[Il retroscena] Di Maio apre e chiude, Salvini chiede il pre-incarico e il patto fallisce ancora. “Qualcuno bara”

Il segretario della Lega chiede il pre incarico. Casellati stamani di nuovo al Colle. Ma non è stata un’esplorazione “inutile”. A un passo dall’accordo, fallisce la proposta della Lega ai 5 Stelle di partire con un tavolo di programma e rinviare a dopo il nodo premier e squadra di governo. Il “premier” 5 Stelle: “Accettiamo al massimo l’appoggio esterno di Berlusconi. Mai al tavolo insieme”. Il Cavaliere lavora in silenzio. Obiettivo: il governissimo. Il Pd osserva la scena: “Solo tattica, c’è un patto di ferro”. Renzi: “Tocca a loro, se sono capaci”.

[Il retroscena] Di Maio apre e chiude, Salvini chiede il pre-incarico e il patto fallisce ancora. “Qualcuno bara”

“Mi sa che i due Golden boy della politica italiana oggi non si sono capiti. Oppure c’è qualcuno che bara al tavolo”. Alle 9 di sera il senatore di Forza Italia lascia palazzo Madama e sale su un taxi mostrando il pollice verso. La settimana sta finendo, domenica si vota in Molise e l’agenda dello stallo della legislatura, giorno numero 46, registra l’ennesimo nulla di fatto. Anzi, quasi uno strappo di Salvini: “Basta, se mi costringono ci metto la faccia io e a quel punto o la va o la spacca” ha detto in serata dopo aver ascoltato Di Maio da cui era convinto arrivassero parole risolutive. Ma sono state solo distensive.  Il patto tra i due sembra tenere. “Ci abbiamo provato, ci stiamo provando, ci credo ancora” ha ripetuto il trentenne di Pomigliano d’Arco. Ma quel patto di ferro non evolve come dovrebbe. E allora non è escluso che già da stamani i due leader “vincenti” a metà decidano  di cambiare idea rispetto al pre incarico al buio che hanno sempre detto di non voler accettare. “Non vado a cercare funghi al buio” ha ripetuto Salvini a partire dal 5 marzo. “Solo incarico pieno, ho avuto undici milioni di voti” il controcanto di Salvini. Entrambi hanno ottimi motivi per rompere lo stallo: Salvini teme il logoramento e vuole anche capitalizzare quelli che si annunciano come clamorosi successi in Molise e in Friuli; Di Maio deve evitare come la peste un mandato esplorativo a Roberto Fico, l’ala ortodossa dei 5 Stelle da cui il giovanotto di Pomigliano ha preso le distanze da un pezzo. Esigenze concentriche che ieri hanno provocato da una parte l’accelerazione e la ritrovata sintonia. Dall’altra la sfida, il “ci metto la faccia io”.

In caso di pre incarico a Salvini una maggioranza salterebbe probabilmente fuori. Anche con i voti di Forza Italia dove il partito è pronto a confluire nel partito unico a guida Salvini.

Di nuovo al Colle

E dire che per tutto il pomeriggio si era diffusa l’idea che la svolta potesse essere lì, a portato di mano. A un passo. Non è così. Stamani la presidente del Senato Elisabetta Casellati salirà al Quirinale a colloquio con il Presidente Sergio Mattarella per riferire il risultato della sua esplorazione. Non tirerà conclusioni, la Presidente. Riferirà al Capo dello Stato quanto ha ascoltato in questi due giorni. Ha esaurito il suo mandato in 30 ore di lavoro spalmate in due mezze giornate. Non sarebbe corretto dire che è stato un mandato "inutile" o a vuoto. La seconda carica dello Stato è riuscita a smuovere le acque, a rimuovere parte dei veti e sicuramente ad abbassare i toni. Se mercoledì avevano tenuto banco ultimatum e sarcasmo, ieri fino alle 19 di sera sui bloc notes dei cronisti c’erano parole come “speranza”, “segnali positivi”, “buona giornata”, persino un non ben precisato “passo di lato di Silvio Berlusconi” convinto “ad immolarsi nel ruolo illuminato di salvatore della patria”. Due ore dopo, conclusa l’ultima consultazione del mandato con la delegazione 5 Stelle, le parole finali sul taccuino restano quelle di sempre. E sono quelle pronunciate da Luigi Di Maio: “No ad un governo con Forza Italia e Fratelli d’Italia”, “sì ad un governo e ad un programmato firmato da 5 Stelle e Lega”.

Le aperture di Di Maio

Il Capo Politico ha fatto però due aperture inedite. La prima: “Siamo disponibili ad accettare l’appoggio esterno di queste forze perché certo non possiamo impedire il sostegno di Berlusconi e Meloni a Salvini. Ma più di questo non possiamo fare. Vorrebbe dire tradire la nostra storia e i nostri elettori”. Cioè, i loro voti sì ma poi fuori dalle scatole. La seconda accenna -  seppure con una provocazione, usando un paradosso e la terza persona - ad un suo possibile passo indietro dal ruolo di premier: “Ma potete immaginare voi un tavolo dove siedono ben quattro partiti che trattano sui ministri e il programma e Di Maio che magari non è neppure premier?”. Una provocazione, certo. Ma è segno che quello della premiership non è più un tabù.

I segnali della mattina

Tocca prenderla dall’inizio questa giornata perché è nei dettagli che si legge la trama. E s’immagina anche quale decisione potrebbe assumere il Capo dello Stato molto attento a non dare l’idea che si voglia perdere tempo o tirarla per le lunghe: gli appuntamenti internazionali premono, la scadenze tecniche di bilancio anche e l’Italia non può restare in balia di veti e tattiche. Fin dalla mattina corrono voci di “novità” e “colpi di scena”. Il tema è “l’appoggio esterno di Forza Italia al governo Lega-5 Stelle”. Il giorno prima la Presidente Casellati ne ha parlato a Berlusconi ricevendo un netto No. Le voci diventano a fine mattinata notizie: “Salvini e Di Maio si sono parlati”. Non accadeva da una settimana, almeno. Da quella “battutaccia” di Berlusconi (“noi i veri democratici, c’è invece chi non conosce neppure l’a-b-c della democrazia”) pronunciata al Colle. La Presidente rende noto il calendario di giornata: ore 14 e 30 il centrodestra unito (contrariamente al giorno prima che era andato separato) ; alle 17 e 30 i Cinque Stelle. Un timing non casuale e che mette nell’angolo Di Maio con tutti i suoi No e i suoi veti. Il cerino dello stallo è rigorosamente nelle sue mani. Giornali e tv danno già per fallita l’esplorazione di Casellati e gli scenari non dicono nulla di buono per Gigetto: il mandato a Fico; l’asse Pd-M5s con il Pd che è sul fiume in attesa che passino “i cadaveri” dei presunti vincitori.

Il salone degli Specchi

Sarà la suggestione del Salone degli specchi di palazzo Giustiniani, il luogo riservato nella storia agli incontri diplomatici e dove nulla sfugge grazie al rimbalzo delle specchiere che foderano le pareti in boiserie. E’ qui che i leader vengono a riferire il risultato delle consultazioni avvenute due sale più in là, nello studio del Presidente a palazzo Giustiniani, giusto accanto alla sala della Costituzione, dove 70 anni fa De Gasperi e Terracini firmarono la Carta. Ed è qui che tutto finisce per intrecciarsi e confondersi. Ma non è colpa degli specchi.

“Spero che questo sia il giorno buono” si lascia scappare uscendo da Palazzo Giustiniani Matteo Salvini dopo l'incontro tra la delegazione del centrodestra al completo (Berlusconi e Meloni) e la Presidente Casellati. “Ci sono segnali positivi”, “confidiamo nella reciproca buona volontà di chi verrà qui dopo di noi” ripete Salvini.  E’ di ottimo umore anche perché questa volta è filato via tutto liscio: Berlusconi, serissimo, non ha detto una parola ma solo fatto ciao con la mano.

Il patto con le Stelle

“L’accordo con i 5 Stelle è di parlare di programmi e di cose fare, quelle che aspetta il paese. Noi siamo disponibilissimi a farlo, come anche Di Maio chiede da tempo”. Insomma, il giorno prima schiaffoni, ieri sorrisi a 32 denti. Il messaggio, ancora un po’ criptico, si manifesta in modo più chiaro all’uscita quando Salvini va a piedi a Montecitorio e si ferma a mangiare un gelato. Parla di un “tavolo di programma” a cui tutti gli alleati devono prendere posto, a cominciare ovviamente da Berlusconi, per cominciare a lavorare. Poi si ragionerà del resto, premier e programma. Tradotto: “Mi aspetto che Di Maio dica che al tavolo del programma c’è posto per tutti, senza veti”.

“Lo famo, lo famo ‘sto governo”

Siti, tv, canali all news, impazziscono:“E’ fatta, governo centrodestra- Lega”.  Un tassista incontra per strada Salvini e non si tiene: “A Salvì, lo famo o non lo famo ‘sto governo?”. E i padano rispose: “Lo famo, lo famo”.

Sono le 15 e 30. Mancano due ore all’arrivo della delegazione 5 Stelle.  L’ottimismo della mattinata diventa contagioso e nel pomeriggio fa salire le attese. I cittadini arrivano in zona palazzo Giustiniani e si fermano a guardare. Sperano di assistere alla fumata bianca. La delegazione 5 Stelle raggiunge il Palazzo con quasi 45 minuti di ritardo. “Tutto concordato” spiega lo staff del Senato. Di Maio ha ottenuto uno slittamento dell’orario per confrontarsi con Casaleggio e decidere. . Intanto nel salone degli Specchi si affacciano pezzi dello staff 5 Stelle. Uno di loro la butta là: “Secondo me Salvini ha barato: parla di svolte, promesse, tavoli, speranze e però adesso ha fatto un tweet per dire ‘basta veti’. Qual è la verità?”.

Le aperture dei 5 Stelle

Di Maio è l’ultimo a parlare. Accanto i soliti Toninelli e Grillo, qualche passo più in là il capo della comunicazione Rocco Casalino. Il salone è pieno. Ma arriva un doccia gelata. Il capo politico dei 5 Stelle è gentile, ringrazia Casellati per il lavoro svolto,  “ancora più apprezzabile perché la presidente è senatrice eletta in uno dei tre partiti”. Ma non ci siamo. Qualcuno ha capito fischi per fiaschi. Sta per arrivare una doccia gelata sui piani di Salvini. “Ho detto chiaramente - spiega il capo politico del M5S - che c'era la disponibilità a firmare un contratto di governo sul modello tedesco con Matteo Salvini. E ho detto anche a Salvini che c'era la disponibilità ad accettare che quel contratto firmato con lui potesse essere sostenuto da Fi e Fdi. Ma è chiaro che l'interlocuzione deve avvenire con lui. Se devo sedermi a un tavolo fatto da Di Maio, Salvini, Berlusconi e Meloni per concordare un programma di governo, in cui addirittura ci sono delle personalità politiche che vengono dalle singole forze della coalizione di centrodestra, si capisce benissimo che è molto complicato per noi digerire questo scenario". In sostanza è ancora una volta No alla colazione di centrodestra; No a Berlusconi;  Sì ad un programma scritto insieme, “ in due, non certo in quattro”; No ad un tavolo dove siedono tutti in cerca di posti e poltrone, “ma ve la immaginate una cosa del genere? Oltre certi limiti non possiamo proprio andare”.La grande concessione è “la non ostilità all’appoggio esterno di Fi e FdI”. Argomento che Berlusconi non vuole neppure sentir nominare.

Il cerino in mano

Ufficialmente è una chiusura. Una doccia fredda alla proposta di partire intanto da un tavolo per la verifica del  programma e di affrontare solo dopo il nodo della premiership e della composizione della squadra. Di Maio prova di nuovo a lasciare il cerino dello stallo nelle mani di Berlusconi. Salvini nel frattempo è arrivato in Molise, a Isernia. Giunto a tiro di telecamere, si lascia andare: “Sto perdendo la pazienza, i leader dei 5 Stelle sono un po’ ballerini, mi stupisce Di Maio che un giorno dice voglio la Lega, il giorno dopo il Pd e poi ancora la Lega”.  Fino a quel “ora ci penso io, ci metto la faccia” che sembra preludere all’accettazione di un pre incarico al buio, andando a cercare i voti i Parlamento. Ipotesi che Mattarella rifiuta. Una via d’uscita potrebbe essere quella indicata da Toti, il governatore della Liguria, uomo di collegamento tra Forza Italia e Lega: “Mai un appoggio né esterno né interno ad un governo 5 Stelle”. Diverso sarebbe se fosse guidato dalla Lega.

Per Forza Italia l’atteggiamento di Di Maio è “immaturo”. Giorgia meloni lo accusa di tenere l’Italia “in ostaggio”. Berlusconi tace, il suo piano è il governissimo. Il Pd osserva la scena. “Solo tattica, l’accordo è già fatto” taglia corto Rosato. Matteo Renzi lancia la sua e news. Il punto è lo stesso, di sempre: “Tocca a loro, ai vincitori, se sono capaci”.  Di Maio chiude ma apre: “Io ci credo, noi ci proviamo”.

Il canovaccio della storia, dopo 45 giorni, è logoro. Si riparte stamani dal Quirinale.