[Il retroscena] Fassino, lo chef del centrosinistra. Scoppia il caso Grasso-Boldrini

Il segretario della svolta ulivista del 2007 organizza i primi colloqui. Per Campo progressista è “una svolta”. Decisivo il ruolo di Emma Bonino. Anche Mdp andrà all'incontro. E al centro scalda i muscoli Beatrice Lorenzin

[Il retroscena] Fassino, lo chef del centrosinistra. Scoppia il caso Grasso-Boldrini

Il maitre de table è già al lavoro. La tavola che deve organizzare Piero Fassino è tra le più difficili che gli siano mai capitate. L’ex segretario che nel 2007 traghettò i Ds nel Pd, deve oggi ritrovare le capacità per una nuova rifondazione. Per antipastiun primo giro di colloqui telefonici iniziati ieri e che vanno avanti in queste ore a cominciare, dicono alcune indiscrezioni, da Romano Prodi. Gli ingredienti delle pietanze li ha indicati Renzi lunedì in direzione: mettere mano alla legge di bilancio “fino dove lo consentono i numeri e palazzo Chigi” e nelle voci che interessano povertà e diseguaglianze; la nuova legge sulla cittadinanza e quella sul fine-vita, norme che non sono oggetto di trattativa politica ma patrimonio comune di forze che mettono i diritti in prima fila. E poi tutti gli sforzi possibili per aumentare i posti di lavoro e rendere quelli che ci sono meno precari. E’ un menu che unisce e a cui sembra difficile dire “no grazie”. “Sto lavorando – dice Fassino – in queste ore a un’agenda di incontri con i segretari di partito e gli esponenti di tutto l’arco del centrosinistra”. I primi colloqui istruttori iniziano oggi. Fassino non fa nomi ma dovrebbero avere come viatico il parere di Prodi e Veltroni. “Con i miei interlocutori valuterò come proseguire un confronto che possa portare alla costruzione di un centrosinistra largo e inclusivo”.

Anche Mdp tra gli invitati 

Diciamo subito che anche Mdp è nella lista dei contatti. "Ho rispetto per Bersani e D'Alema" ha ripetuto ieri il segretario del Pd "il Pd c'è ed è disposto ad andare oltre gli insulti. Ma bisogna essere in due". Bersani è stato più gentile rispetto a "le chiacchiere stanno a zero" del giorno prima: "Se vogliono parlare vengano con proposte". Il tridente della sinistra -Mdp, Possibile e Si – stanno valutando come partecipare al tavolo e potrebbero individuare un solo delegato a nome di tutti. La scelta potrebbe cadere su Guglielmo Epifani, il segretario che traghettò il Pd tra Bersani e Renzi e che poi ha scelto Bersani. Ma, avvisano i bersaniani, “sarà più un atto di cortesia che un confronto costruttivo”. Non è questione di essere prevenuti. E’ che Bersani non si fida delle parole e vuole, in ogni caso, vedere prima cammello. Se ne parla comunque dopo il 2 dicembre, il giorno dell'assemblea in cui il tridente lancerà la lista unitaria.

Posti d’onore per Bonino e Pisapia

Il maitre de table ha riservato due posti d’onore nei colloqui e nell’assegnazione dei posti a tavola. Uno è certamente per Giuliano Pisapia e Campo progressista. L’altro per Emma Bonino e i Radicali italiani in chiave europeista. L’ex sindaco non si è ancora ufficialmente pronunciato. Lo ha fatto Bruno Tabacciattento a che il Pd, “una volta superato il concetto di autosufficienza”, non assuma un ruolo troppo egemonico nella coalizione. “La direzione di lunedì è stata certamente una svolta, ma il cuore della coalizione non può essere solo il Pd” ha detto ieri conversando a Montecitorio e indicando Emma Bonino come secondo polo attrattivo di una coalizione di centrosinistra.  Senza trattino, si badi bene. Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli Esteri e ufficiale di collegamento di Bonino, era ieri alla Camera in missione. Ancora più esplicito Michele Ragosta, deputato Pd di area pisapiana che chiede di sedere subito alla tavola di Fassino. “Urge convocare un tavolo unitario per verificare se ci sono le  condizioni per condividere punti di programma e le regole per la  scelta di una leadership forte” ha detto ieri. Le aperture arrivate nella Direzione Pd "sembrano serie " e sarebbe “miope e rancoroso chiudere le porte al dialogo e al confronto. Giuliano ci guidi in questo percorso. I militanti di Campo Progressista non vogliono e non parteciperanno alla ridotta della sinistra”.

Sempre Fassino, dieci anni dopo

“Ma siamo sicuri che l’incarico a Fassino non sia stato pensato per bruciarlo?” si chiede il deputato Pd pessimista e disfattista irriducibile. O forse realista? Magari conosce poco la storia patria. Lo chef Fassino infatti sta prendendo l’incarico molto sul serio e anche con un filo di emozione. C’è un destino che unisce il congresso del 2005 quando la sua mozione (era segretario) vinse con il 79% dei voti e aprì la strada alla Federazione dell’Ulivo (I Ds aderirono). Non è da escludere che ci sia la sensibilità di Velroni dietro questa scelta. “Gestirò gli incontri in contatto quotidiano con Renzi, il vicesegretario Martina, il coordinatore Guerini, i dirigenti della segreteria e delle minoranze del partito Democratico” ha sottolineato Fassino. Sono attenzioni ad una liturgia di cui si erano perse le tracce negli ultimi anni ma che hanno una loro sostanza quando si vive in una comunità che si chiama partito.

Movimenti al centro

"Lavoriamo per una coalizione larga, a sinistra e al centro" è il mantra di Renzi. Fassino ha già in agenda gli incontri con Verdi (il coordinatore Angelo Bonelli), Italia dei Valori (che al Senato, con due ex grillini, portano cinque voti preziosi), i socialisti. Al centro l'interlocutore naturale dovrebbe essere Alleanza popolare di Alfano reduce da una scadente prova sul territorio in Sicilia un tempo cassa di voti e consensi, troppo debole per stare da solo e in cerca di una casa. A destra Alfano non lo vogliono neppure sentir nominare. "Cerchiamo di aggregare le numerose formazioni di centro e facciamo un quarto polo" è l'ipotesi che non dispiacerebbe a Maurizio Lupi.  "Quella di Renzi è stata un'apertura intelligente, ne parleremo Il 24 novembre" ha detto Beatrice Lorenzin, ministro della Salute, fissando per quella data (Direzione del partito) la scelta definitiva. 

Ma sul quarto polo, nonostante la sirena del proporzionale e la soglia d'ingresso con il 3 per cento, ci scommettono in pochi. "Più facile che le formazioni centriste vadano a destra o a sinistra nell'orbita del Pd" ragionava ieri Pino Pisicchio, pugliese, in Parlamento dal 1992 e giunto alla sesta legislatura mentre colloquiava con il collega Dellai, un altro centrista che guarda più a sinistra che alla destra di Salvini. Anche ex di Scelta civica potrebbero essere della partita. Una compagine in cerca anche di leader. Mediaticamente perfetto se fosse donna. Lorenzin, che ha gestito con abilità, a parte un paio di scivolate sui messaggi pubblicitari, potrebbe essere il nuovo leader del centro che guarda a sinistra. A Ostia, ad esempio, il suo candidato ha preso da solo il 6 per cento.

C’erano una volta gli arbitri

Sarebbe interessante sapere cosa pensa il colle più alto di questa discesa in campo così plateale di Piero Grasso e Laura Boldrini, la seconda e terza carica dello Stato che, chi prima (Boldrini) e chi dopo (Grasso)  stanno facendo campagna elettorale restando però in carica nei loro ruoli terzi e di garanzia. Ieri mattina è stato il fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari a mettere la questione sul tavolo:"Non sentono - ha scritto riferendosi ai due Presidenti - che un presidente del Parlamento non può e non deve spendere gran parte del suo tempo diventando leader di un partito? Se vogliono fare politica in prima persona devono lasciare le cariche politiche che presiedono" . Poco dopo ha parlato anche il ministro della Giustizia Andrea Orlando. "Non trovo - ha detto – un precedente storico rispetto a un passaggio all'opposizione di tutti e due i presidenti delle Camere, in una forma così esplicita e forte come in questo passaggio. Non la considero solo responsabilità di chi ha fatto questa scelta ma anche sintomo di un vuoto di proposta politica che rischia di avere effetti permanenti e generare mostri".

La "difesa" é stata affidata a Francesco Laforgia, capogruppo alla Camera di Mdp. "Si può partecipare alla vita democratica e politica del Paese - ha ribattuto – senza rinunciare a quel tratto di terzietà che le più alte cariche dello Stato devono avere. Credo che Pietro Grasso e Laura Boldrini lo stiano facendo egregiamente". Boldrini ha detto domenica, dal palco di Campo Progressista, che "il tempo delle alleanze col Pd è finito". La prossima settimana ospiterà alla Camera numerose iniziative sulle donne e lo staff pare sia molto sotto pressione. Grasso, pochi giorni dopo le sue dimissioni dal Pd avvenute dopo il via libera alla legge elettorale e una settimana prima del voto in Sicilia,  ha detto che "il Pd ha perduto il senso" e che finalmente poteva "esprimere il ragazzo di sinistra che é sempre stato". Insomma, non un clima da entente cordiale. A tutto ciò si aggiunga anche che, poiché entrambi navigano nelle stesse acque, cioè tra Mdp e Campo progressista, tra i due si è scatenata lotta per chi sarà il preferito.