Grandi opere, le Regioni chiedono modifiche sostanziali al testo ammazza-ambiente

Rinviata al 4 maggio la discussione del parere sul decreto V.I.A. in Conferenza Stato-Regioni. Pronti gli emendamenti contro le norme che imbavagliano cittadini e territori

Grandi opere, le Regioni chiedono modifiche sostanziali al testo ammazza-ambiente
di Paola Pintus

ll parere sullo schema di decreto legislativo per l'attuazione della direttiva 2014/52/UE del 16 aprile 2014, che modifica la valutazione di impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, è stato rinviato in Conferenza Stato-Regioni al 4 maggio. Lo ha comunicato il Presidente della Conferenza, Stefano Bonaccini, in seguito all'accoglimento all'unanimità della richiesta delle Regioni, sul piede di guerra contro un provvedimento a rischio anticostituzionalità, perchè erode la potestà 'concorrente' delle regioni accentrando le decisioni in tema di ambiente in capo allo Stato. 

A darne notizia è il rappresentante della Regione Abruzzo con delega all'Ambiente, Mario Mazzocca, al termine della Conferenza Stato-Regioni del 20 aprile, data entro cui era stata inizialmente calendarizzata la discussione sulla Via. "Lo schema di decreto del Consiglio dei ministri - spiega Mazzocca - andava a modificare radicalmente la normativa vigente e, di fatto, tendeva ad avocare le funzioni delegate alle Regioni ed a sminuire conseguentemente il processo partecipativo dei territori e delle comunità locali. Grazie al meticoloso e partecipato lavoro di approfondimento svolto dalle Regioni e dall'organo di Coordinamento è stato redatto un puntuale ed esaustivo documento, completo degli emendamenti, che nelle prossime ore sarà inviato alla Stato-Regioni ed al Ministero dell'Ambiente". 

Regioni estromesse dalle decisioni sulle attività ad alto impatto ambientale

Fra i punti più criticati dalle Regioni c'è il fatto che diverse categorie di progetti energetici, infrastrutturali, impiantistici dovrebbero passare dalla competenza regionale a quella nazionale, con la conseguente sottrazione della valutazione all'influenza delle comunità che più facilmente fanno sentire la propria voce insieme alle istituzioni locali.  Inoltre il ministero dell’Ambiente potrebbe, in casi eccezionali, e previo parere del ministro dei Beni culturali, esentare in tutto o in parte la realizzazione di un progetto dalla valutazione di impatto ambientale, qualora l’applicazione della procedura di VIA dovesse incidere negativamente sulla finalità dello stesso progetto: unica condizione residua sarebbe il generico "rispetto degli obiettivi della normativa nazionale ed europea in materia di valutazione di impatto ambientale". In questo modo, obbiettano le Regioni e gli ambientalisti, si accorda al Ministro dell’ambiente un potere discrezionale, in cui le finalità dei progetti da realizzare prevarrebbero sulle ragioni della tutela ambientale. 

Ma non basta: se passasse il decreto enti locali e cittadini perderebbero del tutto la possibilità di intervenire in fase di valutazione su ben 90 categorie progettuali, dagli impianti estrattivi a quelli dei rifiuti, passando per una moltitudine di altre tipologie di opere. 

Dentro le pieghe del provvedimento ci sarebbe anche un regalo miliardario alle società petrolifere: sotto accusa le "linee guida per la dismissione mineraria o destinazione ad altri usi delle piattaforme per la coltivazione di idrocarburi in mare e delle infrastrutture connesse" previste dall'articolo 25 al comma 6 dello schema di decreto, ritenute troppo generiche dagli enti locali e dagli ambientalisti. 

Decisioni sui progetti petroliferi e la prospezione con airgun senza confronto

Attualmente il Testo Unico dell'Ambiente D.lgs.152/2006 prevede che tutte le attività di prospezione e di ricerca petrolifera  siano sottoposte direttamente a Valutazione di Impatto Ambientale, dalla prospezione in mare con la tecnica dell'airgun fino alla coltivazione dei giacimenti, passando per lo scavo dei pozzi, con una fase pubblica di 60 giorni per cittadini ed enti locali per depositare osservazioni. In Italia, era passata infatti la linea più conservativa e rigorosa rispetto alle opzioni consentite dalle direttive comunitarie, che esentavano le ricerche petrolifere dalla Via completa ma con la facoltà per lo Stato membro di decidere se accedere direttamente alla procedura o effettuare prima una verifica di assoggettabilità a V.I.A. (screening) sulla base delle condizioni specifiche del proprio territorio e anche della sensibilità della popolazione sugli specifici temi.  Ora il Governo, modificando gli allegati del Testo Unico dell'Ambiente, sceglie di abbassare le tutele invece di confermarle o aumentarle scegliendo per decine di progetti di fare prima lo screening, togliendo pure il contraddittorio con cittadini, associazioni ed enti locali.

Tutte le prospezioni, sia con airgun in mare sia con esplosivi, e i progetti petroliferi di coltivazione di giacimenti con produzione fino a 182.500 tonnellate di petrolio o 182 milioni di Mc di gas annua, cioè praticamente la gran parte di quelli del paese, invece di fare la V.I.A. come avviene oggi potranno partire con il semplice screening, con l'aggravante che non vi è la fase di partecipazione. Solo eventuali nuovi pozzi dovranno fare la V.I.A. diretta. 

Azzerata la fase pubblica della Verifica di Assoggettabilità

Non solo. La Verifica di Assoggettabilità a V.I.A. (V.A.), ovvero la fase che precede in alcuni casi la procedura di Valutazione di impatto ambientale, viene fortemente ridimensionata. Infatti "è stata eliminata completamente la fase di partecipazione per icittadini ed enti locali, che avevano 45 giorni per presentare le osservazioni". Avverrà solo la pubblicazione sul Web dello scarno documento di studio preliminare ambientale da parte del proponente. Da quel momento-denuncia il dossier- la decisione del Ministero dell'Ambiente potrà avvenire anche entro un'ora senza che nessun cittadino o ente locale possa avere anche solo il tempo per accorgersi del deposito del progetto. "A quel punto rimarrebbe solo il T.A.R., peraltro sempre con la possibilità di vedere proseguire i cantieri anche in caso di vittoria davanti al tribunale", dicono gli ambientalisti.
Un altro passaggio molto discusso del decreto prevede infatti di poter accedere in qualsiasi momento e per qualsiasi tipologia di opera alla V.I.A. "in sanatoria", anche "postuma", cioè ad opera realizzata. Addirittura si prevede la possibilità di continuare i lavori anche se "scoperti" a realizzare un progetto (una cava, un gasdotto ecc.) senza V.I.A. oppure quando il parere, se esistente, è stato sospeso o annullato dal Tribunale Amministrativo Regionale o in auto-tutela dall'ente che lo ha rilasciato.