di Francesco cambia infatti il Canone 838 del Codice che regola le questioni liturgiche e viene riconosciuta l’autorità dei vescovi di pubblicare i testi nella lingua parlata senza che la loro traduzione sia modificata dal Vaticano. Il Dicastero del Culto dovrà limitarsi a una conferma del testo presentato dai vescovi ed è cronaca recente il dissapore in materia tra Francesco e il prefetto del Culto, il cardinale Sarah, che è stato redarguito pubblicamente dal Papa.

Siccome la Conferenza episcopale italiana (CEI) si è già espressa con votazione largamente favorevole alla nuova traduzione è facile che si sia vicini al traguardo. Tanto più che fonti attendibili fanno filtrare la notizia che nell’ultimo Consiglio permanente dei vescovi in autunno sia stato chiesto un chiarimento sull’applicazione del canone nella nuova formulazione divulgata da Francesco.

E’ noto che ci sono alcuni piccoli passaggi anche di altre preghiere come la stessa Ave Maria e il Magnificat che sono stati modificati dalla traduzione della Bibbia e anche questi testi potrebbero essere recitati nella versione rinnovata. Ma finora il Padre Nostro resta l’esempio più eclatante.