[Il retroscena] Di Maio, Salvini e i tortellini avariati di Berlusconi. E il centrodestra “incorona" la Casellati premier

Il segretario della Lega evita di incrociare il leader dei Cinquestelle ospite come lui al Vinitaly e resta la tensione: "Si sforzi o non andiamo da nessuna parte". Il candidato premier pentastellato si vendica strizzando l'occhio al Pd: "Possiamo discutere anche con loro di programmi, visto che il centrodestra non esiste". Il tempo per il preincarico però stringe e da Salvini, Meloni e Toti arriva il via libera alla presidente del Senato: "Ha grande equilibrio ed esperienza". Domani o dopo la mossa del Quirinale

Di Maio e Salvini con il bicchiere in mano

La versione ufficiale sarà che i vini preferiti da Luigi Di Maio, che sono “il Fiano e il Greco di Tufo”, non sono gli stessi che ama Matteo Salvini, abituato a gradazioni più “nordiche” come quella dell’Amarone. Fatto sta che il leader del M5s e quello della Lega sono riusciti a non incrociarsi tra i padiglioni del Vinitaly, pur presenti nello stesso momento, ieri pomeriggio.  

A parte i gusti e il fato, però, è bene citare tra le cause del mancato - pur attesissimo - dialogo tra i due, la richiesta del segretario del Carroccio al cerimoniale perché studiassero con attenzione entrate, uscite e spostamenti ed evitassero a entrambi l’imbarazzo di una foto insieme. Si sono evitati, insomma.

La tarda mattinata e il pomeriggio di ieri, prima che l’aspirante premier pentastellato partisse per Udine dove era atteso per un comizio in vista delle Regionali, potevano essere l’ultima chance di un confronto tra i due vincitori delle Politiche, una mossa capace di evitare che tra domani e mercoledì, preso atto che non ci sono state evoluzioni, il Presidente della Repubblica decida di muoversi autonomamente e dia un pre-incarico da premier a una figura “terza”, probabilmente la presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati. “E’ una donna eccezionale”, l’ha definita Salvini, incontrandola tra gli stand. 

La seconda carica dello Stato, che di mestiere è una toga, è nata nel Polesine, non molto lontano da Verona, la città dove si tiene la fiera internazionale del vino, ed è una habitué. “Un mandato esplorativo a lei è una soluzione possibile”, ha ammesso Giorgia Meloni, presidente di Fdi, anche lei ospite della rassegna. “La Casellati è una donna di grande equilibrio e anche di esperienza. Credo che martedì ci sarà un pre-incarico, Sergio Mattarella qualcosa deve fare”, ha detto Giovanni Toti. Ma la maggioranza in grado di sostenere il suo tentativo ancora non si vede, anzi.

Non soltanto i leader leghista e pentastellato si evitano, ma si sono punzecchiati per tutta la giornata, come fanno ormai da giorni. “Un bicchiere con Di Maio? Non oggi. Gli offrirei uno Sforzato perché è della Valtellina, lo adoro e, soprattutto, perché qualcuno si dovrebbe sforzare…”. Lo sforzo è a far cadere il veto sulla restante parte del centrodestra e a cedere Palazzo Chigi proprio a lui, che guida la coalizione più votata alle elezioni. “Io sono pronto. Non dico no a nessuno, sono altri che non hanno ancora deciso. L’unica cosa è che resto contrario a governissimi e governoni”, quelle che fino al giorno prima venivano chiamate “ammucchiate”. Qui il riferimento è invece a Silvio Berlusconi che, sempre oggetto dei veti altrui, ha proposto con una lettera al Corriere della sera che si metta in piedi un governo forte e “autorevole” per consentire all’Italia di affrontare i grandi temi di politica estera in maniera più forte. 

Di Maio si gira dall'altra parte

Il capo politico dei grillini reagisce agli inviti del leghista girandosi dall’altra parte, sfruttando il “doppio forno”, strizzando l’occhio al Pd: “Siamo di fronte ad un centrodestra che non esiste, una strada non percorribile. Noi non siamo fermi, lavoriamo per un contratto di governo sui temi, per capire gli obiettivi comuni tra il programma del M5S e quelli della Lega e del Pd. L’ipotesi di un governo del cambiamento la proponiamo anche al Pd: io voglio fare un appello al senso pratico a tutti, non ci si può fermare e bloccarsi sulle logiche politiche”. Insomma, se il centrodestra dovesse continuare a presentarsi con questo assetto e a non sostenerlo nel ruolo di premier, i Cinquestelle spingerebbero l'acceleratore dell’interlocuzione con il Pd. “Di Maio chiama in causa il Pd per alzare il prezzo con la Lega”, gli risponde Andrea Marcucci, il renzianissimo capogruppo del Pd al Senato. Il segretario reggente dem, Maurizio Martina, è appena più cauto: “Comunque incontreremo l’eventuale incaricato, quando ci sarà, per confrontarci a partire dalle priorità che abbiamo indicato alle consultazioni”. 

Se Roberto Fico resta una carta coperta almeno in questa fase, la figura in pole position per fare un tentativo di mettere in piedi una maggioranza resta la presidente del Senato. Ne è convinto per esempio Giovanni Toti. Già consigliere politico del Cavaliere, antesignano dell’idea di “Lega Italia”, cioè il partito unico del centrodestra, vicinissimo al segretario leghista, lo dice chiaro e tondo: Nonostante le schermaglie, il governatore della Liguria vede ancora il “50% per cento delle possibilità che nasca in settimana un accordo centrodestra - M5s”. La non-sicurezza è legata al veto pentastellato su Forza Italia, che poi è il suo partito.

“Accettare veti è impossibile. Oggi vale per Berlusconi, domani per chiunque altro. Non si è mai visto un leader di un partito decidere il leader dell’altro. E’ una cosa che in democrazia non ci sta”, ha sottolineato in tv, ospite di Gianni Minoli. Su questo punto, dopo i nervosismi dei giorni scorsi, è stata chiarissima anche la leader di Fdi. “Diciamo di sì a un governo autorevole, ma no a governi di inciucio che hanno già fatto danni al Paese. Un governo per essere autorevole deve essere guidato dal centrodestra che ha vinto le elezioni prendendo più voti di tutti. Li ha presi unito e unito resterà”, ha concluso Meloni. Già, ma il capo politico pentastellato non sembra convintissimo. Incontrando Giovanni Rana, “patron” dell’omonimo pastificio, ha risposto così ad una battuta: “Tortellini ripieni di Silvio Berlusconi? Sarebbero avariati…”.