Milioni per spese varie, cancelleria e viaggi: dentro la giungla dei rendiconti a Cinque Stelle

Dagli oltre settemila euro per "stampe e copie" documentati da Di Maio ai 61mila per le "varie" di Gaetti. Chi controlla il partito degli onesti?

Luigi Di Maio, Lello Ciampolillo, Luigi Gaetti
Luigi Di Maio, Lello Ciampolillo, Luigi Gaetti
Redazione Tiscali

Ti rendi conto?!?!?! recita lo slogan con cui si apre la pagina del sito che porta lo stesso nome e in cui il M5S offre pubblica rendicontazione di come gestisce i soldi anno per anno. Taglio di stipendio e restituzione di soldi (poi confluiti in fondi per il microcredito) inclusi. Un sito prodigo di Pdf, file .zip e corposi archivi con nomi e cifre passati per le mani dei parlamentari e di altri esponenti dei Cinque Stelle. Nella orgogliosa rendicontazione di come vengono gestiti in modo virtuoso i soldi, il MoVimento rivendica: "Abbiamo restituito 37.752.396,88 euro. A questa cifra potrebbe mancare un milione. Quello dei falsi rimborsi che nelle ultime ore ha messo nella bufera il partito fondato da Grillo e dallo scomparso Casaleggio. ll capo politico, Luigi Di Maio, preannuncia la cacciata via dal partito dei furbetti che gridavano onestà e poi fingevano di restituire i soldi, disponendo bonifici e dopo aver ottenuto la distinta dalla banca revocandoli entro 24 ore. Come hanno fatto Andrea Cecconi e Carlo Martelli. Così si è aperta una falla nel muro di onestà e trasparenza dei Cinque Stelle, valutata in oltre 200 mila euro di furbate che ora lievitano fino a un milione. Non è tutto. 

I costi nell'ultima legislatura

A guardare le rendicontazioni di quanto speso dai deputati e senatori del M5S durante gli anni della più recente legislatura, ci si rende conto di come alcuni provino la loro onestà conservando perfino tutti gli scontrini, mentre altri si limitano a farne una somma. Bisogna fidarsi, insomma. Non c'è controprova. Ad andare in dettaglio prova Marco Canestrari, programmatore informatico e già collaboratore stretto di Grillo e Casaleggio, che fuoriuscito dal MoVimento ha allestito il sito Maquantospendi in cui riporta in dettaglio tutte le voci di spesa dei Cinque Stelle. Sul sito si apprende che il capo politico e candidato premier del M5S, Luigi Di Maio, dall'aprile 2013 al gennaio 2017 ha restituito 131.569,28  euro. Guardando alle sue spese, la sottolineatura dell'ex collaboratore parlamentare del M5S, Lorenzo Andrighetti, che denuncia come sospetti i rendiconti spese identici mese dopo mese e gli importi dovuti a spese di viaggio, dato che treni, autobus e aerei sono gratuiti per i deputati, semplicemente cade. Almeno per le spese di viaggio, dove Di Maio documenta zero. Ma resta da chiarire a cosa siano dovute le spese per cancelleria e stampa pari a 7.458 euro o quelle di 42.410 per missioni non ufficiali. A guardare tra i gli altri esponenti del partito la cui ascesa spaventa gli avversari in vista del voto del 4 marzo, c'è chi si fa notare molto di più.

Zolezzi: "Ecco e le mie spese e i miei rimborsi"

Spulciando tra le spese rendicontate dagli esponenti del M5S (e riportate in un dettagliato dossier da La Repubblica) si trova l'ex capogruppo alla Camera, Federico D'Incà, che dichiara spese per assistenza informatica pari a 30.905 euro dal 2013 ai primi del 2017. Salta agli occhi il senatore Lello Ciampolillo: 53 mila euro di trasporti, 65 mila per gli alberghi, 22 mila euro di taxi. O ancora Roberto Cotti che dichiara di aver speso oltre 215 mila euro per i collaboratori. Alberto Zolezzi replica per direttissima a chi gli contesta come sospette le spese di 32 mila euro per consultazione dati e "varie". Già deputato e ora candidato nell'uninominale a Mantova, provvede i dati dei suoi bonifici in dettaglio. E come risulta dalle distinte, precisa: "Personalmente il controllo crociato con la banca mi è servito a comprendere che non ho restituito 176 mila euro come ho reso pubblico ma 182 mila euro (avevo omesso i primi mesi, con i soldi destinati al fondo ammortamento titoli di stato come da allegato)". E per quanto attiene ai 32 mila di spese messi in evidenza dal sito Maquantospendi, ribatte con quanto pubblicato da Ti rendiconto in cui è possibile consultare la rendicontazione di quanto speso nel corso della legislatura, precisando che il rendiconto riguarda la voce "studi, ricerche e consultazione dati". Altre spese che attendono chiarimenti sono quelle del sentore Luigi Gaetti, per un totale di 61 mila euro. Chi verifica questi conti? E' la domanda a cui il MoVimento 5 Stelle è chiamato a dare una risposta inequivocabile, punendo i furbetti. Il paradosso è che ad attaccare il M5S su questo fronte siano partiti (e testate stampa espressione di questi) che non hanno mai deciso di restituire alcunché delle somme pubbliche destinate al loro finanziamento.