[Il retroscena] Scacco matto alla legislatura. Fallisce il patto Salvini-Di Maio. La svolta di Mattarella

Il capo dei 5 Stelle: “Basta, chiudo il forno della Lega”. Il candidato del centrodestra: “Dopo il voto in Friuli, faccio il governo in due settimane”. Il Pd si scongela ma prima deve veder passare il cadavere del patto Lega-M5s. Martina: “Certificato il loro fallimento per manifesta incapacità, disponibili ad incontrare l’incaricato del Colle, chiunque esso sia”. Oggi le comunicazioni del premier Gentiloni. Domani la decisione del Presidente Mattarella: incarico esplorativo a Casellati o a Fico

Salvini, Mattarella e Di Maio
Salvini, Mattarella e Di Maio

La legislatura è in scacco matto. Il gioco dei veti tra Lega, Forza Italia e 5 Stelle impedisce ogni minimo segnale di avvicinamento in un senso o nell’altro. Anzi, col passare delle ore, in assenza di novità, il dialogo tra i due leader arrivati “primi” – ma non vincitori – si deteriora sempre di più. Matteo Salvini, che ha bisogno di tenere unita la coalizione per evitare di essere schiacciato dal 32 per cento di Di Maio, si permette un guanto di sfida: “Se vinciamo in Friuli e in Molise, a quel punto chi deve capire capisce e il governo lo faccio in un quarto d'ora” ha detto ieri in piazza a Termoli, ennesima tappa della campagna elettorale. Importante notare, negli equilibri interni del centrodestra, che Giovanni Toti, governatore azzurro in Liguria, alleato di Salvini e da tempo sostenitore del partito unico, sia tornato da un paio di giorni a parlare in nome e per conto di Forza Italia e dello stesso Berlusconi. 

“Chiudo uno dei due forni”

Luigi Di Maio, forte del suo 32 per cento di consensi, zittisce così in serata Salvini: “Il centrodestra non esiste, non è mai esistito, sono tre leader e tre partiti distinti e per aspettare i comodi di Salvini non possiamo certo aspettare il 15 maggio per avere un governo. E allora sapete che c’è: io tra qualche giorno chiudo uno dei due forni”, cioè quello del centrodestra. Di Maio rivendica di essere l’unico a poter dare le carte, nega l’agibilità politica a Forza Italia, Berlusconi e persino a Fratelli d’Italia. “Siamo imprescindibili per fare qualsiasi governo” come disse la notte del 4 marzo due ore dopo la chiusura dei seggi. Da allora, in 45 giorni, nulla si è mosso. E ieri è sembrato il giorno in cui è stata chiusa ogni tipo di trattativa. E sa dal centrodestra si fa trapelare la voce di “una cinquantina di responsabili pronti a lasciare i 5 Stelle per andare nel misto a sostenere un governo di centrodestra”, Di Maio liquida così la faccenda: “Mi dicono che metà dei gruppi di Forza Italia siano pronti a lasciare”.  E l’ultima punta avvelenata di giornata. E anche la presunta apertura al Pd - il forno che i 5 Stelle vorrebbero tenere aperto ma che il Nazareno non accende - è solo l’ennesimo fotogramma dello scacco matto alla legislatura.  

La svastica 

Quarantacinque giorni di tentativi. E siamo al punto di partenza. Le basi elettorali dei due partiti cominciano a mugugnare, i 5 Stelle vogliono tornare a votare perché non si fidano del “burattino Salvini”, i leghisti spingono per rompere con Berlusconi e andare con i 5 Stelle. Fuori dal Palazzo continua il clima da curva e dentro accadono cose inquietanti. Si tratta di un fatto piccolo ma molto grave: ieri alcuni inservienti delle toilette maschili di Montecitoriohanno trovato una svastica e una citazione della Wermacht incisa nello stipite destro della porta. “Es braust unser panzer”, cioè “il nostro carro armato sta ruggendo. Il verso è tratto dal Panzerlied, uno dei più conosciuti canti della Wehrmacht, le forze armate della Germania nazista. Sotto la frase e la svastica, qualcun altro ha risposto con un italianissimo “ma vai a cagare”. La toilette in questione è stata chiusa (è la seconda a sinistra) e sono state avviate verifiche (ci sono le telecamere all’ingresso). Difficile anche dire quando è stata incisa la svastica. Certo è che in quelle toilette possono andare solo deputati, giornalisti e dipendenti della Camera. 

Tempo scaduto  

Il tempo che venerdì il Presidente Mattarella aveva detto di “voler prendere” sta per finire con un nulla di fatto e la constatazione del muro contro muro. Anche le cosiddette aperture del Pd riguardano, eventualmente, una seconda  fase dello stallo che ancora non è iniziata. “Stiamo assistendo ad uno spettacolo desolante fatto solo di tatticismi e personalismi” ha commentato il reggente del Pd Maurizio Martina in attesa che venga certificato il fallimento di un’intesa politica tra Lega, centrodestra e 5 Stelle. Oggi il premier Gentiloni – è bene ricordare che l’Italia ha un premier e un governo in carica seppure solo per gli affari correnti – sarà in Parlamento per spiegare cosa è successo nelle ore in cui il presidente Trump ha twittato che “la Siria aveva superato la linea rossa” e ha poi deciso l’attacco missilistico. Più che l’informativa di Gentiloni, il Capo dello Stato presterà grande attenzione al dibattito parlamentare, a come si posizionano i vari gruppi. Salvini in questi giorni ha confermato la linea filo-Putin e quindi contro la Nato arrivando persino a mettere in dubbio che l’esercito di Assad abbia usato il gas nervino. Di Maio ha invece sposato la linea atlantista dopo che i 5 Stelle sono stati filo-russi almeno tanto quanto Salvini. Il dibattito di oggi offrirà elementi importanti per misurare distanze e/o convergenze su un tema, la politica estera e nello specifico il ruolo dell’Italia nel Mediterraneo e rispetto al sempre delicato quadrante mediorientale, utili per verificare la possibilità di alleanze a cominciare da questo tema. 

Ultima chance

Ma è l’ultima chance che Mattarella concede prima di assumere le opportune decisioni. Di fronte al muro contro muro, la scelta più probabile è che dia un incarico esplorativo alla seconda carica dello Stato, la presidente del Senato Elisabetta Casellati. Potrebbe essere l’avvocato fedelissima di Berlusconi e Ghedini a gestire un terzo giro di colloqui per trovare una soluzione. La posizione di Casellati è nota: “Sarebbe un grave errore tenere fuori Berlusconi” ha detto nei giorni scorsi intervistata da Maria Latella a Skytg24. Non passerà da lei, quindi, una possibile frattura del centrodestra che resiste nella sua unità. 

L’incarico a Roberto Fico

Un’altra ipotesi vede l’incarico al presidente della Camera Roberto Fico, il grillino doc, rappresentante dell’ortodossia, l’anima sinistra del Movimento, colui che più di tutti, almeno ufficialmente, si è opposto all’incoronazione di Di Maio di cui ha sempre poco sopportato gli equilibrismi e la tendenza al centro.   Per Di Maio sarebbe la fine di tutto, soprattutto del progetto di vedersi incoronato premier. Ieri sera, ospite di Lilli Gruber, il capo politico dei 5 Stelle è sembrato teso, nervoso, ripetitivo, poco convincente. Qualcuno ha detto “bruciato”. Ci sono molto indizi in questo senso. Uno su tutti: gli attacchi di Di Battista che per due volte in tre giorni ha rotto il silenzio per dire che Berlusconi è “il male assoluto” e Salvini “uno che scodinzola come il cagnolino Dudù”. Peccato che questi tweet siano arrivati mentre la trattativa 5 Stelle-Di Maio era molto avanti. Anzi, quasi chiusa con una specie di passo di lato di Berlusconi in cambio di ministri d’area in posti chiave. Quella frase di Di Battista (giovedì) ha fatto saltare tutto. “Non sarà certo Di Maio a dirmi cosa devo o non devo fare” si è impuntato con orgoglio il Cavaliere. Il candidato premier grillino da qualche giorno si sente un po’ più solo e ha la sgradevole sensazione di non avere più l’appoggio totale dei vertici del Movimento. Se non ce la fa a chiudere con Salvini e a fare un governo, cosa lo aspetta? E’ noto che il Movimento sappia dare il meglio di sé stando più all’opposizione che al governo. E’ chiaro che Di Battista - mosso da chi? - stia scommettendo sulla nascita di un governo centrodestra e Pd con i 5 Stelle all’opposizione. Per Di Maio sarebbe la fine politica. “Non abbiamo ancora cambiato la regola del secondo mandato” ha sottolineato ieri sera. Quindi, per lui questa è la seconda e ultima legislatura. Di Battista, invece, ne dispone ancora di una. “Non è vero che il suo è un boicottaggio… dice quello che pensa ma Dibba ora è fuori dal Parlamento e io rispetto la sua scelta” ha detto Di Maio tagliando corto sull’argomento. I due, del resto, sono troppo diversi per essere amici. 

Il conflitto 

E’ chiaro che l’incarico a Fico sarebbe per lui un ulteriore indizio di una stagione finita. Il segnale chiaro che anche il Quirinale scommette su un patto tra gentiluomini tra M5s e Pd (anche se avrebbero voti appena sufficienti per una maggioranza) basato sul senso di responsabilità. Ma anche Fico ha un problema. Lo ha sollevato il presidente dei Radicali italiani Riccardo Magi deputato della lista +Europa eletto con il Pd. “Fico - spiega - non può ricevere un incarico dal Quirinale, ha firmato un accordo che è anticostituzionale, quello che obbliga al vincolo di mandato ogni eletto 5 stelle sino a prevedere una multa di 100 mila euro per chiunque cambia idea rispetto al Movimento e lo lascia”. Una firma a una norma che non ha alcun valore giuridico, dunque inutili entrambi ma che qualificano come inadeguato il presidente della Camera. Magi sta raccogliendo il  parere di vari costituzionalisti. Ne sono già arrivati più di sessanta. “Ogni volta che Fico prenderà la parola in aula, gliene leggerò uno, vedremo” promette il presidente dei Radicali italiani.

Le opzioni di Mattarella

Oltre il mandato esplorativo alla carica istituzionale, al Capo dello Stato resterebbe solo la carta del governissimo per tornare a votare nel 2019 insieme alle Europee. I leader politici dovrebbero ricordare più spesso infatti che il voto anticipato e lo scioglimento della legislatura dipendono solo e soltanto dal Capo dello Stato il quale si sa come la pensa: pericoloso e inutile andare al voto subito - a ottobre - e con questa legge elettorale. Urgente invece provvedere al DEF, alla legge di bilancio e alla altre emergenze del Paese, dalla politica estera ai provvedimenti in favore del lavoro e contro la povertà.

Il governissimo e i suoi mille alias (governo di tutti, d’emergenza, del Presidente, di chi ci sta) è un incubo per Di Maio e Salvini che lo esorcizzano ogni giorno dicendo che non ci staranno mai e che bisogna tornare a votare. Ma, a ben vedere, dietro le quinte molti ci sperano. Sicuramente lavorano per questo Silvio Berlusconi e i vertici di Forza Italia. E, in previsione, lo stesso Pd. 

Martina scongela il partito 

Al Nazareno tengono il punto di sempre e restano in attesa di veder passare il cadavere del patto Salvini-Di Maio. Solo a quel punto, chiusa la prima partita, si passa alla seconda con nuovi protagonisti e nuove regole d’ingaggio. Tra cui incontrare l’incaricato del Colle, chiunque esso sia, per un confronto “a partire   dalle priorità indicate durante le consultazioni”. Un passo in avanti lo ha fatto il ministro Carlo Calenda: “Il Pd dovrebbe proporre la Costituzione di un governo di transizione sostenuto da tutte le forze politiche e, parallelamente, la formazione di una commissione bicamerale sulle riforme costituzionali”. Anche Fassino ricorda come “noi abbiamo sempre detto come nel momento in cui il Presidente dovesse dare un mandato ad una personalità, ci confronteremmo con quella personalità perché è una responsabilità di tutte le forze politiche uscire da questo stallo. Noi siamo disposti a farlo purché ciò avvenga nella chiarezza”. E la chiarezza passa dal fallimento del patto Lega-Cinque stelle.